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IL VALZER

Ho sempre invidiato chi sa ballare il valzer e ballando riesce a dichiarare il proprio amore. E’ un ballo regale, armonioso, fatto di movimenti leggiadri. Coppie che volteggiano senza mai toccarsi in perfetta sincronia. Solo gli  sguardi e i sorrisi possono essere usati per manifestare le proprie emozioni alla donna di cui sei segretamente innamorato. Sai che quel ballo non durerà per sempre e non hai che pochi minuti per dichiararti. Allora, volteggiando e piroettando, cerchi di disegnare cerchi sempre più larghi per condurre la luce dei tuoi occhi verso la grande vetrata che si affaccia sulla balconata. Solo lì potrai tentare con una vigorosa giravolta di liberarti della musica incessante di una orchestra che suona come se non ci fosse un domani. Non è facile. Le altre coppie girano vorticosamente e i cavalieri sono presi dal mantenere le giuste distanze ed ogni volta che tenti la giravolta decisiva c’è sempre una coppia di rompicoglioni sorridenti che rotea davanti alla vetrata impedendo la fuga d’amore. Pare brutto smettere di ballare e dire “vieni, andiamo fuori ho bisogno di parlarti”. Il valzer ha delle regole e vanno rispettate. E quindi si balla e si sorride. Senti che lei è la donna della tua vita. Vorresti dirle ti amo, correre in giardino, strapparle l’abito di dosso e fare l’amore, ma devi volteggiare non sai fino a quando. E poi devi sorridere. Ti guardi attorno e, ballando, sorridono tutti e ti viene il sospetto che sia perchè non riesci ad uscire sul balcone con lei. Ora ti fanno male anche le scarpe e i tuoi movimenti non sono più fluidi. Nonostante questo lei ti sorride e con quell’accento francese che ti fa morire vedi muoverle le labbra e ti sembra di sentire “Ci vorrebbe un Gingerino”. Pensi subito che non ha capito un cazzo delle tue intenzioni. Allora con un paio di piroette la porti lontano dall’orchestra dove puoi dirle “Cosa?” E lei ripete “Sei un perfetto ballerino”. Non è molto ma sempre meglio del Gingerino. Hai perso la nozione del tempo, inizi anche ad essere stanco ma ti accorgi che non si ferma nessuno neanche a calci nel culo. L’orchestra va che è una bellezza. Ha iniziato con vigore The Second Waltz e tutti ridono, cantano e piroettano. Giri anche tu e non ti accorgi che ti stai avvicinando troppo al gruppo degli archi che è  in trance agonistica ed il violino di destra non si accorge del tuo passaggio e inavvertitamente ti pianta una stillettata nelle parti basse come quando con lo stecchino devi infilare le ultime due olive rimaste nella coppetta. Le regole del valzer non consentono il cambio repentino di espressione e sei costretto a gridare “SIRTAKIIIII” per dare sfogo al dolore. Il direttore d’orchestra apprezza la proposta e parte la suadente musica greca. Tutti si staccano dai rispettivi partner e si mettono in fila saltando e muovendosi al ritmo sempre più incalzante dei musicisti. Nel cambio di ballo hai perso lei. Ah eccola lì avvinghiata con Zorba il greco nell’estasi del sirtaki. Non ti caga neanche quando ti avvicini e le dici che una volta hai incontrato Miki Theodorakis. Hai le palle rotte in tutti i sensi, i piedi doloranti e vuoi solo andare a casa. Il valzer mi fa cagare, voglio ballare il geghegè.

IL MATRIARCATO

Quel giorno ero molto giù. Mia moglie mi aveva detto che aveva deciso di andare a vivere con un’amica. Non sopportava più i miei modi di fare. Diceva che ero antico e che non riuscivo ad adeguarmi alle tendenze.

Per esempio mi disse “E comprati dei jeans a vita bassa. sempre con questi cazzo di pantaloni dell’anteguerra te ne vai”

Le dissi che i jeans a vita bassa mi facevano venire il mal di pancia.

E per forza “hai una pancia che la metà basta. Devi mangiare meno e meglio. Non voglio più occuparmi io di controllare quello che mangi. Mi hai rotto i coglioni.”

Sul mi hai rotto i coglioni chiuse due valigie e andò via. Andai subito a vedere il frigorifero. Vuoto. Era evidente che aveva agito in modo premeditato.

Chiamai il mio amico Pinuccio e mi disse che anche sua moglie era andata via. Mi sembrò di stare in uno di quei film catastrofici americani in cui il protagonista andava per strada e vedeva auto abbandonate senza più nessuno dentro.

Allora è finita pensai. Anche Pinuccio è rimasto solo. Chiamai anche Tonino. Manco a dirlo. Anche sua moglie era andata via. Ma che cazzo sta succedendo? Accesi la tv. A Sky stavano intervistando uno che diceva che la moglie se ne era andata. Era uno di Cosenza. Aveva un barattolo di ‘nduja in mano e piangeva. Mi ha lasciato solo questo diceva.

Non volevo crederci. Le mogli, come se fossero guidate da un’unica entità invisibile, avevano mollato i mariti all’unisono. Si vedevano, nei servizi dei tg, mariti allo sbando senza una guida, senza una lista della spesa organizzata, senza la minima percezione di quanto fosse importante uno sgrassatore per l’unto tenace in cucina.

Chiesi a Pinuccio se anche sua moglie avesse fatto riferimento ai jeans a vita bassa.

“Mi ha fatto due coglioni così” disse. “Che poi”, sottolineò, “mi stringono lì sotto e mi dividono le palle una a destra e una a sinistra. Sembra che ho due noci nelle tasche. Invece sto tanto comodo con i miei pantaloni. Dice che devo seguire la tendenza. Ma se è una tendenza scomoda?”

“Madooo pure a me con questo fatto della tendenza. dice che non seguo le mode e che sono apatico. Io avevo iniziato ad avere dei sospetti”

“Su cosa?”

“Sul fatto che c’era qualcosa che non andava”

“E da cosa l’avevi capito?”

“Dalle polpette”

“Dalle polpette?”

“Si. ha iniziato a prendere quelle dell’Ikea”

“Ma sono una cagata!”

“Bravo. Era quello che dicevo io. E lei niente. Diceva “Sei antico. Ormai le polpette non sono più quelle di carne macinata che ti fa il macellaio. Sei ancora legato a questi riti antichi. Devi essere smart. Io le ho detto che volevo essere smart ma che le polpette dell’ikea mi facevano cagare lo stesso.”

“E poi?”

“Poi iniziò con il tofu e la curcuma”

“Pure a me!”

“Cosa?

“Iniziò a dire che dovevamo essere al passo con i tempi. Io avevo chiesto una semplice carbonara per il pranzo della domenica e delle cotolette e quella mi fece trovare i noodles con tofu e curcuma. una roba allucinante. Dovetti mangiarli e dire pure che erano buoni. Per fortuna doveva andare a trovare sua madre e appena andò via scesi alla trattoria di fronte e mi fecero due spaghi al volo all’amatriciana. mi sembrò di stare in paradiso.”

“Senti ma ora come farai? Come faremo?”

“E che ne so.Mi sa che siamo in tanti nella stessa situazione. Ho sentito che stanno organizzando delle tendopoli con del personale ausiliario per le prime necessità e un mio amico mi ha detto che ci saranno anche corsi di formazione.”

“Su cosa?”

“Non come pensi tu su come utilizzare gli elettrodomestici o su come cucinare. Quella è roba facile, basica”

“E allora cosa?”

“Su cose più strategiche, si dice che c’è in atto una rivoluzione matriarcale!”

“Cioè?”

“Che saremo lasciati allo sbando, non avremo più le donne che si prendono cura di noi. Niente di niente. Tutto finito. Kaputt.”

“E noi?”

“Dovremo arrangiarci e imparare a convivere con questo nuovo scenario. Niente battute, niente sessismo, niente doppi sensi, niente riferimenti a stili e modi di fare precedenti. E poi operatività in tutto quello che prima facevano loro per noi. Devi resettare tutto.”

“E se passa una femmina con un bel culo non dobbiamo dire niente? Manco un fischio?”

“Noooo. Ovviamente non è vietato guardare ma non devi dire nulla e manco devi fare lo sguardo furbetto come a dire “eh che bel culo”.”

“E se andiamo uomini e donne a mangiare la carne in una braceria e bisogna scegliere tra tagliata con pomodorini, rucola e grana e salsiccia a punta di coltello?”

“Non ti esporre chiedendo se la salsiccia la vogliono ben cotta. Tu passa il menu dicendo prego scegliete voi. Non ti mettere mai in condizioni critiche. Non prestare il fianco”

“E se lei mi dice, guardandomi negli occhi, “ io adoro la salsiccia” che devo fare?”

“Abbassa lo sguardo e dille che anche a te piace la salsiccia. Che poi è vero. Non vai pazzo per la salsiccia?”

“Vabbè qui il problema non sono i doppi sensi ma il matriarcato dilagante. Dovremo aspettarci molestie sessuali, mobbing sui posti di lavoro, retribuzioni inferiori a parità di ruoli con loro, discriminazioni di ogni genere. Insomma una vita di merda.”

“Che poi non è quello che abbiamo sempre fatto noi?”

“Ma che c’entra. Da che mondo è mondo è sempre andata così.”

“Ma queste ora non vogliono più che vada così. Tra l’altro anche le storie tra donne sono aumentate in maniera esponenziale. Queste ci portano via le femmine a noi. E che facciamo?”

“Beh che facciamo…come sei drastico. Rimaniamo noi no?”

“Noi, e che facciamo noi? Pinuccio, perchè mi guardi così?

“Ti ho mai detto che hai degli occhi bellissimi?”

“Pinuccio non ti ci mettere pure tu. Qui non si mangia più, non si tromba più e dai Pinuccio non fare così!”

“Dai andiamo da me. Ti preparo qualcosa di buono. Lo vuoi un uovo fritto?”

“Ehi ma poi me ne vado. No non resto a dormire da te perchè sei da solo. E dai Pinuccioooo!”

IL METAVERSO

“Ma tu l’hai capito cosa è questo metaverso di cui parlano tutti?”

“Credo.”

“Meh siediti e spiegamelo.”

“In pratica è un mondo virtuale, un universo parallelo o addirittura più universi paralleli. “

“Quindi è un gioco su internet?”

“No. Si possono fare le stesse cose che fai in questo mondo. Lavorare, guadagnare e comprare cose. Pensa che puoi anche comprarti una casa o un terreno nel metaverso.”

“Davvero dici? Magari riesco a comprarmi il box auto che ho sempre desiderato.”

“Certo. Ma ci devi mettere una macchina virtuale mica la tua. Ovviamente devi crearti un avatar, cioè un tuo doppione virtuale. Che vivrà nel metaverso. Insomma una vita parallela in tutto e per tutto.”

“Mi piace, mi piace. Come faccio ad entrarci?”

“Devi avere un portafoglio.”

“Ah e ce l’ho!”

“Ma non quello che hai in tasca. Devi avere un wallet. Un portafoglio elettronico per gestire la moneta virtuale.”

“Ah se è virtuale posso decidere io quanta metterne?”

“Non proprio. Decidi tu certamente, ma il wallet pesca nel tuo portafoglio reale.”

“Ecco lo sapevo che stava il trucco!”

“Ma è normale! Tu carichi il wallet con criptovalute e inizi a muoverti nel metaverso. Fai cose, vedi gente.”

“Posso avere anche una storia con una? Portarla a cena?”

“Sicuro, puoi fare tutto quello che potresti fare nella vita reale. Beh non proprio tutto, quello a cui stai pensando non lo puoi fare.”

“Ecco lo sapevo che stava un altro trucco!”

“Diciamo che puoi arrivare sino ad un certo punto.”

“E se mia moglie si crea un avatar pure lei? E mi becca nel metaverso a fare lo scemo con una?”

“E che vuoi da me? Mica decido io chi entra nel metaverso.”

“Non conosci nessuno all’ingresso del metaverso? Tuo cugino che faceva il controllo all’ingresso della discoteca non può farsi un avatar e decidere chi entra? Mi pare che questo metaverso è un poco complicato. Bisogna mettere soldi veri, di fare zozzerie non se ne parla, se mia moglie si fa un avatar me la ritrovo pure di là. “

“Fratello mio, con il metaverso ci sono infiniti universi paralleli. Se tua moglie va in uno, tu scegline un altro e così non vi incontrate.”

“Seeee, e se quella si mette a fare la scema con un altro avatar? No meglio che sto pure io, non si sa mai.”

“Senti a me, tu non sei pronto, non hai ancora l’approccio virtuale. “

“Forse hai ragione tu, vado al circolo della birra che là conosco tutti e se viene un avatar lo crepano di mazzate.”

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LA BLOCKCHAIN

Quindi hai capito cosa è la Blockchain?

Se devo essere sincero non ancora.

Vabbè cerco di farti dei casi pratici in modo che tu riesca a comprendere bene il meccanismo di questa evoluzione tecnologica.

Ohhh magari!

Intanto ci muoviamo nell’ambito dell’Internet of Value e fin qua credo che ci arrivi.

No. 

Daiii, l’internet del valore. 

Senti io sono rimasto all’internet e basta. Questo fatto del valore mi è sconosciuto.

E l’internet delle cose? IOT? non ti dice niente?

Beh forse ho letto qualcosa. Quella cosa del frigo che ti ricorda le cose che mancano e ti manda il messaggio sul telefono?

Bravo. Proprio quello. O meglio una delle applicazioni dell’internet delle cose.

Meh, allora spiegami questo internet del valore. Questa famosa Blockchain.

Facciamo il caso pratico allora.

Ohh e facciamolo questo caso pratico.

Metti che tu hai un valore da trasferire.

Cioè? Mi fai un esempio?

Beh un caso classico è un NFT

Ah certo. Un NFT. Come ho fatto a non pensarci prima. Credo di averne qualcuno nel ripostiglio dietro il bidone dell’olio.

Dai, non fare il sarcastico. Sto cercando di darti un caso concreto. Un NFT è un asset digitale che può essere posseduto e scambiato liberamente in modo decentralizzato e programmabile. In pratica un token infungibile detto in parole povere.

Vabbè mi voglio fidare. Allora diciamo che mi trovo questo token infungibile.

Allora hai capito?

No. Ho detto che mi sto fidando. Quindi che ci faccio con la Blockchain ora che ho questo token?

Facilissimo. Il tuo token, avendo un codice identificativo ed un metadato univoco si differenzia da qualsiasi altro token e ne attesta il tuo possesso.

Ah allora è come l’atto di proprietà di casa mia!

No. Il Token è come casa tua. Per l’atto dobbiamo introdurre un concetto facile facile che è lo smart contract.

Lo sapevo che stava un altro merdone.

Non dire così. Tu adesso non te ne rendi conto ma stai entrando nel mondo del web3 che è un nuovo paradigma il cui obiettivo è la decentralizzazione.

Sai che avevo incominciato a sospettarlo? 

Capisci che stiamo andando verso un mondo fatto di token? Potrai vendere quello che vuoi con un semplice token in uno smart contract all’interno della blockchain.

Quindi se voglio vendere le mia auto?

Semplice. Fai una foto dell’auto e diventa un token immutabile che attesta che è tua. La metti sulla Blockchain e l’acquirente con uno smart contract la compra e ti trasferisce il valore. Tu becchi i soldi ed è fatta.

Fichissimo. E la macchina?

Come la macchina?

Eh. La macchina sta ancora parcheggiata sotto casa. Come la trasferisco a chi mi ha trasferito il valore?

Sinceramente questo non lo so. La Blockchain non lo prevede ancora.

INCIDENTI DOMESTICI

“Geometra può richiamare il suo cane per favore?”

“Cosa c’è dottore? Sto finendo di potare un albero. E’ urgente?”

“Non mi faccia gridare, venga appena può. Presto.”

“Va bene lascio e vengo subito.”

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“Allora dottore cosa è successo?”

“Vede geometra, mi vergogno un po’ ma ci conosciamo da tanto e so di potermi fidare e soprattutto contare sulla sua discrezione.”

“Mi dica pure dottore. Sarò una tomba.”

“Mia moglie, per i nostri momenti diciamo “trasgressivi”, mi ha regalato un plug-in con la coda di volpe. Sa, sono quei sex toys che vanno molto per la maggiore adesso.”

“Ma sapevo che erano usati solo dalle donne”

“Ecco vede ne fanno anche per uomini, per creare delle situazioni divertenti. Per aggiungere quel qualcosa di selvaggio. Ecco, è come se l’uomo si trasformasse in un animale selvaggio con la coda. Sembra che questo alle donne piaccia molto. Almeno così sta scritto nelle istruzioni.”

“Dottore vedo che lo ha già messo. Bella la coda, bel colore.”

“Si si in effetti è un bel colore. Ora però non riesco a toglierlo. Non viene via. Il problema è che l’ho messo e poi mi sono cadute le istruzioni sotto il mobile e mi ero chinato a prenderle.”

“Beh le ha trovate?”

“No, per questo le ho detto di richiamare il suo cane. Ho lasciato aperta la porta della veranda e deve essere entrato. Io ero chinato a tentare di prendere le istruzioni ma ho avvertito che qualcuno mi stava annusando sotto la coda. Mi sono girato e c’era il suo Zagor visibilmente su di giri ed aveva uno sguardo che non mi piaceva per niente.”

“Ma è buono non è aggressivo.”

“Lo so. Ma non voleva aggredirmi. Forse mi ha visto con la coda e si è fatto delle strane idee.”

“Va bene lo mando via subito. Zagor su a casa!!”

“Grazie. Vediamo se adesso riesco a prendere le istruzioni, ecco le vedo. Sono proprio in fondo. Ohhh prese!”

“Dia a me dottore. Faccio io. Sono un tecnico. Dunque si pieghi per bene. Qui dice di tirare leggermente la coda e di ruotare il plug in di mezzo giro e poi dovrebbe fare uno scatto. Ecco fatto! Ora sta venendo via. Bene. Tenga.”

“Grazie geometra. Non so come ringraziarla.”

“Baciami, stupido.”

Il Salone del Libro

Tu sei uno scrittore.
Ammettilo, ti senti un po’ figo.
Hai uno o piú ISBN che ti assicurano l’eternità nei database. Chiunque potrà trovarti.
Metti la tua firma su tanti libri.
E mentre firmi guardi gli occhi pieni di ammirazione del tuo lettore. E ti senti figo.
E pensi che uno scrittore non può non andare al Salone del Libro. Tu sei uno scrittore!
Nel tuo vivere quotidiano sei famoso. Entri nel solito bar e qualcuno dice “ecco il nostro scrittore” e un tuo libro campeggia tra una bottiglia di Aperol e una di Amaro Lucano.
Poi parti per il Salone del Libro pensando di avere lo stesso trattamento. Diamine sei uno scrittore!
Al bar del Salone stai in coda con Augias, Carofiglio, la Modigliani per un caffè e pensi “cazzo sono uno scrittore!”. Il barman ti guarda e ti dice “Giovane!! Meh veloce a bere il caffè che il dott.Augias deve prendere la spremuta”. Inizi a capire che non è come al tuo paese. Ti guardi intorno e ci sono centinaia di scrittori che presentano libri e fanno firmacopie con decine e decine di scrittori in fila che a loro volta faranno il firmacopie dopo aver fatto la fila. Allora urli con tutto il fiato che hai in corpo “Oh che pure io sono scrittore!!”
“Non gridare che qui siamo tutti scrittori.”
“E i lettori?”
“Siamo sempre noi. Smettila di gridare e mettiti in coda”

IL LAVANDINO BASSO

Specchi grandi, lavandino in marmo e luci soffuse. Andare in bagno in un grande albergo ha il suo fascino. La cabina doccia è un monolocale che se potesse parlare potrebbe raccontare storie, e che storie. Specchi che vedono ogni giorno corpi perfetti con pigiami e sottane eleganti di seta.

“Da noi il rotolo di carta igienica inizia sempre con un angolino di carta rigida, non è come quella normale che ci metti mezz’ora per capire da dove devi iniziare a tirare lo strappo. Io sono qui sul lavandino. Bella, piccola e lucida. Sono la confezione di doccia-shampoo marchiata con il logo dell’hotel. Sto qui con gli altri. Qui puliscono ogni giorno. C’è sempre aria profumata. Dalla finestra si vede il Louvre. Amo questa vita, questa essenza e questa gente che mi porta nella doccia e mi usa con eleganza, con savoir-faire e poi si asciuga con morbidi accappatoi bianchi. Oggi abbiamo una top model nel bagno. Uno spettacolo. Dopo aver curato il suo maquillage prende tutto quello che sta sul lavandino e mi mette nella sua trousse.”

La boccetta finisce così nel trolley di Louis Vuitton e viaggia veloce in un taxi verso l’aeroporto mentre la top model parla al telefono. Al Charles De Gaulle solito casino. Mezz’ora per imbarcare il mega trolley e la boccetta tranquilla nella trousse con i suoi colleghi di lavandino.Il volo della top model è in ritardo e per un errore il trolley viene imbarcato sul volo in partenza per Fiumicino dove arriva in anticipo. Nello stazionare nell’area riservata subisce una manomissione e la trousse finisce nell’Ape con tre ruote di Nando, simpatico e ruspante discendente di Decimo Massimo Meridio.

“Ahò, anvedi che trousse. Ammazza, ce stanno li saponi bboni. Mmmhh ansenti che profumo. Mò li porto a Rosetta, je faccio ‘na bella sorpresa, dice sempre che nun je porto gnente!”. Arriva con il suo tre ruote scoppiettante nella borgata dove vive.

“A’ Rosè, anvedi che t’ho portato, un regalo de’ gnente!”

“Bello Nando mio, metti tutto ‘n bagno che poi me li vojo guardà con carma”

“Vabbè Rosè io me faccio n’antro giro e poi torno. Fatte trovà tutta profumata come ‘na rosa de’ maggio che te vojo annusà tutta tutta, bella de Nando tuo!”

Rosetta sistema le varie confezioni sul lavandino precario ma tutto non c’entra, mette la boccetta sul bidet e se ne va. La boccetta allora si rivolge a quelli rimasti sul lavandino.

“Oh ma cos’è questo? Un lavandino basso? Io sono abituata a stare in alto, mi viene l’ansia qui. Non respiro”

Un rasoio bilama ormai innocuo le risponde “A’ fata, quello ‘ndo stai nun è un lavandino basso. Se chiama bidè. Qui ce mettono le mutanne sporche dei regazzini e ogni tanto ce se laveno le parti intime. Oh se nun respiri svitate er tappo che c’hai sulla capoccia!”

Sul bidet c’è anche un dispenser ormai vuoto “Mamma mia che mar de testa, cò tutte le botte che prenno ogni ggiorno. Nun sé sò convinti che nun c’ho più gnente da dà, nun c’ho più gnenteeee!

In questo clima rientra Nando. “Rosè, sò tutto sudato, me vojo dà nà bella sciacquata tu sai dove, ahahahaha così pur’io te faccio trovà ‘na bella cosa fresca e profumata! Ahò co’ che me lavo? Er dipenser ormai è agonizzante, nun esce più gnente.”

“A’ Nando ho messo sur bidè ‘na boccetta de quelle c’hai portato tu. Fatte er bidè co’ quella, che c’ha pure ‘na bella essenza de faggio, così poi all’omo mio je spunterà un bel ramo profumato, ahahaha”

Nando si libera degli indumenti intimi e come un antico cavaliere medioevale monta sul bidet mostrando alla boccetta il suo ormai fatale destino in primo piano.

“Bella ‘sta boccetta, che ccè stà scritto? Hotel De La Ville, a’ coso ora te dò ‘na bella ‘nsaponata che Rosetta nun po’ aspettà e ‘nnamoooo!!”

SENZA VIA DI SHAMPOO

Eccomi qua alle prese con una nuova “liaison”. Con Cinzia è finita qualche mese fa per manifesta incompatibilità di stile di vita. Troppo salutista, troppi km.0, troppo farro, troppa curcuma, come se piovesse, e interessi musicali per autori sconosciuti. Concerti di nicchia in posti improbabili. Facevo fatica a seguirla e appena possibile mi buttavo su qualche piatto di tagliatelle alla bolognese in trattorie ruspanti. Pagamento in contanti e niente ricevuta. Evitare ogni tracciabilità. Smartphone con geolocalizzazione disabilitata.

Poi a lei non piaceva “Lampada Osram” di Baglioni che invece a me fa commuovere quando lei si rende conto che lui non arriverà e non la porterà davanti al tramonto per dirle che gli piace tanto tanto. Troppa differenza. Piangevamo per cose diverse. Ad “Incompreso” io piangevo quando il ragazzino cadeva dal ramo e lei rideva.

Ora frequento Olimpia, separata senza figli. Abbiamo un po’ di cose in comune. Al momento mi sembra compatibile. Non ci siamo baciati ancora. Non voglio essere io a forzare la mano. Mi piacerebbe costruire qualcosa con lei, qualcosa di più duraturo.

Anche io sono separato. Mia moglie vive all’estero con il suo nuovo compagno e i ragazzi hanno deciso di restare con me con buona pace anche di mia moglie. Sono loro i miei coach. Condivido con loro le strategie “relazionali” con le mie potenziali partner.

Sono i  miei coach ma sono dei casinisti professionisti. Siamo una banda dove ognuno suona il suo strumento senza leggere spartiti e non riusciamo a coordinarci sulla gestione della casa. Manca il ruolo della Madre. E’ come se fossimo tre figli senza genitori, solo che io sono il padre ma non sono un grande esempio.

A loro piace Olimpia perché è una in gamba. Lavora in Polizia. Fa parte della Scientifica. E’ abituata a studiare ed analizzare scenari terribili. Ma di tutto questo non porta nulla tra di noi. Preferisce tenere tutto per sé il mondo del lavoro.

Stasera usciremo per andare a cena e poi dormiremo in un b&b fuori città visto che domani lei non lavora. Ha prenotato lei due singole.

“Ho preso due singole così se ci fermiamo a parlare nella mia stanza e magari quando mi addormento tu  puoi andare nella tua. Va bene?”

“Certo Olimpia hai fatto bene” ho risposto mentre il naso mi si allungava come Pinocchio. Lo sapevamo già entrambi che sarebbe bastata una stanza ma il gioco è anche questo. Più intrigante. Facciamo che mentiamo spudoratamente sapendo di mentire.

Vado a farmi la doccia. Sono già in ritardo. Nella cabina il solito casino. Una decina di shampoo e bagnoschiuma tutti finiti con dei fondi appena consistenti. Questi sono aspetti di vita con i figli. Forse mi avevano detto di comprarli ma me ne sono dimenticato. Però pure loro. Comprateli voi no? “Papà non posso, devo aiutare una mia amica su Skype a rimettersi insieme al ragazzo” “E tu?” “No papà io sto facendo una versione di latino”. Non sia mai detto che io, per la cura del mio corpo, debba essere da ostacolo alle relazioni sentimentali delle amiche dei miei figli o della loro  preparazione sulle lingue antiche.

Quindi mi sono fatto lo shampoo e la doccia “mosaico”. Non ho un odore uniforme. Più che altro sembro una divinità dei boschi. Quelle che trovi in “Sogno di una notte di mezza estate” con le foglie in testa. Mi vesto. I capelli non riesco a pettinarli bene, forse i diversi shampoo non hanno legato. Case diverse, ingredienti diversi.

Scendo in ascensore con la mia anziana dirimpettaia. Si guarda intorno annusando l’aria. “Non sente un forte odore tipo Arbre Magique?” “L’impresa di pulizie avrà cambiato deodorante per l’ascensore” “Sì ha ragione. Protesterò alla prossima assemblea e chiederò di cambiare prodotto”.

Finalmente arrivo da Olimpia. Lei entra in auto. Bacetto sulla guancia ma con labbra socchiuse… ottimo segnale.

Vedo però che allarga le narici come il dottor Lecter- Hannibal the Cannibal. Chiude gli occhi e annusa l’aria.

“Ma che odore strano.. non riesco ad interpretarlo”

“Apriamo i finestrini, facciamo entrare l’aria fresca della primavera. Metto la musica. Cosa vuoi sentire? Va bene la colonna sonora di La La Land?”

“Si mi piace. Vada per La La Land”. Olimpia sorride. Mi pare proprio contenta anche se vedo le sue narici che si allargano e si stringono continuamente come quelle della Cuccarini quando canta “La notte vola”.

Durante la cena utilizzo un piccolo stratagemma. Visto che il mio odore boschivo è persistente faccio cadere il bicchiere con il prosecco per bagnarci le dita e passarle sotto i miei lobi ed i suoi in modo da coprire un po’ il micidiale cocktail di bagnoschiuma.

Ridendo e scherzando arriviamo al B&B. Consegnamo i documenti. L’addetto sorride sotto i baffi e ci consegna la chiave.

“Allora la signora ha la 501. Quinto piano. Lei ha la 202. Secondo piano. Ho pensato che essendo colleghi non era importante stare sullo stesso piano. O volete avere le camere attigue?”

“Ci dia le stanze attigue. Dobbiamo terminare un lavoro” si lancia Olimpia. Grande!

Io annuisco “Si meglio”.

Entriamo ognuno nella propria stanza. Dopo 5 minuti sento bussare sul muro.

“Non riesco ad accendere la televisione. Puoi venire?”

“Si. Due minuti” Il numero dei giri sta salendo. “Catch the moment! Cogli l’attimo!”

Busso alla porta. E’ socchiusa. La luce del comodino accesa. Sul letto nessuno. La porta del bagno non è chiusa facendo arrivare la luce dello specchio.

Appoggio la mano per aprirla e sento la voce di Olimpia “Fuoco, fuoco, fuoco, ma quanto tempo ci metti oh!”

Eccola lì, giunonica. L’accappatoio cade per terra.

“Allora ce la facciamo questa doccia? Vogliamo azzerare questo mix terribile che ti porti addosso? Solo sulla testa ho capito che hai usato 4 tipi diversi di shampoo di cui uno con un seboregolatore che ormai non si usa più. La parte sinistra l’hai trattata con un anti forfora, la posteriore con uno che dona lucentezza e la parte superiore con uno che dà volume e mantenimento.

Per il corpo lo stesso. Ho un occhio clinico dovuto al mio lavoro. Scusa se te lo dico ma ho anche notato che hai usato nelle parti intime uno shampoo che dà volume. Se ti spogli completamente ti faccio capire.”

Mi spoglio anche io ed in effetti mi rendo conto di avere tra le gambe uno dei fratelli di Michael Jackson al tempo dei Jackson Five.

Olimpia mi dice con lo sguardo serio “ Perché? Sei un tipo brillante e simpatico. Perché non usi un solo prodotto? Questo utilizzo indiscriminato di soluzioni diverse denota insicurezza. Vuoi parlarne?”

“Ma no… è che erano tutti finiti e c’era solo il fondo per ognuno. Avevo fretta di venire da te. E’ stato un episodio isolato. Dai facciamo la doccia così cancelliamo tutto”

“Mi prometti che andiamo insieme a scegliere bagnoschiuma e shampoo? “ sorride la giunonica Olimpia. “Olimpia compro tutto quello che vuoi. Mi piaci da morire” mi limito a dire visto che il fratello di Michael Jackson ha incominciato a muovere i primi passi su “Blame it on the boogie”

IL SOGNO PROIBITO

Solita mattina per Gianni. Solita fermata dell’autobus. Che ritarda come al solito. Gianni guarda le persone. Ormai le conosce tutte. Ha visto crescere i bambini che ora sono liceali con la barba appena accennata. Gli sembra ieri che erano mano a mano ai genitori. Le bambine sono diventate donne anche se hanno sedici anni e quando ridono si vedono le stelline degli apparecchi odontoiatrici.Certe volte Gianni vorrebbe che il bus cambiasse strada. Ha sognato tante volte di vederlo girare verso la tangenziale e prendere l’autostrada per andare in qualsiasi posto che non fosse la solita fermata. In fondo conosce i conducenti dell’azienda di trasporti. Anche loro sono sempre gli stessi. E gli utenti più o meno sono quelli. Sono familiari e un viaggio insieme non sarebbe strano visto che i tragitti fatti insieme sono centinaia. Gianni si rende conto che si accorge quando si cambiano camicia o hanno un maglione nuovo. Anche oggi il 53 non gira per la tangenziale e va verso la fermata dove Gianni scende. Si tiene agganciato all’asta vicino l’uscita e fa il suo saltello. La porta si richiude con il classico sbuffo. Si gira e vede i ragazzi dietro i vetri con gli auricolari proseguire verso la zona con le scuole.C’è tempo per un buon caffè da Martinucci.

La Banca non è lontana e i colleghi stanno per arrivare. Prima di entrare nel bar Gianni viene avvicinato da una donna molto elegante. Solo dopo averla guardata in viso si rende conto che è bellissima.“Mi scusi sono straniera, io non parla bene. Aspetto che Banca apre per cambiare assegno per prendere cash. Può offrire me un piccolo cappuccio?”Gianni è colto di sorpresa ma capisce che offrire un cappuccino non è la fine del mondo. Ha offerto tante volte un caffè a chi gli stava sulle palle. Questa è una strafighissima e ci sta tutto un cappuccino.“Certo venga. Glielo offro molto volentieri. Io lavoro nella banca e dopo le posso essere di aiuto per l’assegno ” Gianni fa strada ed entra da Martinucci. Il barista conosce Gianni e muovendo occhi, testa e mani senza parlare gli chiede chi è quella bonazza che sta con lui. Gianni muove la testa, la bocca, le mani e gli occhi senza parlare per dirgli non mi far fare figure di merda e prepara due cappuccini.“Bono piccolo cappuccio” la straniera fà i complimenti al barista che sorride e guarda Gianni cercando la sua approvazione.La giornata per Gianni è iniziata con questo piacevole evento. Oggi è anche il suo compleanno e l’incontro con la straniera lo mette di buon umore.“Mi vuole seguire in Banca così vediamo cosa fare per cambiare l’assegno?”“Sì grazie io cambia cash. Poi partire. Ho albergo fuori città per dormire” la straniera con il suo italiano incerto traccia il programma della giornata.“Bene. Ho bisogno dell’assegno e del documento. Può darmeli signora……?”

“Anastasia. Mio nome Anastasia Romanov. Miei genitori della Russia” la straniera si dichiara.

Gianni prende il documento e gli sembra di stare in un sogno. Ha davanti forse una discendente dei Romanov, Anastasia. Conosce film e cartoni animati con Anastasia come protagonista e ora deve cambiare un assegno ad una strafiga che potrebbe essere la discendente dello Zar. Che giornata incredibile. Anche l’assegno circolare è incredibile. Banca mai sentita “Bancoskj Centraloskj Svetlana”. Gianni chiede al collega vicino “Oh ma tu la conosci questa banca? Io non l’ho mai sentita”

“Anche io mai sentita” ribatte il vicino di scrivania. Gianni interroga il sistema informativo ma non ne viene a capo. La banca risulta inesistente. Probabilmente l’assegno è falso. Come dirlo ad Anastasia? Dice che sta senza soldi. Ora le dico che l’assegno è carta straccia, è straniera, non è nel suo paese, probabilmente non ha nessuno a cui chiedere aiuto. Gianni inizia a sentirsi un personaggio di una storia. La giornata sta prendendo una piega strana. Anastasia vede arrivare Gianni.

“Tu preso cash? Può andare ora?” “Vede Anastasia, ho fatto il possibile ma la Banca e l’assegno risultano inesistenti. Mi dispiace. Non possiamo cambiarlo.” Alla straniera inizia a tremare il labbro, gli occhi si inumidiscono e arriva un pianto silenzioso e composto.

“Come fare? Ora io sola qui, senza cash…” la donna è disperata. “Anastasia l’assegno era di 800 euro, posso vedere di darle io qualcosa per le prime necessità. Poi appena potrà me li restituirà, non si preoccupi” Gianni si sente l’uomo che sta risolvendo un problema serio. Ma chi glielo doveva dire?

“Oh grazie. Tu salva me. Tu mio eroe” la ragazza dell’est abbraccia Gianni per sdebitarsi. “Grazie tu dà me mille? duemila?”

“Veramente l’assegno era di 800 euro, pensavo di darle cinquecento euro” Gianni timidamente gioca al ribasso. “Tu troppo generoso, grazie. Io vuole pagare debito subito. Tu da me cash e accompagna me a hotel. io paga debito subito” “Ma Anastasia, mi restituisce i soldi in hotel?”“No mio eroe, io paga debito ma non dà cash. Andiamo ora” sorride maliziosa Anastasia Romanov. Gianni ora ha capito.

La discendente dello Zar vuole sdebitarsi in natura. Deve cogliere l’occasione. Cogli l’attimo. Catch the moment. Passano pochi minuti e Gianni e Anastasia si ritrovano sulla spider rossa della bonazza che corre veloce sulla statale verso il mare. Destinazione hotel prenotato. Sono le undici del mattino e Gianni nel giorno del suo compleanno è su di una spider rossa con una bionda di nome Anastasia che vuole sdebitarsi in un albergo. Che meraviglia. Tornerà in banca come se niente fosse successo. Un sogno proibito che si avvera. E stasera in famiglia soffierà sulle candeline circondato dall’affetto di parenti e amici.Ecco l’hotel. Anastasia ferma la macchina e scende “Io va per check-in. Tu sta qui. Meglio che loro non vede te. Poi noi va in camera per debito.”Gianni è tutto un fremito “Ma chi cazzo me lo doveva dire?” si strofina le mani felice. Guarda il sole, ormai sono quasi le dodici. “Se va bene alle 14,30 sono in ufficio, dico che sono uscito per una commissione e non mi romperà le palle nessuno”. “Gianni vieni. Camera 15 nostra camera. Io prende borsa. Mio eroe” Anastasia prende dal cofano la borsa e Gianni la segue. Pochi passi e sono in camera. La porta è nascosta da alcuni oleandri non curati che rendono l’ingresso quasi inaccessibile. Gianni è inebriato. Un’avventura in piena regola.“Ora io mi spoglia, io vuole pagare debito subito. Tu come vuole me? Cosa piace te? Io spegne luce. io timida. Tu non spoglia subito. Tu resta con cravatta. Cravatta eccita me.”

L’aria è elettrica, Gianni è in preda ad una tempesta ormonale. Tuoni e fulmini sono pronti a rendere indimenticabile questa giornata. La luce ora è spenta. Gianni vede l’ombra di Anastasia che si spoglia. Le forme sono perfette. Capisce benissimo che ora è nuda. Pochi secondi e Anastasia sarà tra le sue braccia per pagare il suo debito. Si spegne anche l’ultima luce che proiettava l’ombra delle forme della discendente dello Zar. Ora c’è buio e silenzio.“Io ora viene per pagare debito a Gianni. Mio debito per mio eroe.” la voce di Anastasia al buio è dieci volte più eccitante. Il tempo sembra non passare mai. All’improvviso si accendono le luci e un coro implacabile parte con un “Tanti auguri a te, tanti auguri a te, tanti auguri a Gianni, Tanti auguri a teeeee!!” Ci sono tutti. Moglie, figli e suoceri, amici e qualche collega. Tutti ridono e applaudono. Anastasia, o meglio l’attrice ingaggiata per lo scherzo, ride e applaude abbracciata alla moglie di Gianni. Volano i tappi degli spumanti e ci sono già persone che hanno in bocca il sandwich rotondo con il tonno. Gianni è immobile. La cravatta slacciata e lo sguardo fisso sugli invitati della festa a sorpresa. La moglie gli sorride, si avvicina, lo abbraccia forte e gli sussurra all’orecchio “Auguri amore mio, buon compleanno. Ti ho regalato quello che hai sempre desiderato…un sogno proibito”. Gianni accenna un sorriso mentre una lacrima gli scende sulla guancia. “Amore sei felice? Ma che fai piangi?” la moglie fa finta di preoccuparsi.

“No cara deve essere una goccia di spumante” e porta il flute alle labbra per far scendere le lacrime in silenzio nel bicchiere.

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