Il Salone del Libro

Tu sei uno scrittore.
Ammettilo, ti senti un po’ figo.
Hai uno o piú ISBN che ti assicurano l’eternità nei database. Chiunque potrà trovarti.
Metti la tua firma su tanti libri.
E mentre firmi guardi gli occhi pieni di ammirazione del tuo lettore. E ti senti figo.
E pensi che uno scrittore non può non andare al Salone del Libro. Tu sei uno scrittore!
Nel tuo vivere quotidiano sei famoso. Entri nel solito bar e qualcuno dice “ecco il nostro scrittore” e un tuo libro campeggia tra una bottiglia di Aperol e una di Amaro Lucano.
Poi parti per il Salone del Libro pensando di avere lo stesso trattamento. Diamine sei uno scrittore!
Al bar del Salone stai in coda con Augias, Carofiglio, la Modigliani per un caffè e pensi “cazzo sono uno scrittore!”. Il barman ti guarda e ti dice “Giovane!! Meh veloce a bere il caffè che il dott.Augias deve prendere la spremuta”. Inizi a capire che non è come al tuo paese. Ti guardi intorno e ci sono centinaia di scrittori che presentano libri e fanno firmacopie con decine e decine di scrittori in fila che a loro volta faranno il firmacopie dopo aver fatto la fila. Allora urli con tutto il fiato che hai in corpo “Oh che pure io sono scrittore!!”
“Non gridare che qui siamo tutti scrittori.”
“E i lettori?”
“Siamo sempre noi. Smettila di gridare e mettiti in coda”

IL LAVANDINO BASSO

Specchi grandi, lavandino in marmo e luci soffuse. Andare in bagno in un grande albergo ha il suo fascino. La cabina doccia è un monolocale che se potesse parlare potrebbe raccontare storie, e che storie. Specchi che vedono ogni giorno corpi perfetti con pigiami e sottane eleganti di seta.

“Da noi il rotolo di carta igienica inizia sempre con un angolino di carta rigida, non è come quella normale che ci metti mezz’ora per capire da dove devi iniziare a tirare lo strappo. Io sono qui sul lavandino. Bella, piccola e lucida. Sono la confezione di doccia-shampoo marchiata con il logo dell’hotel. Sto qui con gli altri. Qui puliscono ogni giorno. C’è sempre aria profumata. Dalla finestra si vede il Louvre. Amo questa vita, questa essenza e questa gente che mi porta nella doccia e mi usa con eleganza, con savoir-faire e poi si asciuga con morbidi accappatoi bianchi. Oggi abbiamo una top model nel bagno. Uno spettacolo. Dopo aver curato il suo maquillage prende tutto quello che sta sul lavandino e mi mette nella sua trousse.”

La boccetta finisce così nel trolley di Louis Vuitton e viaggia veloce in un taxi verso l’aeroporto mentre la top model parla al telefono. Al Charles De Gaulle solito casino. Mezz’ora per imbarcare il mega trolley e la boccetta tranquilla nella trousse con i suoi colleghi di lavandino.Il volo della top model è in ritardo e per un errore il trolley viene imbarcato sul volo in partenza per Fiumicino dove arriva in anticipo. Nello stazionare nell’area riservata subisce una manomissione e la trousse finisce nell’Ape con tre ruote di Nando, simpatico e ruspante discendente di Decimo Massimo Meridio.

“Ahò, anvedi che trousse. Ammazza, ce stanno li saponi bboni. Mmmhh ansenti che profumo. Mò li porto a Rosetta, je faccio ‘na bella sorpresa, dice sempre che nun je porto gnente!”. Arriva con il suo tre ruote scoppiettante nella borgata dove vive.

“A’ Rosè, anvedi che t’ho portato, un regalo de’ gnente!”

“Bello Nando mio, metti tutto ‘n bagno che poi me li vojo guardà con carma”

“Vabbè Rosè io me faccio n’antro giro e poi torno. Fatte trovà tutta profumata come ‘na rosa de’ maggio che te vojo annusà tutta tutta, bella de Nando tuo!”

Rosetta sistema le varie confezioni sul lavandino precario ma tutto non c’entra, mette la boccetta sul bidet e se ne va. La boccetta allora si rivolge a quelli rimasti sul lavandino.

“Oh ma cos’è questo? Un lavandino basso? Io sono abituata a stare in alto, mi viene l’ansia qui. Non respiro”

Un rasoio bilama ormai innocuo le risponde “A’ fata, quello ‘ndo stai nun è un lavandino basso. Se chiama bidè. Qui ce mettono le mutanne sporche dei regazzini e ogni tanto ce se laveno le parti intime. Oh se nun respiri svitate er tappo che c’hai sulla capoccia!”

Sul bidet c’è anche un dispenser ormai vuoto “Mamma mia che mar de testa, cò tutte le botte che prenno ogni ggiorno. Nun sé sò convinti che nun c’ho più gnente da dà, nun c’ho più gnenteeee!

In questo clima rientra Nando. “Rosè, sò tutto sudato, me vojo dà nà bella sciacquata tu sai dove, ahahahaha così pur’io te faccio trovà ‘na bella cosa fresca e profumata! Ahò co’ che me lavo? Er dipenser ormai è agonizzante, nun esce più gnente.”

“A’ Nando ho messo sur bidè ‘na boccetta de quelle c’hai portato tu. Fatte er bidè co’ quella, che c’ha pure ‘na bella essenza de faggio, così poi all’omo mio je spunterà un bel ramo profumato, ahahaha”

Nando si libera degli indumenti intimi e come un antico cavaliere medioevale monta sul bidet mostrando alla boccetta il suo ormai fatale destino in primo piano.

“Bella ‘sta boccetta, che ccè stà scritto? Hotel De La Ville, a’ coso ora te dò ‘na bella ‘nsaponata che Rosetta nun po’ aspettà e ‘nnamoooo!!”

SENZA VIA DI SHAMPOO

Eccomi qua alle prese con una nuova “liaison”. Con Cinzia è finita qualche mese fa per manifesta incompatibilità di stile di vita. Troppo salutista, troppi km.0, troppo farro, troppa curcuma, come se piovesse, e interessi musicali per autori sconosciuti. Concerti di nicchia in posti improbabili. Facevo fatica a seguirla e appena possibile mi buttavo su qualche piatto di tagliatelle alla bolognese in trattorie ruspanti. Pagamento in contanti e niente ricevuta. Evitare ogni tracciabilità. Smartphone con geolocalizzazione disabilitata.

Poi a lei non piaceva “Lampada Osram” di Baglioni che invece a me fa commuovere quando lei si rende conto che lui non arriverà e non la porterà davanti al tramonto per dirle che gli piace tanto tanto. Troppa differenza. Piangevamo per cose diverse. Ad “Incompreso” io piangevo quando il ragazzino cadeva dal ramo e lei rideva.

Ora frequento Olimpia, separata senza figli. Abbiamo un po’ di cose in comune. Al momento mi sembra compatibile. Non ci siamo baciati ancora. Non voglio essere io a forzare la mano. Mi piacerebbe costruire qualcosa con lei, qualcosa di più duraturo.

Anche io sono separato. Mia moglie vive all’estero con il suo nuovo compagno e i ragazzi hanno deciso di restare con me con buona pace anche di mia moglie. Sono loro i miei coach. Condivido con loro le strategie “relazionali” con le mie potenziali partner.

Sono i  miei coach ma sono dei casinisti professionisti. Siamo una banda dove ognuno suona il suo strumento senza leggere spartiti e non riusciamo a coordinarci sulla gestione della casa. Manca il ruolo della Madre. E’ come se fossimo tre figli senza genitori, solo che io sono il padre ma non sono un grande esempio.

A loro piace Olimpia perché è una in gamba. Lavora in Polizia. Fa parte della Scientifica. E’ abituata a studiare ed analizzare scenari terribili. Ma di tutto questo non porta nulla tra di noi. Preferisce tenere tutto per sé il mondo del lavoro.

Stasera usciremo per andare a cena e poi dormiremo in un b&b fuori città visto che domani lei non lavora. Ha prenotato lei due singole.

“Ho preso due singole così se ci fermiamo a parlare nella mia stanza e magari quando mi addormento tu  puoi andare nella tua. Va bene?”

“Certo Olimpia hai fatto bene” ho risposto mentre il naso mi si allungava come Pinocchio. Lo sapevamo già entrambi che sarebbe bastata una stanza ma il gioco è anche questo. Più intrigante. Facciamo che mentiamo spudoratamente sapendo di mentire.

Vado a farmi la doccia. Sono già in ritardo. Nella cabina il solito casino. Una decina di shampoo e bagnoschiuma tutti finiti con dei fondi appena consistenti. Questi sono aspetti di vita con i figli. Forse mi avevano detto di comprarli ma me ne sono dimenticato. Però pure loro. Comprateli voi no? “Papà non posso, devo aiutare una mia amica su Skype a rimettersi insieme al ragazzo” “E tu?” “No papà io sto facendo una versione di latino”. Non sia mai detto che io, per la cura del mio corpo, debba essere da ostacolo alle relazioni sentimentali delle amiche dei miei figli o della loro  preparazione sulle lingue antiche.

Quindi mi sono fatto lo shampoo e la doccia “mosaico”. Non ho un odore uniforme. Più che altro sembro una divinità dei boschi. Quelle che trovi in “Sogno di una notte di mezza estate” con le foglie in testa. Mi vesto. I capelli non riesco a pettinarli bene, forse i diversi shampoo non hanno legato. Case diverse, ingredienti diversi.

Scendo in ascensore con la mia anziana dirimpettaia. Si guarda intorno annusando l’aria. “Non sente un forte odore tipo Arbre Magique?” “L’impresa di pulizie avrà cambiato deodorante per l’ascensore” “Sì ha ragione. Protesterò alla prossima assemblea e chiederò di cambiare prodotto”.

Finalmente arrivo da Olimpia. Lei entra in auto. Bacetto sulla guancia ma con labbra socchiuse… ottimo segnale.

Vedo però che allarga le narici come il dottor Lecter- Hannibal the Cannibal. Chiude gli occhi e annusa l’aria.

“Ma che odore strano.. non riesco ad interpretarlo”

“Apriamo i finestrini, facciamo entrare l’aria fresca della primavera. Metto la musica. Cosa vuoi sentire? Va bene la colonna sonora di La La Land?”

“Si mi piace. Vada per La La Land”. Olimpia sorride. Mi pare proprio contenta anche se vedo le sue narici che si allargano e si stringono continuamente come quelle della Cuccarini quando canta “La notte vola”.

Durante la cena utilizzo un piccolo stratagemma. Visto che il mio odore boschivo è persistente faccio cadere il bicchiere con il prosecco per bagnarci le dita e passarle sotto i miei lobi ed i suoi in modo da coprire un po’ il micidiale cocktail di bagnoschiuma.

Ridendo e scherzando arriviamo al B&B. Consegnamo i documenti. L’addetto sorride sotto i baffi e ci consegna la chiave.

“Allora la signora ha la 501. Quinto piano. Lei ha la 202. Secondo piano. Ho pensato che essendo colleghi non era importante stare sullo stesso piano. O volete avere le camere attigue?”

“Ci dia le stanze attigue. Dobbiamo terminare un lavoro” si lancia Olimpia. Grande!

Io annuisco “Si meglio”.

Entriamo ognuno nella propria stanza. Dopo 5 minuti sento bussare sul muro.

“Non riesco ad accendere la televisione. Puoi venire?”

“Si. Due minuti” Il numero dei giri sta salendo. “Catch the moment! Cogli l’attimo!”

Busso alla porta. E’ socchiusa. La luce del comodino accesa. Sul letto nessuno. La porta del bagno non è chiusa facendo arrivare la luce dello specchio.

Appoggio la mano per aprirla e sento la voce di Olimpia “Fuoco, fuoco, fuoco, ma quanto tempo ci metti oh!”

Eccola lì, giunonica. L’accappatoio cade per terra.

“Allora ce la facciamo questa doccia? Vogliamo azzerare questo mix terribile che ti porti addosso? Solo sulla testa ho capito che hai usato 4 tipi diversi di shampoo di cui uno con un seboregolatore che ormai non si usa più. La parte sinistra l’hai trattata con un anti forfora, la posteriore con uno che dona lucentezza e la parte superiore con uno che dà volume e mantenimento.

Per il corpo lo stesso. Ho un occhio clinico dovuto al mio lavoro. Scusa se te lo dico ma ho anche notato che hai usato nelle parti intime uno shampoo che dà volume. Se ti spogli completamente ti faccio capire.”

Mi spoglio anche io ed in effetti mi rendo conto di avere tra le gambe uno dei fratelli di Michael Jackson al tempo dei Jackson Five.

Olimpia mi dice con lo sguardo serio “ Perché? Sei un tipo brillante e simpatico. Perché non usi un solo prodotto? Questo utilizzo indiscriminato di soluzioni diverse denota insicurezza. Vuoi parlarne?”

“Ma no… è che erano tutti finiti e c’era solo il fondo per ognuno. Avevo fretta di venire da te. E’ stato un episodio isolato. Dai facciamo la doccia così cancelliamo tutto”

“Mi prometti che andiamo insieme a scegliere bagnoschiuma e shampoo? “ sorride la giunonica Olimpia. “Olimpia compro tutto quello che vuoi. Mi piaci da morire” mi limito a dire visto che il fratello di Michael Jackson ha incominciato a muovere i primi passi su “Blame it on the boogie”

IL SOGNO PROIBITO

Solita mattina per Gianni. Solita fermata dell’autobus. Che ritarda come al solito. Gianni guarda le persone. Ormai le conosce tutte. Ha visto crescere i bambini che ora sono liceali con la barba appena accennata. Gli sembra ieri che erano mano a mano ai genitori. Le bambine sono diventate donne anche se hanno sedici anni e quando ridono si vedono le stelline degli apparecchi odontoiatrici.Certe volte Gianni vorrebbe che il bus cambiasse strada. Ha sognato tante volte di vederlo girare verso la tangenziale e prendere l’autostrada per andare in qualsiasi posto che non fosse la solita fermata. In fondo conosce i conducenti dell’azienda di trasporti. Anche loro sono sempre gli stessi. E gli utenti più o meno sono quelli. Sono familiari e un viaggio insieme non sarebbe strano visto che i tragitti fatti insieme sono centinaia. Gianni si rende conto che si accorge quando si cambiano camicia o hanno un maglione nuovo. Anche oggi il 53 non gira per la tangenziale e va verso la fermata dove Gianni scende. Si tiene agganciato all’asta vicino l’uscita e fa il suo saltello. La porta si richiude con il classico sbuffo. Si gira e vede i ragazzi dietro i vetri con gli auricolari proseguire verso la zona con le scuole.C’è tempo per un buon caffè da Martinucci.

La Banca non è lontana e i colleghi stanno per arrivare. Prima di entrare nel bar Gianni viene avvicinato da una donna molto elegante. Solo dopo averla guardata in viso si rende conto che è bellissima.“Mi scusi sono straniera, io non parla bene. Aspetto che Banca apre per cambiare assegno per prendere cash. Può offrire me un piccolo cappuccio?”Gianni è colto di sorpresa ma capisce che offrire un cappuccino non è la fine del mondo. Ha offerto tante volte un caffè a chi gli stava sulle palle. Questa è una strafighissima e ci sta tutto un cappuccino.“Certo venga. Glielo offro molto volentieri. Io lavoro nella banca e dopo le posso essere di aiuto per l’assegno ” Gianni fa strada ed entra da Martinucci. Il barista conosce Gianni e muovendo occhi, testa e mani senza parlare gli chiede chi è quella bonazza che sta con lui. Gianni muove la testa, la bocca, le mani e gli occhi senza parlare per dirgli non mi far fare figure di merda e prepara due cappuccini.“Bono piccolo cappuccio” la straniera fà i complimenti al barista che sorride e guarda Gianni cercando la sua approvazione.La giornata per Gianni è iniziata con questo piacevole evento. Oggi è anche il suo compleanno e l’incontro con la straniera lo mette di buon umore.“Mi vuole seguire in Banca così vediamo cosa fare per cambiare l’assegno?”“Sì grazie io cambia cash. Poi partire. Ho albergo fuori città per dormire” la straniera con il suo italiano incerto traccia il programma della giornata.“Bene. Ho bisogno dell’assegno e del documento. Può darmeli signora……?”

“Anastasia. Mio nome Anastasia Romanov. Miei genitori della Russia” la straniera si dichiara.

Gianni prende il documento e gli sembra di stare in un sogno. Ha davanti forse una discendente dei Romanov, Anastasia. Conosce film e cartoni animati con Anastasia come protagonista e ora deve cambiare un assegno ad una strafiga che potrebbe essere la discendente dello Zar. Che giornata incredibile. Anche l’assegno circolare è incredibile. Banca mai sentita “Bancoskj Centraloskj Svetlana”. Gianni chiede al collega vicino “Oh ma tu la conosci questa banca? Io non l’ho mai sentita”

“Anche io mai sentita” ribatte il vicino di scrivania. Gianni interroga il sistema informativo ma non ne viene a capo. La banca risulta inesistente. Probabilmente l’assegno è falso. Come dirlo ad Anastasia? Dice che sta senza soldi. Ora le dico che l’assegno è carta straccia, è straniera, non è nel suo paese, probabilmente non ha nessuno a cui chiedere aiuto. Gianni inizia a sentirsi un personaggio di una storia. La giornata sta prendendo una piega strana. Anastasia vede arrivare Gianni.

“Tu preso cash? Può andare ora?” “Vede Anastasia, ho fatto il possibile ma la Banca e l’assegno risultano inesistenti. Mi dispiace. Non possiamo cambiarlo.” Alla straniera inizia a tremare il labbro, gli occhi si inumidiscono e arriva un pianto silenzioso e composto.

“Come fare? Ora io sola qui, senza cash…” la donna è disperata. “Anastasia l’assegno era di 800 euro, posso vedere di darle io qualcosa per le prime necessità. Poi appena potrà me li restituirà, non si preoccupi” Gianni si sente l’uomo che sta risolvendo un problema serio. Ma chi glielo doveva dire?

“Oh grazie. Tu salva me. Tu mio eroe” la ragazza dell’est abbraccia Gianni per sdebitarsi. “Grazie tu dà me mille? duemila?”

“Veramente l’assegno era di 800 euro, pensavo di darle cinquecento euro” Gianni timidamente gioca al ribasso. “Tu troppo generoso, grazie. Io vuole pagare debito subito. Tu da me cash e accompagna me a hotel. io paga debito subito” “Ma Anastasia, mi restituisce i soldi in hotel?”“No mio eroe, io paga debito ma non dà cash. Andiamo ora” sorride maliziosa Anastasia Romanov. Gianni ora ha capito.

La discendente dello Zar vuole sdebitarsi in natura. Deve cogliere l’occasione. Cogli l’attimo. Catch the moment. Passano pochi minuti e Gianni e Anastasia si ritrovano sulla spider rossa della bonazza che corre veloce sulla statale verso il mare. Destinazione hotel prenotato. Sono le undici del mattino e Gianni nel giorno del suo compleanno è su di una spider rossa con una bionda di nome Anastasia che vuole sdebitarsi in un albergo. Che meraviglia. Tornerà in banca come se niente fosse successo. Un sogno proibito che si avvera. E stasera in famiglia soffierà sulle candeline circondato dall’affetto di parenti e amici.Ecco l’hotel. Anastasia ferma la macchina e scende “Io va per check-in. Tu sta qui. Meglio che loro non vede te. Poi noi va in camera per debito.”Gianni è tutto un fremito “Ma chi cazzo me lo doveva dire?” si strofina le mani felice. Guarda il sole, ormai sono quasi le dodici. “Se va bene alle 14,30 sono in ufficio, dico che sono uscito per una commissione e non mi romperà le palle nessuno”. “Gianni vieni. Camera 15 nostra camera. Io prende borsa. Mio eroe” Anastasia prende dal cofano la borsa e Gianni la segue. Pochi passi e sono in camera. La porta è nascosta da alcuni oleandri non curati che rendono l’ingresso quasi inaccessibile. Gianni è inebriato. Un’avventura in piena regola.“Ora io mi spoglia, io vuole pagare debito subito. Tu come vuole me? Cosa piace te? Io spegne luce. io timida. Tu non spoglia subito. Tu resta con cravatta. Cravatta eccita me.”

L’aria è elettrica, Gianni è in preda ad una tempesta ormonale. Tuoni e fulmini sono pronti a rendere indimenticabile questa giornata. La luce ora è spenta. Gianni vede l’ombra di Anastasia che si spoglia. Le forme sono perfette. Capisce benissimo che ora è nuda. Pochi secondi e Anastasia sarà tra le sue braccia per pagare il suo debito. Si spegne anche l’ultima luce che proiettava l’ombra delle forme della discendente dello Zar. Ora c’è buio e silenzio.“Io ora viene per pagare debito a Gianni. Mio debito per mio eroe.” la voce di Anastasia al buio è dieci volte più eccitante. Il tempo sembra non passare mai. All’improvviso si accendono le luci e un coro implacabile parte con un “Tanti auguri a te, tanti auguri a te, tanti auguri a Gianni, Tanti auguri a teeeee!!” Ci sono tutti. Moglie, figli e suoceri, amici e qualche collega. Tutti ridono e applaudono. Anastasia, o meglio l’attrice ingaggiata per lo scherzo, ride e applaude abbracciata alla moglie di Gianni. Volano i tappi degli spumanti e ci sono già persone che hanno in bocca il sandwich rotondo con il tonno. Gianni è immobile. La cravatta slacciata e lo sguardo fisso sugli invitati della festa a sorpresa. La moglie gli sorride, si avvicina, lo abbraccia forte e gli sussurra all’orecchio “Auguri amore mio, buon compleanno. Ti ho regalato quello che hai sempre desiderato…un sogno proibito”. Gianni accenna un sorriso mentre una lacrima gli scende sulla guancia. “Amore sei felice? Ma che fai piangi?” la moglie fa finta di preoccuparsi.

“No cara deve essere una goccia di spumante” e porta il flute alle labbra per far scendere le lacrime in silenzio nel bicchiere.

SIAMO TUTTI SCRITTORI

Ieri nel prestigioso Circolo degli Scrittori si è tenuto un incontro bellissimo. 

Il sig. Nicola Adano, unico italiano a non aver scritto un libro, ha risposto alle domande dei tanti scrittori e autori accorsi nel salone delle feste del club.

“Come mai non ha scritto nessun libro? I nostri scrittori sono curiosi”

“Mah mi viene spontaneo, non faccio nessuno sforzo”

“Cioè mi vuol dire che non ha un libro nel cassetto che vorrebbe pubblicare?”

“No, nel mio cassetto ho la soluzione marina per quando sono raffreddato”

“Quando ha iniziato a capire che non aveva dimestichezza con la scrittura?”

“Sin dalle elementari. Ero lento ed avevo una pessima calligrafia. La maestra mi fece capire subito che ero una persona speciale mettendomi il cappello con scritto Asino e facendomi stare dietro la lavagna mentre tutti gli altri scrivevano.”

“Bene, quindi già dai primi giorni di scuola si rese conto di questa sua capacità”

“Si, una capacità che ho coltivato anche nelle scuole superiori mettendomi in evidenza nei compiti scritti di italiano dove non andavo oltre la metà di un foglio protocollo. Fu lì che io e i miei genitori comprendemmo che non avrei mai scritto”

“Che bella storia, mi ha preso un groppo alla gola. Direi di fare un applauso!”

“Grazie, grazie”

“Veniamo ora ai riti giornalieri di uno come lei che non scrive. E’ vero, come ho letto in una intervista, che lei ci tiene a fare in sequenza sempre le stesse cose per evitare di scrivere?”

“Si, sono abituato sempre a fare le stesse cose. Non sia mai ci fosse qualche intoppo. Mi rovinerebbe la giornata e rischierei di scrivere qualcosa.”

“Ci dica almeno un piccolo rito. Penso che tutti gli scrittori in sala vogliano sapere.”

“Certo, certo. Dopo il cappuccino devo andare subito in bagno e apro la finestra”

“Questo rito di aprire la finestra l’aiuta a consolidare la sua pigrizia nello scrivere?”

“No, mia moglie vuole che apra la finestra perchè non vuole sentire l’aria pesante quando entra lei”

“Quanto è importante sua moglie nel suo non scrivere?”

“Molto, Io devo tutto a mia moglie. Quando la conobbi, dopo il liceo, stavo per cadere in un baratro. Leggevo molto e stavo pensando di iniziare a scrivere. Lei mi fece capire che potevo vivere lo stesso senza leggere e scrivere. La prova è che oggi sono qui tra di voi”

“Ah ah un applauso per il nostro Adano!!”

“Qualche domanda dal pubblico? Lo scrittore lì in fondo”

“Salve, sono uno scrittore ungherese e ho pubblicato diversi libri. Sono lavori di introspezione e sono nella cinquina dei finalisti del Premio Mago 2021. Volevo chiederle come fa ad evitare di scrivere, di prendere appunti, di ascoltare le persone da cui prendere spunto per delle storie?”

“A me piace farmi i cazzi miei. Vedo tutti gli scrittori intorno a me che fanno domande, osservano, leggono, evidenziano frasi sui libri, e tanto altro. Io cerco solo di stare immobile, vedo qualche programma alla tv come Gli amici di Magda, Il fallimento, Il cugino misterioso,  insomma cose che mi anestetizzano il cervello e non mi fanno pensare. Lo consiglio a tutti voi.”

“Bene credo che possiamo congedarci e ringraziare Adano per la sua disponibilità e speriamo di averlo nostro ospite appena non avrà niente da dire. Potete ritirare alla cassa i suoi segna libri che sarà felice di autografare con la sua inconfondibile X”.

IL POLIAMORE

Ti gira intorno, come se deve dirti qualcosa, poi va in un’altra stanza. Poi ritorna, gioca come un grande felino con la sua preda in attesa di attaccarsi alla giugulare. Tu, la preda, conosci già la fine.

E’ il cerchio della vita, the circle of life. La tecnica è quella indiretta. Il felino non guarda la preda negli occhi. Come se stesse facendo altro, quasi mostrando disinteresse. Sapendo invece che così la vittima entrerà nel panico lo stesso perchè, conoscendo la fine, associa il panico alla voglia che questo supplizio finisca il prima possibile.

“Ti ricordi di Rosangela?”

“Rosangela chi?”

“La mia amica che aveva avuto problemi con il marito”

“Ah si quella che stava sempre con la bocca aperta”

“Quanto sei poco fine.”

“Beh il marito l’aveva trovata con l’odontotecnico sulla poltrona polifunzionale”

“Era stato un momento di sbandamento”

“See vabbè..”

“Comunque sono felici adesso. Hanno rielaborato le loro aspettative e lei è una donna appagata”“

Ma lui continua ad andare dallo stesso odontotecnico?”

“in un certo senso sì”

“Come?”

“Rosangela mi ha detto che hanno deciso di adottare di comune accordo un modello di vita trasparente, senza relazioni clandestine o sotterfugi. Tutto alla luce del sole. Stabilendo regole che permettono di condividere il proprio tempo con chi vuoi, senza timore che l’altro o gli altri si sentano traditi. Il tradimento è un concetto ormai superato.”

“Non ti seguo”

“E’ facile. Il modello, mi ha spiegato Rosangela, è quello del poli-amore. Niente più monogamia come elemento fondante. Prevale il concetto di relazione primaria. Cioè tuo marito o tua moglie sono la relazione primaria e l’odontotecnico è la relazione secondaria. Ma il bello, dice Rosangela, che puoi aggiungere altre relazioni secondarie. Per esempio il professore di matematica del liceo dove vanno i tuoi figli o il classico idraulico. Lo stesso vale per il marito che alla relazione primaria può aggiungere quella con la responsabile dell’amministrazione della ditta o con quella poco di buono che abita in via delle violette angolo via dei ciclamini. Tutto deve essere trasparente.”

“Quindi Rosangela ha messo su un network in pratica”

“Bravo! sì bravo… un network. Oggi si parla tanto di condivisione e Rosangela dice che l’amore che lei vuole riversare su suo marito è troppo ed allora ecco che ci vuole un’altra persona o più persone che possano riceverlo.”

“Quindi la relazione secondaria riceve una porzione di amore fatto di tutto quello che c’è nella relazione primaria.”

“Dipende da come ti organizzi. Per esempio Rosangela ha stabilito che con l’odontotecnico la relazione ha un certo tipo di contenuti, con il professore altri e con l’idraulico altri ancora. Qui si parla di specializzazione delle relazioni. Capisci come tutto scorre liscio? Siamo di fronte ad un modello che esalta le competenze.”

“Sicuramente esalta le competenze di Rosangela. Ma al marito, che è la relazione primaria, cosa compete?”

“Beh le cose più importanti. Tutto quello che riguarda la parte finanziaria, i progetti di vita insieme, lo starsi vicino in caso di problemi di salute”

“Immagino i contenuti che Rosangela condivide con le relazioni secondarie….”

“Me li ha detti ma per una questione di privacy non posso raccontarteli..”

“L’etica professionale innanzi tutto. Certo. Non c’è bisogno, non ti preoccupare.. Ma voglio capire, da come ne parli, se ti affascina questo poli-amore..”

“Beh..penso che sarebbe anche per noi un elemento di innovazione. Solo che tu sei pigro e non ami prendere iniziative. Conoscendoti non so se te la sentiresti di coprire il ruolo di relazione primaria.”

“Dunque io e te siamo sposati in regime di monogamia. Dove vige un principio di esclusività. Ora tu mi stai dicendo di passare ad un modalità diversa. Questo mi vuoi dire?”

“Con il tempo vedrai ti sentirai più sollevato. Le responsabilità di una relazione esclusiva verranno condivise ed avremo un rapporto aperto e trasparente. Ho pensato che all’inizio potremmo aderire al network di Rosangela in modo che saremmo due relazioni secondarie, io del marito e tu di Rosangela. Giusto per prendere confidenza con questo modello relazionale.”

“Io ti conosco, tu hai già aderito al network ed hai confermato anche la mia partecipazione.”

“Non posso nasconderti nulla…mi conosci troppo bene. Comunque tra un pò esco con l’odontotecnico e Rosangela perchè le prime volte c’è bisogno di un minimo di training”

“E io?”

“Ti dovrebbe chiamare l’idraulico, a cui ho dato il tuo cellulare. Rosangela mi ha detto che è dolcissimo ed è in un momento di grande confusione sulle sue tendenze. Si è proposto subito per il tuo training. Vedrai che puoi parlargli tranquillamente. Lui mi ha detto che con lui ti puoi aprire senza timori. E se rimani chiuso troverà il modo di aprirti. Io torno tardi non mi aspettare. Poi fammi sapere com’è andata con Igor.”

“Chi è Igor?”

“L’idraulico”

LA CODA

Cerco sempre di andare alla cassa dove c’è lei.

Da quando mia moglie mi ha lasciato per un miliardario francese bruttissimo è l’unica donna che guardo e con cui vorrei uscire. Cerco la grazia, la dolcezza e non i soldi come mia moglie.

Lavora in una catena di discount. Mi sono organizzato per comprare poche cose alla volta così da poterci andare ogni giorno e sfruttare quei pochi minuti alla cassa per fare due parole.

Ho scoperto che non ha un compagno. L’ho sentita parlare con una collega una volta che ero in coda e davanti a me c’era uno che aveva fatto la spesa della vita. “Che ci fai con diciotto barattoli di carciofini sott’olio?  Non esistono ricette con diciotto barattoli di carciofini.”

Ha sempre i capelli raccolti con un fermaglio a forma di farfalla e gli orecchini sono a forma di grande cerchio. Usa poco la matita e quegli occhi verdi mi hanno stregato.

Non le sono indifferente. L’ho capito da come passa le mie cose sugli infrarossi e dal sorriso che accenna ogni volta che sente il bip.

Quando mi fissa e mi chiede se ho ho la fidelity card mi sento sciogliere come una palla di gelato alla crema quando gli versi sopra il caffè bollente.

“La vuole vedere?” le dico

“Non lo so, che vogliamo fare? Mettiamo dei numeri a caso? Ci sono più di diecimila codici. Si vuole sedere sul cartone dello Svelto mentre inizio a fare dei tentativi??” mi dice inclinando la testa sorridendo.

“Scherzo, eccola qua.”

“Beato lei che ha voglia di scherzare”

“Giornata pesante?” 

“Abbastanza. Vuole una bustina?”

“Se le fa piacere.”

“Non è che mi fa piacere. Questo Galbanino se lo porta in mano o vuole la busta?”

“A me non serve. Ho il mio sacchetto. Ma se me la vuole dare..”

“Non è che gliela voglio dare per forza. Se le serve deve pagarla. In alternativa se lo tiene in mano il Galbanino”

“Pagherei qualsiasi cifra per averla”

“Lo prendo come un complimento ma sono solo 30 centesimi..”

“Me ne dia venti…però non mi dica no se la invito per un’aperitivo”

“Mi prende alla sprovvista..ci devo pensare”

Intanto dalla fila “Dai ha detto che ci deve pensare. Vogliamo andare avanti?? Torna domani e vi organizzate che dobbiamo andare a cucinare, forza”

Il giorno dopo presi un cacciatorino e feci la fila.

“Ci ha pensato?”

“Si. Va bene. Facciamo a settembre”

“A settembre? Siamo al 10 giugno. Pensavo prima”

“Mi sembrava prematuro. Ha solo 3450 punti sulla Fidelity. Aspettiamo magari quando arriva a 5000. Voglio essere sicura del suo attaccamento al nostro marchio.”

“Ma io vengo solo qui. Non vado da nessun altro discount. Non mi faccia aspettare”

“La mia collega mi ha detto che un giorno l’ha vista da Pam.”

“Beh è vero. Avevo bisogno di un litro di latte”

“Lo vede? Non è sincero. Per il latte è andato con un’altra catena”

“Ma è stato solo un attimo di sbandamento. Ho preso il primo che c’era nel frigo e sono andato via. Non ho fatto neanche un giro tra i reparti e non ho preso il carrello”

“Le voglio credere. Allora va bene per l’aperitivo ma dopo subito a casa.”

“Va bene. Sono d’accordo. Non corriamo”

“No, io intendevo che dopo saliamo subito a casa mia.”

Intanto dalla fila “Ohhh affare fatto. Ora possiamo far camminare la coda che ho la macchina in seconda fila??”

L’aperitivo fu bocciato e cenammo in un ristorantino sulla statale. C’era una piccola festa. Ci invitarono a ballare.

“Non ballo da tanto” mi disse

“Anche io.” Le presi la mano e andammo vicino alle altre coppie. Sandro Giacobbe iniziò a cantare Signora Mia e ci stringemmo senza aspettare la seconda strofa. Mi sussurrò nell’orecchio “Hai preso lo shampoo non in offerta, hai i capelli morbidi” “Come te ne sei accorta?” “Conosco a memoria tutti i tuoi acquisti” e mi passò la mano dietro la nuca.

Ballammo ancora e ancora e ancora. Ci fermarono quelli del ristorante che dovevano chiudere.

Andammo da lei.

Mi accorsi troppo tardi che viveva con l’anziano padre. Non avevo nulla contro il simpatico e arzillo signore ma lo tsunami che era cresciuto con i balli lenti si trasformò in una lenta risacca che accarezzava il bagnasciuga.

“Non ti preoccupare per mio padre. E’ tranquillo. Vieni mettiamoci sul divano. Vuoi un limoncello? Era quello in offerta venerdì scorso”

“Sicura?”

“Certo, stava a 3,99”

“No intendevo tuo padre se è tranquillo”

“Si, ogni tanto mi chiede le offerte della settimana ma lo fa per abitudine”

Il limoncello iniziò ad andare in circolo e i nostri corpi fremevano di passione. L’astinenza prolungata aveva sciolto le trecce e i cavalli e ci spingemmo verso l’infinito e oltre.

E fu proprio in quel momento che l’anziano padre gridò “A quanto sta il mezzo chilo della Granoro?”.

Lei, non potendo rispondere, gesticolò con la mano 0,50 e io in preda al momento che aspettavo da anni gridai “A cinquantaaaa centesimiiiiiiiii siiiiii siiiiii siiiii”.

Il papà rispose “E’ assai! A Pam la stanno dando a 0,39. Sinceramente non capisco questo entusiasmo.”.

LA TRATTORIA

Ci fu un tempo in cui andare a mangiare fuori casa era un evento quasi irripetibile. Lo si faceva solo per festeggiare qualcosa di speciale. Una promozione del papà, le prime “regole” della sorella adolescente o al limite un piccolo terno su tutte le ruote al gioco del Lotto.

E dove si andava? In trattoria.

Oggi il termine trattoria non fa parte più del lessico quotidiano e neanche delle abitudini delle persone che vanno a mangiare fuori.Ora c’è il giapponese, il cinese, il colombiano, il messicano e poi l’italiano nelle varie declinazioni. Ristorante, Osteria, Taverna e tanti altri.

La trattoria è un qualcosa che si è fermato nel tempo. Tra i favolosi 60 e i 70. Potresti riconoscerla ad occhi chiusi. Toccando le sedie o i bicchieri. Sfiorando i piatti con le mani e poi leggendo il menu.Il menu della trattoria ha poca scelta ma quello che prendi ti basta per una settimana.

Ci sono sempre le tagliatelle alla bolognese, la cotoletta e gli affettati misti. Una volta uno voleva per forza il tonno fatto in una certa maniera e gli portarono un piatto con una scatoletta di Nostromo svuotata dentro.La trattoria ha la tv nell’angolo. Non ha il megaschermo dei pub dove va la videomusica di tendenza h24. Nella trattoria puoi vedere il Pranzo è servito con Corrado anche se è scomparso tanti anni fa. Un mio amico rappresentante mi ha detto che il mese scorso ha sentito le previsioni del tempo fatte dal Colonnello Bernacca. Anche lui passato ai Campi Elisi da un pezzo.

La trattoria ha un patto con l’Eterno. Il patto prevede che tutto resti così. Come il menù battuto a macchina con le x rosse sulle parole sbagliate. O sul simbolo della lira. I fogli messi nel porta menù con le buste ingiallite dal tempo ma molto pulite.

Anche la proprietaria di una trattoria è sempre uguale. Ci sono due tipi di proprietarie di trattoria. Quelle con il marito e quelle vedove. Quelle vedove le riconosci osservando il bancone con la macchina del caffè. Sulla macchina del caffè di solito c’è la foto del defunto che sorride in uno scatto fatto alla prima comunione di uno dei figli. Nelle mensole accanto alla foto puoi osservare alcune coppe vinte dal defunto ai tornei amatoriali di bocce e il kit di Stock84, Vov, OroPilla e Amaro Washington immancabile in una trattoria che si rispetti.

Nella trattoria c’è anche un intruso che guasta la magia del tempo che si è fermato. L’estintore appeso alla parete è una macchia rossa che spicca sul grigio delle pareti e sulla copertura di finto legno-plastica marrone che le ricopre da terra fino un metro e mezzo. E’ lucido ma non perchè la signora lo tiene in regola e funzionante. Lo hanno spolverato ed usato una volta per fare il selz per festeggiare un figlio tornato dal servizio militare.

La trattoria non ha segreti. Puoi vedere a vista i lavori di adeguamento della rete elettrica con il quadro e il salva-vita accanto alle foto di Little Tony con dedica alla signora della trattoria e Betty Curtis e Wilma Goich che sorridono davanti al piatto di tagliatelle alla bolognese dopo aver cantato nel paese vicino.

La trattoria è un patrimonio dell’Unesco e va tutelata a futura memoria. I tataki e i sashimi passano, la tagliatella è per sempre.

RIPALTA INTER PARES

Bisogna prepararsi alla fine della primavera. Niente fiori che sbocciano, nessuno che cerca il tuo nettare e la prospettiva di un inverno molto lungo. 

Era così che si sentiva Ripalta. 

Un ex fiore che non era stato colto ed ora stava appassendo. Da ragazza giocava spesso ai quattro cantoni ed era quella che rimaneva sempre in piedi e senza sedia. A ruba bandiera non riusciva a toccarlo neanche una volta quel dannato fazzoletto. 

Qualche segnale lo aveva avuto ma in primavera non riesci a concentrarti. Troppa luce, troppi odori, troppi colori. 

Non aveva lo sprint che serviva negli ultimi metri. E così in un paese piccolo succede che una come Ripalta resti single. 

Non arriva gente da fuori e quindi non c’è ricircolo. Il vantaggio per una zitella è che sul lavoro ti considerano un uomo. 

E Ripalta lavorava in amministrazione in una officina meccanica, tipico luogo maschile. 

Gli operai la consideravano una di loro.

Ripalta scendeva in officina per verificare qualche prodotto di magazzino ed era costretta a passare tra decine di calendari di donne nude appesi alle varie macchine utensili. 

Nessuno si sognava di spostarli o coprirli e Ripalta ormai era abituata a vedere che ogni mese aveva un gran culo. 

Gli operai scherzavano con lei. 

Erano quasi tutti più giovani. Non le risparmiavano battute anche pesanti soprattutto in pausa pranzo attorno al tavolo della sala mensa. 

“Ripà, ma semb ì verdur t’mang? Pigghiat nù sfilatin ognetand!! “ e tutti gli operai a ridere con le bocche piene di minestrone riscaldato e doppi sensi.

“Peppì, me lo volevo prendere ma tua moglie se li era presi tutti lei. Meh damm nù stezz del tuo. Accussì in paese puoi dire che a Ripalta gli hai fatto assaggiare il tuo sfilatino. Ehh t’piacess??? “ e tutti a battere le mani a Ripalta per il passante lungo linea sulla prima palla di servizio di Peppino. 

Rispondeva senza problemi e sempre a tono ma senza cattiveria. 

Non le piaceva ferire gli avversari ma dare degli affondi di fioretto. Il linguaggio maschile non è complicato, è a senso unico. Per una donna che abbia un minimo di spirito e di ironia è facile battersi su quel terreno. 

Al suono della sirena passavano tutti a timbrare il cartellino e la salutavano. Dalla vetrata rispondeva con un cenno della testa ed un sorriso. Come avviene alla fine di una partita di calcio quando l’arbitro fischia la fine delle ostilità e tutti si stringono la mano. La giornata di lavoro è finita. Tutti a casa. 

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