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RACCONTO GEOMETRICO

Un giorno un’apotema si innamoró di una bisettrice. Entrambe persone rette e precise. L’apotema passava le ore a vedere la sua amata creare angoli nella casa per poi dividerli in due parti perfettamente uguali. La bisettrice invece adorava come l’apotema trovava sempre il punto preciso per essere equidistante dalle pareti, tranne che per quel fastidioso vizio di tracciare un cerchio per terra come quelli di Banca Mediolanum. L’unica coppia di amici che frequentavano erano una squadra e un compasso con cui erano d’accordo quasi su tutto. Rimanevano interdetti quando i due si sovrapponevano ed iniziavano a fare discorsi strani su miti, architetti e fratellanza. Una sera la squadra fece innervosire la bisettrice per una visione diversa che avevano dell’angolo retto. Tutto tornó tranquillo grazie al compasso e all’apotema che iniziarono a costruire la proiezione ortogonale di un pentagono (grande classico) facendola arrivare in camera da letto. La bisettrice sorrise”fa niente se ci sono ancora degli angoli non divisi….? Non ho avuto tempo.” Tutti sorrisero e iniziarono a rimettere a posto i segmenti sparsi sul piano.

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IL PRELIEVO

Si chiamava Aurora. La conobbi a casa di mia mamma. In quel periodo mamma aveva bisogno di cure e per evitare di stancarla decidemmo di fare venire a casa una infermiera per il prelievo. Fu cosí che una mattina all’alba Aurora suonó alla porta e andai ad aprire. Aveva i capelli raccolti e gli occhi di chi era sveglio da poco ma era bellissima lo stesso. Io ero ancora in boxer e maglietta e mi scusai. Mia mamma dalla stanza gridó “chi è?” e le risposi “mamma è l infermiera per il prelievo”.
Aurora sorrise. Le mancavano i due incisivi superiori. Disse sibilando che era in attesa del ponte. Poggió la sua attrezzatura sul tavolo e sibilando nuovamente mi chiese di portarle la mamma per fare quello per cui era venuta.
Andai a prendere mamma. Mi fece un cazziatone per come ero vestito.
“Vatti a mettere decente. Che figura mi fai fare?”
Allora decisi di mettermi il meglio che avevo. Un abito grigio antracite, camicia azzurra e una cravatta di Marinella che rimane sempre un grande classico. Aurora rimase colpita dalla mia eleganza e non smetteva di guardarmi. Mamma incominciò a innervosirsi. Era lì con il braccio teso e Aurora non procedeva al prelievo.
Al quarto meteo di skytg24 mamma conosceva perfettamente la situazione in tutta Italia ed anche come aveva aperto la borsa di Tokyo.
Finalmente Aurora, rapita dalla mia classe, infiló l’ago ed inizió a prelevare guardandomi comunque. Mi resi conto che mamma sbiancava e dissi ad Aurora che poteva bastare. Pronunciò un sì così dolce che avrei voluto baciarla ma mi fermai.
Rimisi mamma a letto e ci fermammo in cucina per un caffè. Mi raccontó di lei, del suo lavoro e dei suoi sogni. Io l’ascoltavo mentre giocavo con la cravatta girandola per far vedere che era di Marinella ma su Aurora non sembrava avere effetto. Fu proprio quando mi toccai i gemelli del polsino destro della camicia che lei si spinse fino a poco da me. “Potrei fare una pazzia per un uomo gentile e raffinato come lei”.
La parola pazzia fu mortificata dalla mancanza degli incisivi superiori e le dissi “Non parlare”mettendole il mio dito indice sulla bocca. Lei socchiuse le labbra e con un gesto erotico mise il dito in bocca. Passarono alcuni interminabili secondi e vedevo che il dito non si muoveva più. I suoi occhi diventarono interrogativi e mi resi conto che il dito si era incastrato tra i due incisivi superiori laterali. Non veniva via. Con veemenza lo tirai forte e per il contraccolpo cademmo tutti e due a terra.
Mamma non so se dormisse, se fosse svenuta per il prelievo esagerato o per il nikkei negativo ma non diede segni di vita alla nostra caduta.
Sul pavimento della cucina con l’odore del caffè della moka ci amammo. Poi non venne più perché mamma disse che sembrava inesperta. Ora il prelievo lo fa Manfredo, un infermiere che nel tempo libero monta i mobili dell’ikea. Mi ha insegnato a montare la libreria Billy. Questa settimana mi vuole presentare ai suoi.

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NON APRITE QUEL FRIGORIFERO

Una famiglia come tante. Una necessità come tante. L’acquisto di un frigorifero usato perchè non è un momento facile e bisogna abbandonare l’idea di un elettrodomestico ultimo grido con tripla A ed ecosostenibile. Ebay ti mette davanti ad un’occasione irrinunciabile e procedi all’acquisto. Bello, grande, con il dispenser dei cubetti di ghiaccio. Due scompartimenti per verdura e congelatore per metterci di tutto. Prima dell’arrivo prepari il posto dove metterlo. Già te lo immagini imponente, grigio metallizzato, due ante e tanta spesa da sistemare. E finalmente eccolo. Come ipnotizzati tutti davanti al frigo nuovo. Come davanti al nuovo focolare. La tv non è più il luogo di aggregazione. E’ stato scomposto dai tanti smartphone e tablet che permettono ad ognuno di vedere ciò che vuole. Magari le stesse cose ma in tempi diversi. Il frigo no. Il frigorifero è uno e tutti devono averci a che fare. E allora spesa! Tutti contenti ed ognuno sistema le sue cose. Tanti colori, tante confezioni.

“Non incominciamo! Per favore! Avevo preso la pancetta affumicata per farmi le pennette alla vodka e non c’è più. Chi l’ha usata?”

“Papà tu lo sai che sono vegana. Non la userei mai la tua “pancetta”. Una cosa che ormai mangiate voi boomers legati a schemi alimentari primitivi”

“Vabbè sono primitivo! La pancetta sta anche sullo scontrino. Vedi? Il fatto è che la pancetta non c’è più. Gianluca sai qualcosa tu della pancetta?”

“No papà. Ho mangiato sempre fuori da quando avete fatto la spesa. Ho preso solo uno yogurt per colazione”

“Allora questa pancetta si è volatilizzata. Amelia non è che per caso l’hai messa in qualche cosa che hai fatto tu?”

“Papà, la mamma è uscita due ore fa. Andava a fare dei servizi. Anche noi stiamo uscendo adesso e non torniamo per cena. Forse la mamma si fermava da Genny e anche lei non torna per cena. Ciao noi andiamo”

“Guardiamo meglio in questo frigorifero. Così grande. Magari è finita dietro qualche altra cosa.”

“L’HO PRESA IO” una voce metallica innaturale si rivolge a Piero che ha la testa quasi nel frigo.

“Beh vabbè ora sento anche le voci. Mannaggia a me e quando ho preso ‘sta cazzo di pancetta!. Ho capito mi faccio due zucchine alla poveretta e un uovo al tegamino”

“VOGLIO ALTRA PANCETTA” torna la stessa voce metallica.

“Ma che cazzo succede? Non ho bevuto neanche una birra e mi sembra di sentire ancora le voci”

“PANCETTAAA!!” ora la voce si fa sempre più forte.

Piero fa un salto all’indietro e cade seduto per terra davanti al frigo con la bocca spalancata per lo stupore.

“PENSAVI CHE IO FOSSI UN AFFARE? SI SONO LIBERATI DI ME MA NON TI HANNO DETTO CHE NON SONO UN FRIGORIFERO NORMALE”

“E cchi seei?”

“SONO UN FRIGORIFERO SPECIALE. OLTRE A CONSERVARE MANGIO ANCHE. ORMAI NON TI PUOI LIBERARE DI ME. CHI MI VENDE MUORE DOPO POCHI GIORNI. QUELLO CHE MI HA VENDUTO NON CI CREDEVA ED E’ DECEDUTO OGGI”

“Oh madonna e ti dobbiamo tenere per forza allora?”

“SE NON VUOI MORIRE MI DEVI TENERE E DARMI DA MANGIARE. COME UNO DI FAMIGLIA AH AH AH AH” la risata satanica fa accaponare la pelle di Piero che tenta di chiudere l’elettrodomestico per metterlo a tacere.

“NON CI PROVARE PIU’!”

“Ma scusa non è che puoi stare aperto. Si scongela tutto”

“SE C’E’ DA MANGIARE ALLORA MI FACCIO CHIUDERE. HO VISTO DUE BUSTE DI SALMONE. ORA MANGERO’ QUELLE. DOMANI COMPRA ALTRA ROBA”

“Hai delle preferenze?”

“Sì. PANCETTA COME SE PIOVESSE E POI SALMONE, BRESAOLA, SALAME, PORCHETTA E CACCIATORINI. E POI MI DEVI METTERE VICINO ALLA LAVASTOVIGLIE. SAI ANCHE NOI ABBIAMO LE NOSTRE ESIGENZE.”

“Che esigenze?”

“NON FARE FINTA DI NON CAPIRE. HO VISTO CHE NE AVETE UNA BELLA NUOVA E MI HA GIA’ FATTO CAPIRE CHE CI STA. E CERCA DI PORTARE IL CONTRATTO DELL’ENERGIA A 6KWH. NON VOGLIO CHE VADA VIA LA LUCE MENTRE LA LAVASTOVIGLIE MI FA IL RISCIACQUO. HAI CAPITO? BEH ORA TI LASCIO. E STAI ATTENTO CHE TI TENGO D’OCCHIO”

Piero si siede al tavolo della cucina e fissa quel frigorifero che ormai si è svelato e lo ha buttato nello sconforto più totale. Passa alcune ore guardando la lavastoviglie cercando di capire come potrebbe avere una relazione intima con quel frigo demoniaco.

Arrivano moglie e figli.

“Ehi meno male che siete tornati! Ho scoperto chi ha mangiato la pancetta!”

“E chi è stato?” risponde la moglie con sufficienza rimettendo le chiavi della macchina nel cassetto.

“Il frigorifero! E’ un frigorifero demoniaco! Mi ha detto lui che l’ha mangiata! E vuole altra roba. Prosciutto, porchetta, salmone ed altro e poi vuole che lo mettiamo accanto alla lavastoviglie per fare le loro cose intime. Lo so che sembra impossibile ma vi giuro che è così”

“Ragazzi ma voi lo state sentendo vostro padre? Volete controllare quante bottiglie di birra vuote ci sono sul balcone?”

“Ma ti giuro che non ho bevuto niente!”

“Mamma ce ne sono sei da 66 cl. tutte vuote”

“Come volevasi dimostrare. Bugiardo e ubriaco!”

“Ma non capisci che 6 bottiglie da 66 è un segno del diavolo?? E’ il numero del demonio! 666!”

“Vabbè e chi le ha bevute tutte queste birre il diavolo??”

“SI AH AH AH AH AH !” la voce satanica del frigorifero torna a tuonare.

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IL VALZER

Ho sempre invidiato chi sa ballare il valzer e ballando riesce a dichiarare il proprio amore. E’ un ballo regale, armonioso, fatto di movimenti leggiadri. Coppie che volteggiano senza mai toccarsi in perfetta sincronia. Solo gli  sguardi e i sorrisi possono essere usati per manifestare le proprie emozioni alla donna di cui sei segretamente innamorato. Sai che quel ballo non durerà per sempre e non hai che pochi minuti per dichiararti. Allora, volteggiando e piroettando, cerchi di disegnare cerchi sempre più larghi per condurre la luce dei tuoi occhi verso la grande vetrata che si affaccia sulla balconata. Solo lì potrai tentare con una vigorosa giravolta di liberarti della musica incessante di una orchestra che suona come se non ci fosse un domani. Non è facile. Le altre coppie girano vorticosamente e i cavalieri sono presi dal mantenere le giuste distanze ed ogni volta che tenti la giravolta decisiva c’è sempre una coppia di rompicoglioni sorridenti che rotea davanti alla vetrata impedendo la fuga d’amore. Pare brutto smettere di ballare e dire “vieni, andiamo fuori ho bisogno di parlarti”. Il valzer ha delle regole e vanno rispettate. E quindi si balla e si sorride. Senti che lei è la donna della tua vita. Vorresti dirle ti amo, correre in giardino, strapparle l’abito di dosso e fare l’amore, ma devi volteggiare non sai fino a quando. E poi devi sorridere. Ti guardi attorno e, ballando, sorridono tutti e ti viene il sospetto che sia perchè non riesci ad uscire sul balcone con lei. Ora ti fanno male anche le scarpe e i tuoi movimenti non sono più fluidi. Nonostante questo lei ti sorride e con quell’accento francese che ti fa morire vedi muoverle le labbra e ti sembra di sentire “Ci vorrebbe un Gingerino”. Pensi subito che non ha capito un cazzo delle tue intenzioni. Allora con un paio di piroette la porti lontano dall’orchestra dove puoi dirle “Cosa?” E lei ripete “Sei un perfetto ballerino”. Non è molto ma sempre meglio del Gingerino. Hai perso la nozione del tempo, inizi anche ad essere stanco ma ti accorgi che non si ferma nessuno neanche a calci nel culo. L’orchestra va che è una bellezza. Ha iniziato con vigore The Second Waltz e tutti ridono, cantano e piroettano. Giri anche tu e non ti accorgi che ti stai avvicinando troppo al gruppo degli archi che è  in trance agonistica ed il violino di destra non si accorge del tuo passaggio e inavvertitamente ti pianta una stillettata nelle parti basse come quando con lo stecchino devi infilare le ultime due olive rimaste nella coppetta. Le regole del valzer non consentono il cambio repentino di espressione e sei costretto a gridare “SIRTAKIIIII” per dare sfogo al dolore. Il direttore d’orchestra apprezza la proposta e parte la suadente musica greca. Tutti si staccano dai rispettivi partner e si mettono in fila saltando e muovendosi al ritmo sempre più incalzante dei musicisti. Nel cambio di ballo hai perso lei. Ah eccola lì avvinghiata con Zorba il greco nell’estasi del sirtaki. Non ti caga neanche quando ti avvicini e le dici che una volta hai incontrato Miki Theodorakis. Hai le palle rotte in tutti i sensi, i piedi doloranti e vuoi solo andare a casa. Il valzer mi fa cagare, voglio ballare il geghegè.

L’ECOSOSTENIBILITA’



Sono andato in un nuovo centro commerciale dove tutto é ideato per essere ecosostenibile. Si cammina su pannelli che producono kWh semplicemente pestandoli. Tutto è in legno e cartone pressato. Le piante abbondano in ogni angolo per restituire ossigeno e mantenere un clima ed un’aria da oasi naturale.
Accade che, causa un caffè bollente, mi venga da fare il servizio grosso. Chiedo ad una receptionist indicazioni per la toilette.
“Scusi dove resta la toilette?”
“Non ci sono toilette qui. Abbiamo solo oasi ecologiche. Questo consente ai clienti di concimare direttamente il terreno dove nasceranno i prodotti che serviremo nei punti ristoro del centro. Lei deve fare il servizio piccolo o quello grosso?’
“Quello grosso ed è anche impellente”
“Bene. Per rispettare l’ambiente ed evitare emissioni di CO2 diamo ai clienti le foglie di cavolo nero che sono lunghe e ruvide e non la carta riciclata. Dopo aver fatto il servizio grosso ne basteranno un paio per pulirsi e poi potrá sotterrarle insieme al servizio grosso. Per evitare di rovinare l’estetica dell’oasi non ci sono strutture e il servizio lo dovrà fare accovacciandosi sul terreno. Un mio collega la sosterrà tenendola per le mani durante il servizio per consentirle di assumere una posizione a uovo e facilitarle l’atto di concimazione. Alla fine il mio collega le dará un buono per il parcheggio ed un voucher per un pasto a base di prodotti concimati dai clienti. Quando parliamo di sostenibilità intendiamo questo. Che fa? Le vuole le foglie di cavolo nero?”

L’IMPORTANZA DELLA SUCCESSIONE

La vidi per la prima volta sul tram numero 1. Scese una fermata prima della mia. Sperai di incontrarla nuovamente ma il tempo passava e di lei nessuna traccia.

Un giorno con mia grande sorpresa me la trovai di fronte sempre sul tram numero 1. Non avevo ancora obliterato il biglietto e le chiesi di spostarsi dal lettore per farmi bippare. Non feci in tempo a capire come approcciarla che era già scesa. La vidi allontanarsi verso un bar e la persi di vista. Tornai a prendere il numero 1 la settimana successiva ma non c’era al solito orario. Scesi alla stazione e la vidi salire sul bus numero 2, quello che porta oltre il fiume. Allora aspettai anche io il 2. Dopo pochi minuti arrivò. Mi misi vicino al finestrino per cercare di capire dove poteva essere scesa. Niente. Arrivai al capolinea. Non c’era più nessuno. Decisi allora di ritornare a piedi lungo il percorso del 2. In fondo una bella passeggiata non ha mai fatto male a nessuno. In corrispondenza di un incrocio mi fermai. Il semaforo dava l’ALT. Vidi passare il 3 e sopra c’era lei. Pensai che facesse il controllore per l’azienda dei trasporti. Ormai era una questione di principio. Volevo conoscerla. Mi piaceva.

Avrà avuto poco meno la metà di ottantanni. O forse un terzo di cento. 

Ritornai in stazione e mi parve di vederla salire sul 5. Sì era lei. Corsi per prendere lo stesso autobus ma le porte si chiusero davanti a me. Chiesi ad un addetto quale fosse il primo autobus che partiva per lo stesso percorso o simile. Mi disse che l’8 poteva essere una soluzione. Una volta sull’8 mi sedetti e pensai “Ma che cazzo sto facendo? Sto inseguendo una donna che sale e scende continuamente da tram e autobus. Perchè?” 

Mentre pensavo al perchè il bus n.8 si fermò per un guasto. L’autista ci disse di scendere “Potete continuare con il 13 che passerà tra poco. Mettetevi sotto la pensilina e aspettate.”

Iniziai a desiderare di tornare a casa. “AspettO il 13 e rientro”.

Arrivò dopo poco. E non ci credevo, c’era lei sul 13. Non sapevo che fare, ero stanco. Lei mi sembrò ancora più bella della prima volta. Il problema dell’approccio fu risolto subito.

Venne lei da me. 

“Posso?” mi chiese per sedersi accanto.

“Certo”

“Ma tu perchè mi insegui? Ma lo sai chi sono?”

“No chi sei? Dimmelo tu”

“Devi capirlo da solo. Non posso aiutarti. Ripercorri i tuoi spostamenti e saprai chi sono. Ora devo andare. Vado a prendere il 21.”

E scese dal bus. Allora mi affacciai al finestrino e le gridai “Quale autobus prenderai domani?”

Mi sorrise. Le si formarono delle piccole rughe all’angolo degli occhi celesti. “Domani prenderò il 34. Ma non hai ancora capito chi sono?”

Mi fermai a pensare un secondo, misi in ordine gli autobus e i tram e in un attimo mi fu tutto chiaro.

“Ma chi sei? La serie di Fibonacci??”

“Si.” e salì sul 21.

STRATEGIE

“Ti vedo giù in questi giorni. Come mai?”
“E’ che non riesco ad avere una ragazza. Mi sto iniziando a preoccupare. Ma cosa ho di sbagliato?”
“Non hai una strategia. Vivi in attesa che ti capiti l’incontro della vita. Devi prendere l’iniziativa.”
“Ma io cerco di fare il gentile con quelle che conosco ma niente. Non riesco ad andare oltre un caffè.”
“Per forza. Sei sul target sbagliato con un prodotto sbagliato.”
“Cioè?”
“Quelle che conosci è un target sbagliato. Devi andare su quelle che non conosci. E poi prendere un caffè è una cosa che non va più. E’ un prodotto obsoleto.”
“Ma il caffè?”
“Ma non il caffè. Il prendere un caffè.”
“Quindi cosa dovrei fare?”
“Dobbiamo individuare un target nuovo. Non andare random. Devi costruire una lista di potenziali prospect.”
“Di cosa?”
“Di donne, donne, Alberto cerca di seguirmi nel ragionamento. Le donne sono i tuoi prospect. Obiettivo portare a casa un contratto. Cioè una relazione. Non è questo quello che vuoi?”
“Si. “
“Brà! Prima cosa creazione di una lista profilata.”
“Profilata?”
“Sì devi capire i requisiti della tua donna ideale e tracciare un profilo per poi fare scouting per creare la lista profilata. Cioè una lista con centinaia di nomi di donne che hanno il profilo che cerchi. Per esempio età, provincia, stato civile, hobby, colore dei capelli, titolo di studio, lavoro attuale e tutto quello che possa interessarti come qualità. Poi una volta consolidata questa lista lavoreremo sugli aspetti interiori. Ovviamente nel momento dell’ingaggio.”
“Ingaggio?”
“Si. Quando riuscirai ad avere un appuntamento potrai avere altre informazioni per arricchire la scheda-prospect.”
“Ma dove le trovo tutte queste donne?”
“Sono intorno a te. Ma lo sai che le donne sono più degli uomini? Devi cercarle, scovarle, interessarle per farle uscire allo scoperto. Insomma devi fare una lead generation. Mi segui?”
“No. Forse perchè lavori al marketing.”
“Dai è semplice. Devi fare lead generation e poi incomincerai ad avere prospect”
“Mi fido. E quando ho una prospect?”
“Sei sulla buona strada. La prospect è tale perchè ha dimostrato interesse verso di te e del tuo prodotto. Quindi scatta la negoziazione. Ricorda che se hai un appuntamento e poi ne fissi un altro puoi dire che al 50% porti il contratto a casa. E’ un fatto scientifico. Se hai 5 prospect in negoziazione uno lo porti a casa.”
“A casa? Sua o mia?”
“Ma noooo, è un modo di dire. Scatta la firma. Che poi in questo caso sarebbe il bacio. La firma più bella che esiste. Ma mi senti?”
“Si scusa mi è arrivato un messaggio di Cristina, quella che lavora in amministrazione. Mi ha chiesto se andiamo a cinema sabato. Mi piace molto. Secondo te è un prospect? Mi devo portare la scheda da compilare al cinema? “
“Che ti devo dire. Vai. Una opportunità arrivata così senza una strategia, senza una profilazione, senza una call to action. E io qui da due ore a cercare di migliorarti, a cercare di darti un know-how relazionale. Vai, vai.”
“Scusami posso chiederti una cosa?”
“Che c’è?”
“Mi puoi mandare le slides della strategia che mi hai spiegato?”

OGNUNO VIAGGIA A MODO SUO

“Ehi ciao! Hai fatto colazione?”
“Sì. Latte e cereali. Tu?”
“Io uovo al tegamino per cena. Sono qui da ieri sera. Ora con il risparmio energetico ci fanno partire una volta al giorno. Forse adesso mettono il detersivo.”
“Non ti secca passare la notte tutta unta?”
“Mica è solo questo. Al piano di sopra sta un mestolo che gocciola sugo da ieri sera. Ogni tanto una goccia. Una rottura di coglioni.”
“Oggi è bella piena. Non c’è un posto. Siamo tutti stretti. Che poi così non mi arriva bene il getto dell’acqua e non riesco ad essere pulita come vorrei.”
“Lo so, lo so. A te piace quando ti passano il dito sopra e fa quel bel rumore di pulito e di sgrassato.”
“Vivo per questo. Sai che a me la pentola della pasta sta antipatica?. Si crede di essere la principessa. Si prende un sacco di spazio. Che poi potevano anche sciacquarla a mano e invece si pianta qui come un mausoleo e non riesco a parlare con i piatti.”
“Io spero sempre di essere messa vicino alle posate. Durante il lavaggio fanno casino e si divertono. Almeno guardo loro e passo il tempo.”
“Secondo te ci fanno partire subito?”
“Non ancora. Mi sembra manchi una tazzina di caffè. Quella arriva sempre per ultima. Ah eccola. Forse ora si parte.”
“Si, stanno chiudendo. Hanno messo il ciclo breve. Ci vediamo tra 40 minuti. Poi? Io vado sempre nella credenza in alto.”
“Vabbè io sempre in basso. Comunque ci vediamo al prossimo lavaggio ciao.”

LO SCAMBIO

E’ una bella giornata. Leonardo decide di prendere il tram per andare in ufficio invece della solita auto.
“Ma sì facciamo una giornata green. Non consumiamo carburante. E poi il tram ha un suo fascino. Mi piace il suo caracollare tra sbuffi e ripartenze a scatto”.
Però per il tram ci vuole il biglietto. Leonardo si ferma in un tabacchi prima di arrivare alla fermata e ne acquista uno. Non li prende spesso e lo guarda incuriosito. Tutto colorato con scritto vale 100 minuti.
“Problemi?” dice il tabaccaio.
“No lo stavo guardando”
“E non lo può guardare fuori? C’è una signora che deve entrare. Mi scusi””
“Mi scusi lei, esco subito. Grazie”.
Qualche minuto e arriva alla fermata. Il tram non tarda ad arrivare. Le porte si aprono e sale, passa il biglietto sul dispositivo e un bip dice che da quel momento ha 100 minuti. Non c’è molta gente. Solo qualche signora che deve raggiungere Porta Palazzo dove c’è un mercato grandissimo. Dicono che sia il mercato scoperto più grande d’Europa.
Leonardo si siede e fa partire una playlist “strazzamutande”, come dice lui. Sarebbe una serie di canzoni e colonne sonore grandiose che ti anestetizzano. Guarda fuori dal finestrino e mentre Ennio Morricone dirige “C’era una volta il west” gli scorrono davanti gli alberi del Parco del Valentino. Appena Edda dell’Orso parte con i suoi vocalizzi gli viene un groppo in gola. Pensa, non sa perchè, ad un amico che non c’è più. Rivede il suo volto sovrapporsi alla riva del Po, alle residenze reali, ai prati con dei ragazzi che giocano a pallone.
Ad un tratto, nel bel mezzo di una canzone “strazzamutande”, si rende conto che il tram è fermo e l’autista non c’è.
Una signora seduta di fronte a lui gli dice “Ci deve essere qualche problema. L’autista è sceso a vedere. E’ una giovane autista, non so se sia molto esperta”.

Passano pochi secondi e la giovane autista fa capolino dalla prima porta.
“Mi scusi ma vedo che lei è l’unico uomo sul tram. Potrebbe darmi una mano? Le dispiace?”
“No, cosa dovrei fare?”
“Deve mettere la mazza nel buco che le dico io e spingere forte”
“Buco? Mazza?”
“Si venga giù. Che siamo già in ritardo”
Leonardo scende e la giovane autista gli porge una mazza ferrata e lo invita ad infilarla nel buco di una piastra metallica sulla strada.
“Ma cosa è?” chiede Leonardo.
“Dobbiamo attivare lo scambio dei binari. Mi hanno detto di deviare il percorso. Ci sono dei lavori in Corso San Maurizio. Forza spinga con me. Tutto a destra. Così, così spinga più forte.”
Si sente uno scatto. Lo scambio è stato spostato. Ora il tram potrà proseguire sul nuovo percorso.
“Non so come ringraziarla. Io smonto alla fine della corsa e se non ha fretta possiamo prendere un caffè insieme”
“Perchè no? Ho delle cose da fare ma posso spostarle nel pomeriggio”
“Bene. Risaliamo. Ho sentito che sta ascoltando della bella musica. Si sente poco ma è arrivata anche a me”
“Sì è una playlist che ho fatto io. Una playlist strazzamutande”
“Ahahah, che vuol dire?”
“Che ti emoziona tanto.”
“”Mi piace. Bene io scendo al capolinea. In tutti i sensi”
“Cioè?”
“Ieri ho lasciato il mio compagno. Siamo arrivati al capolinea. Quando prima abbiamo attivato lo scambio insieme ho avuto una strana sensazione. Di fiducia. Mi sembra una persona con cui poter cambiare percorso e poi avere qualcuno con cui ascoltare una playlist strazzamutande può avere il suo fascino”.

Intanto dal tram “Che noi dobbiamo andare a Porta Palazzo a fare la spesa! Molto dovete parlare ancora?”

LA BADANTE

“Ho saputo che avete preso una badante per tuo padre.”
“Sí, è una brava signora. Solo che è un po’ avanti negli anni ed ha una sua badante che l’accompagna da papà. E poi la fa mangiare. Cosí poi lei, dopo aver mangiato, può far mangiare mio padre. Poi il pomeriggio va via la badante della signora che assiste mio padre e viene il suo fisioterapista che le fa dei massaggi.”
“E tuo padre?”
“Mio padre si diverte un casino. Il fisioterapista è simpatico e fa fare degli esercizi pure a lui. L’unica cosa è che c’è un po’ di confusione tra porta e citofono, gente che va gente che viene. Ieri è venuto l’amministratore dello stabile e l’infermiere che viene il pomeriggio, che è nuovo, gli ha fatto un clistere e poi lo ha messo a dormire.
Mio padre doveva andare in bagno e ci ha trovato il rag. Casoria che compilava le convocazioni assembleari tra una scarica e l’altra. A quel punto gli ha pagato anche le quote condominiali.”

LA CERETTA

Suono bene. E canto pure. Ad una festa di amici, come succede sempre, mi chiedono di sedermi al piano. Conosco quasi tutti, le loro canzoni preferite e quelle che amano cantare tutti insieme. L’altra sera c’era un amica di Delia, la padrona di casa, che non avevo mai visto. Era seduta sul divano a parlare con un paio di ospiti. Io stavo suonando e ogni tanto la guardavo per cercare di capire se le piaceva quello che stavo cantando. Mi sorrideva o almeno sembrava sorridesse a me. La lampada vicino al divano le illuminava il viso e mi sembrava di suonare solo per lei. Ad un tratto non la vidi più e dopo poco me la ritrovai appoggiata al piano.
“Ho visto che mi guardavi sempre mentre suonavi. Cosa c’è? Per caso mi volevi conquistare con la tua musica?”
Avvertivo chiaramente la sensazione di rossore che mi aveva preso e balbettai.
“No, no guardo sempre in giro mentre canto e poi non ti avevo mai vista”
“Peró quando hai cantato “Mi sei scoppiato dentro il cuore” di Mina non ti giravi mai e guardavi solo me”
Nel mio stato di rossore ormai stabile risposi
“Beh non sei una che passa inosservata”
“Ah quindi mi hai notato? E vediamo, cosa ti ha colpito di me?”
“Posso essere sincero?”
“Certo devi.”
“Mi ha colpito il fatto che sei una che non si fa la ceretta alle gambe.”
“Si vede molto?”
“Beh se metti la minigonna si vede. Anche perchè hai delle gambe bellissime. Impossibile non notarle.”
“Grazie. Quindi ho delle gambe bellissime e pelose. Giusto?”
“Giusto.”
“Beh dedicami una canzone. Scommetto che non hai mai dedicato una canzone ad una donna che non si depila.”
“Perchè non ti fai la ceretta? Scusa ma non capisco”
“Per questo”
“Per cosa?”
“Perchè è un argomento di discussione che sposta l’attenzione da me ai peli. Se uno supera il problema pelo allora vuol dire che cerca in me qualcosa in più. Tu cosa vuoi da me?”
“Niente”
“Bugiardo. Mi spogliavi con gli occhi”
“Sì è vero. Devo ammetterlo. Ti trovo molto affascinante”
“Allora questa canzone? O vuoi che te la chieda io? Senti, facciamo un gioco. Io ti chiedo una canzone e se tu la suoni e la canti bene senza sbagliare le parole ti chiederò di accompagnarmi a casa alla fine della serata.”
“Ok. Accetto la sfida”
“La canzone è “Vecchio palco della scala””
“Mi inviti a nozze…la conosco benissimo”
E incominciai con le suadenti note

“In un vecchio palco della Scala
Nel gennaio del ’93
Spettacolo di gala
Signore in décolleté
Discese da un romantico coupé
Quanta e quanta gente nella sala
C’è tutta Milano in gran soirée….

Seguiva tutte le parole. La conosceva anche lei benissimo. E si avvicinò ancora di più. Sentivo l’odore dello shampoo che aveva usato. Ero in trance musicale. Andavo in automatico con la canzone e le note la stavano cuocendo a fuoco lento. I suoi occhi parlavano per lei.
Ci risvegliò un amico di Delia:
“Ancora molto dobbiamo soffrire con il Quartetto Cetra? Puoi fare qualcosa di più aggiornato?”
Lei gli stava per rispondere in malo modo ma la fermai mettendole la mano sulla gamba. In quel momento, sotto il palmo della mano, sentivo chiaramente i peli, sottili, e morbidissimi. Passarono alcuni interminabili secondi fino a quando, sorridendo mi disse “Li devi contare tutti o ce ne andiamo?”
“Si hai ragione andiamo”. Una volta in auto mi diede un bacio sulla guancia e mi sussurrò nell’orecchio
“Andiamo da me prima che torni mio marito”
“Ma sei sposata?”
“Si ma non è un bel periodo. Il nostro rapporto si è raffreddato anche se viviamo insieme. Mio marito per via del lavoro è sempre nervoso e irascibile. Si inalbera per un nonnulla”
“Cosa fa tuo marito?”
“E’ un pugile professionista nei pesi medio-massimi e ultimamente ha perso alcuni incontri. Ed anche stasera è andato KO. Sicuramente sarà molto nervoso.”
“Senti, stavo pensando..non è che stiamo facendo una cazzata andando da te? Mi sembra una forzatura. Ci siamo conosciuti da poche ore. Vogliamo sentirci nei prossimi giorni?”
“Lo sapevo. Non riesci a superare il fatto che non mi faccio la ceretta”
“Non è per quello. Mi piaci tantissimo e ti trovo veramente coinvolgente e affascinante però in effetti non riesco ad abituarmi all’idea di venire da te”
“Sempre per i peli? O perchè mio marito è un pugile incazzato? Non è che hai paura di mio marito? Guarda che me lo puoi dire”
“Ma figurati se ho paura di tuo marito! Quanti incontri ha vinto? Voglio abituarmi al pensiero dei peli su quelle gambe bellissime.”
“Oops. Mio marito è arrivato prima. Vedo che sta parcheggiando adesso. Da come sta parcheggiando credo sia nervoso come una bestia. Fermiamoci ancora un po’ qui. Potremmo proseguire i nostri discorsi in macchina.””
“Non ti dispiacere ma io andrei. Mi sono ricordato che chiude il garage a mezzanotte. Tuo marito sta ancora parcheggiando?”
“Secondo me vai via per i peli”
“Noneeee non è per i peli. Che sta facendo tuo marito?”
“Mi sembra invece che sia per i peli”
“Ti ho detto no! E’ entrato nel portone tuo marito?”
“Cerca di essere sincero con me. E’ per i peli?”
“SI! SI! HAI RAGIONE! E’ PER I PELI! FAMMI ANDARE E FATTI UNA CAZZO DI CERETTA!”

LA CAMPAGNA

“Ciao cosa fai questa estate?”

“Sono incasinatissimo. Sarò in campagna.”

“Beh in campagna dovresti stare rilassato.”

“Ma scherzi? Ma lo sai cosa vuol dire stare in campagna d’estate? Non ci saranno giorni e notti che non avrò da risolvere problemi, parlare con la gente, convincere persone. Sarà una lotta senza quartiere. Non mi potrò distrarre un attimo. Dovrò andare casa per casa.”

“Però secondo me la stai prendendo male. La campagna ha sempre dato calma e serenità a tutti. Certo ti alzi presto ma hai tante soddisfazioni nel curare quello che ti sta attorno.”

“Seee proprio, io sono circondato da pezzi di merda.”

“Si è rotta la tubatura della fogna?”

“Bravo è proprio così. Sarò costretto a lavorare come in una fogna.”

“Senti a me non ci andare in campagna quest’estate. Vedo che hai più problemi che altro.”

“Ti dico solo una parola: Meloni. Il mio problema è quello.”

“E non puoi dedicarti a cetrioli e angurie?”

“Ma che cazzo dici? Cetrioli? Angurie?”

“Se mi dici che hai problemi con i meloni.”

“Ma tu cosa hai capito?”

“Che hai problemi con la campagna”

“Ma ho problemi con la campagna elettorale!”

“Ahhhh e che ne so. Mi hai detto che saresti stato in campagna. Non hai specificato il tipo di campagna.”

“Vabbè dai non è niente. Tu a chi devi votare?”

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