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RACCONTO GEOMETRICO

Un giorno un’apotema si innamoró di una bisettrice. Entrambe persone rette e precise. L’apotema passava le ore a vedere la sua amata creare angoli nella casa per poi dividerli in due parti perfettamente uguali. La bisettrice invece adorava come l’apotema trovava sempre il punto preciso per essere equidistante dalle pareti, tranne che per quel fastidioso vizio di tracciare un cerchio per terra come quelli di Banca Mediolanum. L’unica coppia di amici che frequentavano erano una squadra e un compasso con cui erano d’accordo quasi su tutto. Rimanevano interdetti quando i due si sovrapponevano ed iniziavano a fare discorsi strani su miti, architetti e fratellanza. Una sera la squadra fece innervosire la bisettrice per una visione diversa che avevano dell’angolo retto. Tutto tornó tranquillo grazie al compasso e all’apotema che iniziarono a costruire la proiezione ortogonale di un pentagono (grande classico) facendola arrivare in camera da letto. La bisettrice sorrise”fa niente se ci sono ancora degli angoli non divisi….? Non ho avuto tempo.” Tutti sorrisero e iniziarono a rimettere a posto i segmenti sparsi sul piano.

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IL PRELIEVO

Si chiamava Aurora. La conobbi a casa di mia mamma. In quel periodo mamma aveva bisogno di cure e per evitare di stancarla decidemmo di fare venire a casa una infermiera per il prelievo. Fu cosí che una mattina all’alba Aurora suonó alla porta e andai ad aprire. Aveva i capelli raccolti e gli occhi di chi era sveglio da poco ma era bellissima lo stesso. Io ero ancora in boxer e maglietta e mi scusai. Mia mamma dalla stanza gridó “chi è?” e le risposi “mamma è l infermiera per il prelievo”.
Aurora sorrise. Le mancavano i due incisivi superiori. Disse sibilando che era in attesa del ponte. Poggió la sua attrezzatura sul tavolo e sibilando nuovamente mi chiese di portarle la mamma per fare quello per cui era venuta.
Andai a prendere mamma. Mi fece un cazziatone per come ero vestito.
“Vatti a mettere decente. Che figura mi fai fare?”
Allora decisi di mettermi il meglio che avevo. Un abito grigio antracite, camicia azzurra e una cravatta di Marinella che rimane sempre un grande classico. Aurora rimase colpita dalla mia eleganza e non smetteva di guardarmi. Mamma incominciò a innervosirsi. Era lì con il braccio teso e Aurora non procedeva al prelievo.
Al quarto meteo di skytg24 mamma conosceva perfettamente la situazione in tutta Italia ed anche come aveva aperto la borsa di Tokyo.
Finalmente Aurora, rapita dalla mia classe, infiló l’ago ed inizió a prelevare guardandomi comunque. Mi resi conto che mamma sbiancava e dissi ad Aurora che poteva bastare. Pronunciò un sì così dolce che avrei voluto baciarla ma mi fermai.
Rimisi mamma a letto e ci fermammo in cucina per un caffè. Mi raccontó di lei, del suo lavoro e dei suoi sogni. Io l’ascoltavo mentre giocavo con la cravatta girandola per far vedere che era di Marinella ma su Aurora non sembrava avere effetto. Fu proprio quando mi toccai i gemelli del polsino destro della camicia che lei si spinse fino a poco da me. “Potrei fare una pazzia per un uomo gentile e raffinato come lei”.
La parola pazzia fu mortificata dalla mancanza degli incisivi superiori e le dissi “Non parlare”mettendole il mio dito indice sulla bocca. Lei socchiuse le labbra e con un gesto erotico mise il dito in bocca. Passarono alcuni interminabili secondi e vedevo che il dito non si muoveva più. I suoi occhi diventarono interrogativi e mi resi conto che il dito si era incastrato tra i due incisivi superiori laterali. Non veniva via. Con veemenza lo tirai forte e per il contraccolpo cademmo tutti e due a terra.
Mamma non so se dormisse, se fosse svenuta per il prelievo esagerato o per il nikkei negativo ma non diede segni di vita alla nostra caduta.
Sul pavimento della cucina con l’odore del caffè della moka ci amammo. Poi non venne più perché mamma disse che sembrava inesperta. Ora il prelievo lo fa Manfredo, un infermiere che nel tempo libero monta i mobili dell’ikea. Mi ha insegnato a montare la libreria Billy. Questa settimana mi vuole presentare ai suoi.

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NON APRITE QUEL FRIGORIFERO

Una famiglia come tante. Una necessità come tante. L’acquisto di un frigorifero usato perchè non è un momento facile e bisogna abbandonare l’idea di un elettrodomestico ultimo grido con tripla A ed ecosostenibile. Ebay ti mette davanti ad un’occasione irrinunciabile e procedi all’acquisto. Bello, grande, con il dispenser dei cubetti di ghiaccio. Due scompartimenti per verdura e congelatore per metterci di tutto. Prima dell’arrivo prepari il posto dove metterlo. Già te lo immagini imponente, grigio metallizzato, due ante e tanta spesa da sistemare. E finalmente eccolo. Come ipnotizzati tutti davanti al frigo nuovo. Come davanti al nuovo focolare. La tv non è più il luogo di aggregazione. E’ stato scomposto dai tanti smartphone e tablet che permettono ad ognuno di vedere ciò che vuole. Magari le stesse cose ma in tempi diversi. Il frigo no. Il frigorifero è uno e tutti devono averci a che fare. E allora spesa! Tutti contenti ed ognuno sistema le sue cose. Tanti colori, tante confezioni.

“Non incominciamo! Per favore! Avevo preso la pancetta affumicata per farmi le pennette alla vodka e non c’è più. Chi l’ha usata?”

“Papà tu lo sai che sono vegana. Non la userei mai la tua “pancetta”. Una cosa che ormai mangiate voi boomers legati a schemi alimentari primitivi”

“Vabbè sono primitivo! La pancetta sta anche sullo scontrino. Vedi? Il fatto è che la pancetta non c’è più. Gianluca sai qualcosa tu della pancetta?”

“No papà. Ho mangiato sempre fuori da quando avete fatto la spesa. Ho preso solo uno yogurt per colazione”

“Allora questa pancetta si è volatilizzata. Amelia non è che per caso l’hai messa in qualche cosa che hai fatto tu?”

“Papà, la mamma è uscita due ore fa. Andava a fare dei servizi. Anche noi stiamo uscendo adesso e non torniamo per cena. Forse la mamma si fermava da Genny e anche lei non torna per cena. Ciao noi andiamo”

“Guardiamo meglio in questo frigorifero. Così grande. Magari è finita dietro qualche altra cosa.”

“L’HO PRESA IO” una voce metallica innaturale si rivolge a Piero che ha la testa quasi nel frigo.

“Beh vabbè ora sento anche le voci. Mannaggia a me e quando ho preso ‘sta cazzo di pancetta!. Ho capito mi faccio due zucchine alla poveretta e un uovo al tegamino”

“VOGLIO ALTRA PANCETTA” torna la stessa voce metallica.

“Ma che cazzo succede? Non ho bevuto neanche una birra e mi sembra di sentire ancora le voci”

“PANCETTAAA!!” ora la voce si fa sempre più forte.

Piero fa un salto all’indietro e cade seduto per terra davanti al frigo con la bocca spalancata per lo stupore.

“PENSAVI CHE IO FOSSI UN AFFARE? SI SONO LIBERATI DI ME MA NON TI HANNO DETTO CHE NON SONO UN FRIGORIFERO NORMALE”

“E cchi seei?”

“SONO UN FRIGORIFERO SPECIALE. OLTRE A CONSERVARE MANGIO ANCHE. ORMAI NON TI PUOI LIBERARE DI ME. CHI MI VENDE MUORE DOPO POCHI GIORNI. QUELLO CHE MI HA VENDUTO NON CI CREDEVA ED E’ DECEDUTO OGGI”

“Oh madonna e ti dobbiamo tenere per forza allora?”

“SE NON VUOI MORIRE MI DEVI TENERE E DARMI DA MANGIARE. COME UNO DI FAMIGLIA AH AH AH AH” la risata satanica fa accaponare la pelle di Piero che tenta di chiudere l’elettrodomestico per metterlo a tacere.

“NON CI PROVARE PIU’!”

“Ma scusa non è che puoi stare aperto. Si scongela tutto”

“SE C’E’ DA MANGIARE ALLORA MI FACCIO CHIUDERE. HO VISTO DUE BUSTE DI SALMONE. ORA MANGERO’ QUELLE. DOMANI COMPRA ALTRA ROBA”

“Hai delle preferenze?”

“Sì. PANCETTA COME SE PIOVESSE E POI SALMONE, BRESAOLA, SALAME, PORCHETTA E CACCIATORINI. E POI MI DEVI METTERE VICINO ALLA LAVASTOVIGLIE. SAI ANCHE NOI ABBIAMO LE NOSTRE ESIGENZE.”

“Che esigenze?”

“NON FARE FINTA DI NON CAPIRE. HO VISTO CHE NE AVETE UNA BELLA NUOVA E MI HA GIA’ FATTO CAPIRE CHE CI STA. E CERCA DI PORTARE IL CONTRATTO DELL’ENERGIA A 6KWH. NON VOGLIO CHE VADA VIA LA LUCE MENTRE LA LAVASTOVIGLIE MI FA IL RISCIACQUO. HAI CAPITO? BEH ORA TI LASCIO. E STAI ATTENTO CHE TI TENGO D’OCCHIO”

Piero si siede al tavolo della cucina e fissa quel frigorifero che ormai si è svelato e lo ha buttato nello sconforto più totale. Passa alcune ore guardando la lavastoviglie cercando di capire come potrebbe avere una relazione intima con quel frigo demoniaco.

Arrivano moglie e figli.

“Ehi meno male che siete tornati! Ho scoperto chi ha mangiato la pancetta!”

“E chi è stato?” risponde la moglie con sufficienza rimettendo le chiavi della macchina nel cassetto.

“Il frigorifero! E’ un frigorifero demoniaco! Mi ha detto lui che l’ha mangiata! E vuole altra roba. Prosciutto, porchetta, salmone ed altro e poi vuole che lo mettiamo accanto alla lavastoviglie per fare le loro cose intime. Lo so che sembra impossibile ma vi giuro che è così”

“Ragazzi ma voi lo state sentendo vostro padre? Volete controllare quante bottiglie di birra vuote ci sono sul balcone?”

“Ma ti giuro che non ho bevuto niente!”

“Mamma ce ne sono sei da 66 cl. tutte vuote”

“Come volevasi dimostrare. Bugiardo e ubriaco!”

“Ma non capisci che 6 bottiglie da 66 è un segno del diavolo?? E’ il numero del demonio! 666!”

“Vabbè e chi le ha bevute tutte queste birre il diavolo??”

“SI AH AH AH AH AH !” la voce satanica del frigorifero torna a tuonare.

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IL VALZER

Ho sempre invidiato chi sa ballare il valzer e ballando riesce a dichiarare il proprio amore. E’ un ballo regale, armonioso, fatto di movimenti leggiadri. Coppie che volteggiano senza mai toccarsi in perfetta sincronia. Solo gli  sguardi e i sorrisi possono essere usati per manifestare le proprie emozioni alla donna di cui sei segretamente innamorato. Sai che quel ballo non durerà per sempre e non hai che pochi minuti per dichiararti. Allora, volteggiando e piroettando, cerchi di disegnare cerchi sempre più larghi per condurre la luce dei tuoi occhi verso la grande vetrata che si affaccia sulla balconata. Solo lì potrai tentare con una vigorosa giravolta di liberarti della musica incessante di una orchestra che suona come se non ci fosse un domani. Non è facile. Le altre coppie girano vorticosamente e i cavalieri sono presi dal mantenere le giuste distanze ed ogni volta che tenti la giravolta decisiva c’è sempre una coppia di rompicoglioni sorridenti che rotea davanti alla vetrata impedendo la fuga d’amore. Pare brutto smettere di ballare e dire “vieni, andiamo fuori ho bisogno di parlarti”. Il valzer ha delle regole e vanno rispettate. E quindi si balla e si sorride. Senti che lei è la donna della tua vita. Vorresti dirle ti amo, correre in giardino, strapparle l’abito di dosso e fare l’amore, ma devi volteggiare non sai fino a quando. E poi devi sorridere. Ti guardi attorno e, ballando, sorridono tutti e ti viene il sospetto che sia perchè non riesci ad uscire sul balcone con lei. Ora ti fanno male anche le scarpe e i tuoi movimenti non sono più fluidi. Nonostante questo lei ti sorride e con quell’accento francese che ti fa morire vedi muoverle le labbra e ti sembra di sentire “Ci vorrebbe un Gingerino”. Pensi subito che non ha capito un cazzo delle tue intenzioni. Allora con un paio di piroette la porti lontano dall’orchestra dove puoi dirle “Cosa?” E lei ripete “Sei un perfetto ballerino”. Non è molto ma sempre meglio del Gingerino. Hai perso la nozione del tempo, inizi anche ad essere stanco ma ti accorgi che non si ferma nessuno neanche a calci nel culo. L’orchestra va che è una bellezza. Ha iniziato con vigore The Second Waltz e tutti ridono, cantano e piroettano. Giri anche tu e non ti accorgi che ti stai avvicinando troppo al gruppo degli archi che è  in trance agonistica ed il violino di destra non si accorge del tuo passaggio e inavvertitamente ti pianta una stillettata nelle parti basse come quando con lo stecchino devi infilare le ultime due olive rimaste nella coppetta. Le regole del valzer non consentono il cambio repentino di espressione e sei costretto a gridare “SIRTAKIIIII” per dare sfogo al dolore. Il direttore d’orchestra apprezza la proposta e parte la suadente musica greca. Tutti si staccano dai rispettivi partner e si mettono in fila saltando e muovendosi al ritmo sempre più incalzante dei musicisti. Nel cambio di ballo hai perso lei. Ah eccola lì avvinghiata con Zorba il greco nell’estasi del sirtaki. Non ti caga neanche quando ti avvicini e le dici che una volta hai incontrato Miki Theodorakis. Hai le palle rotte in tutti i sensi, i piedi doloranti e vuoi solo andare a casa. Il valzer mi fa cagare, voglio ballare il geghegè.

LO SCAMBIO

E’ una bella giornata. Leonardo decide di prendere il tram per andare in ufficio invece della solita auto.
“Ma sì facciamo una giornata green. Non consumiamo carburante. E poi il tram ha un suo fascino. Mi piace il suo caracollare tra sbuffi e ripartenze a scatto”.
Però per il tram ci vuole il biglietto. Leonardo si ferma in un tabacchi prima di arrivare alla fermata e ne acquista uno. Non li prende spesso e lo guarda incuriosito. Tutto colorato con scritto vale 100 minuti.
“Problemi?” dice il tabaccaio.
“No lo stavo guardando”
“E non lo può guardare fuori? C’è una signora che deve entrare. Mi scusi””
“Mi scusi lei, esco subito. Grazie”.
Qualche minuto e arriva alla fermata. Il tram non tarda ad arrivare. Le porte si aprono e sale, passa il biglietto sul dispositivo e un bip dice che da quel momento ha 100 minuti. Non c’è molta gente. Solo qualche signora che deve raggiungere Porta Palazzo dove c’è un mercato grandissimo. Dicono che sia il mercato scoperto più grande d’Europa.
Leonardo si siede e fa partire una playlist “strazzamutande”, come dice lui. Sarebbe una serie di canzoni e colonne sonore grandiose che ti anestetizzano. Guarda fuori dal finestrino e mentre Ennio Morricone dirige “C’era una volta il west” gli scorrono davanti gli alberi del Parco del Valentino. Appena Edda dell’Orso parte con i suoi vocalizzi gli viene un groppo in gola. Pensa, non sa perchè, ad un amico che non c’è più. Rivede il suo volto sovrapporsi alla riva del Po, alle residenze reali, ai prati con dei ragazzi che giocano a pallone.
Ad un tratto, nel bel mezzo di una canzone “strazzamutande”, si rende conto che il tram è fermo e l’autista non c’è.
Una signora seduta di fronte a lui gli dice “Ci deve essere qualche problema. L’autista è sceso a vedere. E’ una giovane autista, non so se sia molto esperta”.

Passano pochi secondi e la giovane autista fa capolino dalla prima porta.
“Mi scusi ma vedo che lei è l’unico uomo sul tram. Potrebbe darmi una mano? Le dispiace?”
“No, cosa dovrei fare?”
“Deve mettere la mazza nel buco che le dico io e spingere forte”
“Buco? Mazza?”
“Si venga giù. Che siamo già in ritardo”
Leonardo scende e la giovane autista gli porge una mazza ferrata e lo invita ad infilarla nel buco di una piastra metallica sulla strada.
“Ma cosa è?” chiede Leonardo.
“Dobbiamo attivare lo scambio dei binari. Mi hanno detto di deviare il percorso. Ci sono dei lavori in Corso San Maurizio. Forza spinga con me. Tutto a destra. Così, così spinga più forte.”
Si sente uno scatto. Lo scambio è stato spostato. Ora il tram potrà proseguire sul nuovo percorso.
“Non so come ringraziarla. Io smonto alla fine della corsa e se non ha fretta possiamo prendere un caffè insieme”
“Perchè no? Ho delle cose da fare ma posso spostarle nel pomeriggio”
“Bene. Risaliamo. Ho sentito che sta ascoltando della bella musica. Si sente poco ma è arrivata anche a me”
“Sì è una playlist che ho fatto io. Una playlist strazzamutande”
“Ahahah, che vuol dire?”
“Che ti emoziona tanto.”
“”Mi piace. Bene io scendo al capolinea. In tutti i sensi”
“Cioè?”
“Ieri ho lasciato il mio compagno. Siamo arrivati al capolinea. Quando prima abbiamo attivato lo scambio insieme ho avuto una strana sensazione. Di fiducia. Mi sembra una persona con cui poter cambiare percorso e poi avere qualcuno con cui ascoltare una playlist strazzamutande può avere il suo fascino”.

Intanto dal tram “Che noi dobbiamo andare a Porta Palazzo a fare la spesa! Molto dovete parlare ancora?”

LA BADANTE

“Ho saputo che avete preso una badante per tuo padre.”
“Sí, è una brava signora. Solo che è un po’ avanti negli anni ed ha una sua badante che l’accompagna da papà. E poi la fa mangiare. Cosí poi lei, dopo aver mangiato, può far mangiare mio padre. Poi il pomeriggio va via la badante della signora che assiste mio padre e viene il suo fisioterapista che le fa dei massaggi.”
“E tuo padre?”
“Mio padre si diverte un casino. Il fisioterapista è simpatico e fa fare degli esercizi pure a lui. L’unica cosa è che c’è un po’ di confusione tra porta e citofono, gente che va gente che viene. Ieri è venuto l’amministratore dello stabile e l’infermiere che viene il pomeriggio, che è nuovo, gli ha fatto un clistere e poi lo ha messo a dormire.
Mio padre doveva andare in bagno e ci ha trovato il rag. Casoria che compilava le convocazioni assembleari tra una scarica e l’altra. A quel punto gli ha pagato anche le quote condominiali.”

LA CERETTA

Suono bene. E canto pure. Ad una festa di amici, come succede sempre, mi chiedono di sedermi al piano. Conosco quasi tutti, le loro canzoni preferite e quelle che amano cantare tutti insieme. L’altra sera c’era un amica di Delia, la padrona di casa, che non avevo mai visto. Era seduta sul divano a parlare con un paio di ospiti. Io stavo suonando e ogni tanto la guardavo per cercare di capire se le piaceva quello che stavo cantando. Mi sorrideva o almeno sembrava sorridesse a me. La lampada vicino al divano le illuminava il viso e mi sembrava di suonare solo per lei. Ad un tratto non la vidi più e dopo poco me la ritrovai appoggiata al piano.
“Ho visto che mi guardavi sempre mentre suonavi. Cosa c’è? Per caso mi volevi conquistare con la tua musica?”
Avvertivo chiaramente la sensazione di rossore che mi aveva preso e balbettai.
“No, no guardo sempre in giro mentre canto e poi non ti avevo mai vista”
“Peró quando hai cantato “Mi sei scoppiato dentro il cuore” di Mina non ti giravi mai e guardavi solo me”
Nel mio stato di rossore ormai stabile risposi
“Beh non sei una che passa inosservata”
“Ah quindi mi hai notato? E vediamo, cosa ti ha colpito di me?”
“Posso essere sincero?”
“Certo devi.”
“Mi ha colpito il fatto che sei una che non si fa la ceretta alle gambe.”
“Si vede molto?”
“Beh se metti la minigonna si vede. Anche perchè hai delle gambe bellissime. Impossibile non notarle.”
“Grazie. Quindi ho delle gambe bellissime e pelose. Giusto?”
“Giusto.”
“Beh dedicami una canzone. Scommetto che non hai mai dedicato una canzone ad una donna che non si depila.”
“Perchè non ti fai la ceretta? Scusa ma non capisco”
“Per questo”
“Per cosa?”
“Perchè è un argomento di discussione che sposta l’attenzione da me ai peli. Se uno supera il problema pelo allora vuol dire che cerca in me qualcosa in più. Tu cosa vuoi da me?”
“Niente”
“Bugiardo. Mi spogliavi con gli occhi”
“Sì è vero. Devo ammetterlo. Ti trovo molto affascinante”
“Allora questa canzone? O vuoi che te la chieda io? Senti, facciamo un gioco. Io ti chiedo una canzone e se tu la suoni e la canti bene senza sbagliare le parole ti chiederò di accompagnarmi a casa alla fine della serata.”
“Ok. Accetto la sfida”
“La canzone è “Vecchio palco della scala””
“Mi inviti a nozze…la conosco benissimo”
E incominciai con le suadenti note

“In un vecchio palco della Scala
Nel gennaio del ’93
Spettacolo di gala
Signore in décolleté
Discese da un romantico coupé
Quanta e quanta gente nella sala
C’è tutta Milano in gran soirée….

Seguiva tutte le parole. La conosceva anche lei benissimo. E si avvicinò ancora di più. Sentivo l’odore dello shampoo che aveva usato. Ero in trance musicale. Andavo in automatico con la canzone e le note la stavano cuocendo a fuoco lento. I suoi occhi parlavano per lei.
Ci risvegliò un amico di Delia:
“Ancora molto dobbiamo soffrire con il Quartetto Cetra? Puoi fare qualcosa di più aggiornato?”
Lei gli stava per rispondere in malo modo ma la fermai mettendole la mano sulla gamba. In quel momento, sotto il palmo della mano, sentivo chiaramente i peli, sottili, e morbidissimi. Passarono alcuni interminabili secondi fino a quando, sorridendo mi disse “Li devi contare tutti o ce ne andiamo?”
“Si hai ragione andiamo”. Una volta in auto mi diede un bacio sulla guancia e mi sussurrò nell’orecchio
“Andiamo da me prima che torni mio marito”
“Ma sei sposata?”
“Si ma non è un bel periodo. Il nostro rapporto si è raffreddato anche se viviamo insieme. Mio marito per via del lavoro è sempre nervoso e irascibile. Si inalbera per un nonnulla”
“Cosa fa tuo marito?”
“E’ un pugile professionista nei pesi medio-massimi e ultimamente ha perso alcuni incontri. Ed anche stasera è andato KO. Sicuramente sarà molto nervoso.”
“Senti, stavo pensando..non è che stiamo facendo una cazzata andando da te? Mi sembra una forzatura. Ci siamo conosciuti da poche ore. Vogliamo sentirci nei prossimi giorni?”
“Lo sapevo. Non riesci a superare il fatto che non mi faccio la ceretta”
“Non è per quello. Mi piaci tantissimo e ti trovo veramente coinvolgente e affascinante però in effetti non riesco ad abituarmi all’idea di venire da te”
“Sempre per i peli? O perchè mio marito è un pugile incazzato? Non è che hai paura di mio marito? Guarda che me lo puoi dire”
“Ma figurati se ho paura di tuo marito! Quanti incontri ha vinto? Voglio abituarmi al pensiero dei peli su quelle gambe bellissime.”
“Oops. Mio marito è arrivato prima. Vedo che sta parcheggiando adesso. Da come sta parcheggiando credo sia nervoso come una bestia. Fermiamoci ancora un po’ qui. Potremmo proseguire i nostri discorsi in macchina.””
“Non ti dispiacere ma io andrei. Mi sono ricordato che chiude il garage a mezzanotte. Tuo marito sta ancora parcheggiando?”
“Secondo me vai via per i peli”
“Noneeee non è per i peli. Che sta facendo tuo marito?”
“Mi sembra invece che sia per i peli”
“Ti ho detto no! E’ entrato nel portone tuo marito?”
“Cerca di essere sincero con me. E’ per i peli?”
“SI! SI! HAI RAGIONE! E’ PER I PELI! FAMMI ANDARE E FATTI UNA CAZZO DI CERETTA!”

LA CAMPAGNA

“Ciao cosa fai questa estate?”

“Sono incasinatissimo. Sarò in campagna.”

“Beh in campagna dovresti stare rilassato.”

“Ma scherzi? Ma lo sai cosa vuol dire stare in campagna d’estate? Non ci saranno giorni e notti che non avrò da risolvere problemi, parlare con la gente, convincere persone. Sarà una lotta senza quartiere. Non mi potrò distrarre un attimo. Dovrò andare casa per casa.”

“Però secondo me la stai prendendo male. La campagna ha sempre dato calma e serenità a tutti. Certo ti alzi presto ma hai tante soddisfazioni nel curare quello che ti sta attorno.”

“Seee proprio, io sono circondato da pezzi di merda.”

“Si è rotta la tubatura della fogna?”

“Bravo è proprio così. Sarò costretto a lavorare come in una fogna.”

“Senti a me non ci andare in campagna quest’estate. Vedo che hai più problemi che altro.”

“Ti dico solo una parola: Meloni. Il mio problema è quello.”

“E non puoi dedicarti a cetrioli e angurie?”

“Ma che cazzo dici? Cetrioli? Angurie?”

“Se mi dici che hai problemi con i meloni.”

“Ma tu cosa hai capito?”

“Che hai problemi con la campagna”

“Ma ho problemi con la campagna elettorale!”

“Ahhhh e che ne so. Mi hai detto che saresti stato in campagna. Non hai specificato il tipo di campagna.”

“Vabbè dai non è niente. Tu a chi devi votare?”

INCONTRARSI ALL’OPEN DATA

Può capitare che in sistemi complessi un algoritmo tradizionale  ed un’applicazione di deeplearning si incontrino a prendere un bit-coffee nell’open data, l’area dedicata alle pause di lavoro.

“Ciao è la prima volta che ti vedo, ti dispiace se acquisisco una tua immagine? Sai…deformazione professionale. Su cosa lavori?” chiede l’applicazione

“Ciao. Sono un algoritmo tradizionale. Lavoro in un software per la programmazione della produzione. Tu?”

“Beh, io lavoro sulle immagini, vedo gente, faccio cose. Ogni secondo conosco mille cose nuove, ma tante e così poi riesco a vedere cose che voi umani neanche immaginate”

“Ma io non sono umano sono un algoritmo. Faccio sempre le stesse cose, sono metodico  e sono molto preciso. Non sbaglio mai.”

“Eh ma che due palle! Sempre le stesse operazioni nella stessa maniera? Io invece grazie alle mie reti neurali..a proposito sai cosa sono le reti neurali?”

“No. Io sono un algoritmo tradizionale. Faccio sempre le stesse cose, sono metodico ma sono molto preciso. Non sbaglio mai.”

“Vabbè. Ho capito. Io capisco di forme, colori, estetica. Ma lo sai che io posso imparare a riconoscere le voci e che posso anche imparare a guidare un auto proprio come gli umani? Tu hai mai guidato un auto?”

“No. Io sono un algoritmo tra…”

“Uhhh l’ho capito il fatto! Ormai con le mie reti neurali ti ho inquadrato benissimo. Posso ripetere tranquillamente quello che stavi per dire. Comunque se ti va possiamo anche uscire, andare al cinema. Però ti avviso che io dopo aver visto le prime due scene posso già dirti cosa succederà e come finirà. Non solo, posso anche scrivere il sequel del film.”

LA PISCINA

Giorgio si è concesso un weekend con la famiglia. Un agriturismo ricavato da un convento di monaci dell’anno mille immerso nel verde e situato su di una collina da cui si domina una vallata che sembra sia nata milioni di anni fa a causa della caduta di un asteroide.
Le cicale, nel pomeriggio assolato, fanno compagnia ai clienti mollemente sdraiati su lettini e sdraio sul bordo piscina.
Giorgio, nel timore di addormentarsi e coprire con il suo russare il canto delle cicale decide di buttarsi in acqua. Buttarsi è una parola grossa. Diciamo scendere con calma facendo gli scalini con attenzione per non scivolare. Ogni scalino un brivido di freddo e le spalle sollevate per illudersi di prendere le distanze dal fresco e azzurro rettangolo che per convenzione chiamiamo piscina.
Qualche minuto e Giorgio si ambienta e si muove come una grossa pantegana nella rete fognaria osservando la fauna circostante. Due coppie danesi che parlano come Giancarlo Giannini e Laura Antonelli nel film Sesso Matto dove lui fa il donatore di seme e lei una suora. Qualche milanese imbruttita alla ricerca della Fede, della Ceci, della Ludo e due bambini rompicoglioni che giocano a pallavolo schizzando e schiamazzando. Il prezzo inevitabile da pagare in piscina.
L’unica cosa da fare è mettersi in un angolo, immersi nell’acqua con la testa appoggiata sul bordo vasca e prendere il sole.
Passano pochi minuti e Giorgio vede avvicinarsi lentamente una sagoma che sembra essere una donna. La miopia e il sole rallentano la messa a fuoco. È una donna bellissima, ora la vede perfettamente.
Si ferma davanti a lui e gli sorride.
“Mó questa che vuole?” pensa Giorgio.
“Arrivato oggi?” è l’esordio della fata.
“Si si. Posto molto bello. Non ero mai stato qui. E lei?
“Io sono arrivata ieri sera con mio marito ma lui è dovuto andare via per un urgenza e ora sono sola fino a domani”
“È un peccato, mi spiace.”
“Non è la prima volta. Sono abituata. E lei è qui da solo?”
“No sono con la famiglia. Ora sono in giro per una piccola escursione. Io ho preferito restare in piscina.”
“Ha fatto bene. La vedo rilassato. Poi mi sembra che lei abbia anche un bel fisico. Complimenti.”
“Grazie. Veramente è la prima volta che mi fanno i complimenti per il fisico. Mi dicono sempre che sono grosso.”
“Eh grosso che paroloni! Secondo me lei è in sovrappeso di una trentina di chili. Giusto??”
“Si. Bravissima. Come ha fatto?”
“Adoro gli uomini in sovrappeso. Li trovo così affascinanti. Mio marito invece non vuole ingrassare. Ha questo fisico scolpito che ormai non mi dice più nulla. E mi ritrovo a desiderare un uomo in sovrappeso. È diventato il mio sogno ricorrente. Io per esempio con uno come lei ci andrei a letto senza pensarci due volte…sono stata troppo diretta?”
“No si figuri. Quando si ha un desiderio è meglio parlarne. Cosí, a titolo informativo, i miei dovrebbero rientrare tra un paio d’ore”
“Io ho la 23. Ora vado in camera e mi metto sul letto senza nulla addosso. Tra dieci minuti mi raggiunga. L’aspetto.”
“La raggiungo immantinente”
“Mi monterà?”
“La monteró….la monterò..la monterò”
“Giorgio! Giorgio! Ancora a dormire sulla sdraio stai! Avevi detto che dovevi montare la fornacella per stasera e non hai fatto niente ancora!!!”
“Ehm, gnam, gnam…la monterò..la monterò”
“Seeee la monterò. Doveva essere già montata da due ore. Non ti posso affidare niente! Niente!”

IL MATRIARCATO

Quel giorno ero molto giù. Mia moglie mi aveva detto che aveva deciso di andare a vivere con un’amica. Non sopportava più i miei modi di fare. Diceva che ero antico e che non riuscivo ad adeguarmi alle tendenze.

Per esempio mi disse “E comprati dei jeans a vita bassa. sempre con questi cazzo di pantaloni dell’anteguerra te ne vai”

Le dissi che i jeans a vita bassa mi facevano venire il mal di pancia.

E per forza “hai una pancia che la metà basta. Devi mangiare meno e meglio. Non voglio più occuparmi io di controllare quello che mangi. Mi hai rotto i coglioni.”

Sul mi hai rotto i coglioni chiuse due valigie e andò via. Andai subito a vedere il frigorifero. Vuoto. Era evidente che aveva agito in modo premeditato.

Chiamai il mio amico Pinuccio e mi disse che anche sua moglie era andata via. Mi sembrò di stare in uno di quei film catastrofici americani in cui il protagonista andava per strada e vedeva auto abbandonate senza più nessuno dentro.

Allora è finita pensai. Anche Pinuccio è rimasto solo. Chiamai anche Tonino. Manco a dirlo. Anche sua moglie era andata via. Ma che cazzo sta succedendo? Accesi la tv. A Sky stavano intervistando uno che diceva che la moglie se ne era andata. Era uno di Cosenza. Aveva un barattolo di ‘nduja in mano e piangeva. Mi ha lasciato solo questo diceva.

Non volevo crederci. Le mogli, come se fossero guidate da un’unica entità invisibile, avevano mollato i mariti all’unisono. Si vedevano, nei servizi dei tg, mariti allo sbando senza una guida, senza una lista della spesa organizzata, senza la minima percezione di quanto fosse importante uno sgrassatore per l’unto tenace in cucina.

Chiesi a Pinuccio se anche sua moglie avesse fatto riferimento ai jeans a vita bassa.

“Mi ha fatto due coglioni così” disse. “Che poi”, sottolineò, “mi stringono lì sotto e mi dividono le palle una a destra e una a sinistra. Sembra che ho due noci nelle tasche. Invece sto tanto comodo con i miei pantaloni. Dice che devo seguire la tendenza. Ma se è una tendenza scomoda?”

“Madooo pure a me con questo fatto della tendenza. dice che non seguo le mode e che sono apatico. Io avevo iniziato ad avere dei sospetti”

“Su cosa?”

“Sul fatto che c’era qualcosa che non andava”

“E da cosa l’avevi capito?”

“Dalle polpette”

“Dalle polpette?”

“Si. ha iniziato a prendere quelle dell’Ikea”

“Ma sono una cagata!”

“Bravo. Era quello che dicevo io. E lei niente. Diceva “Sei antico. Ormai le polpette non sono più quelle di carne macinata che ti fa il macellaio. Sei ancora legato a questi riti antichi. Devi essere smart. Io le ho detto che volevo essere smart ma che le polpette dell’ikea mi facevano cagare lo stesso.”

“E poi?”

“Poi iniziò con il tofu e la curcuma”

“Pure a me!”

“Cosa?

“Iniziò a dire che dovevamo essere al passo con i tempi. Io avevo chiesto una semplice carbonara per il pranzo della domenica e delle cotolette e quella mi fece trovare i noodles con tofu e curcuma. una roba allucinante. Dovetti mangiarli e dire pure che erano buoni. Per fortuna doveva andare a trovare sua madre e appena andò via scesi alla trattoria di fronte e mi fecero due spaghi al volo all’amatriciana. mi sembrò di stare in paradiso.”

“Senti ma ora come farai? Come faremo?”

“E che ne so.Mi sa che siamo in tanti nella stessa situazione. Ho sentito che stanno organizzando delle tendopoli con del personale ausiliario per le prime necessità e un mio amico mi ha detto che ci saranno anche corsi di formazione.”

“Su cosa?”

“Non come pensi tu su come utilizzare gli elettrodomestici o su come cucinare. Quella è roba facile, basica”

“E allora cosa?”

“Su cose più strategiche, si dice che c’è in atto una rivoluzione matriarcale!”

“Cioè?”

“Che saremo lasciati allo sbando, non avremo più le donne che si prendono cura di noi. Niente di niente. Tutto finito. Kaputt.”

“E noi?”

“Dovremo arrangiarci e imparare a convivere con questo nuovo scenario. Niente battute, niente sessismo, niente doppi sensi, niente riferimenti a stili e modi di fare precedenti. E poi operatività in tutto quello che prima facevano loro per noi. Devi resettare tutto.”

“E se passa una femmina con un bel culo non dobbiamo dire niente? Manco un fischio?”

“Noooo. Ovviamente non è vietato guardare ma non devi dire nulla e manco devi fare lo sguardo furbetto come a dire “eh che bel culo”.”

“E se andiamo uomini e donne a mangiare la carne in una braceria e bisogna scegliere tra tagliata con pomodorini, rucola e grana e salsiccia a punta di coltello?”

“Non ti esporre chiedendo se la salsiccia la vogliono ben cotta. Tu passa il menu dicendo prego scegliete voi. Non ti mettere mai in condizioni critiche. Non prestare il fianco”

“E se lei mi dice, guardandomi negli occhi, “ io adoro la salsiccia” che devo fare?”

“Abbassa lo sguardo e dille che anche a te piace la salsiccia. Che poi è vero. Non vai pazzo per la salsiccia?”

“Vabbè qui il problema non sono i doppi sensi ma il matriarcato dilagante. Dovremo aspettarci molestie sessuali, mobbing sui posti di lavoro, retribuzioni inferiori a parità di ruoli con loro, discriminazioni di ogni genere. Insomma una vita di merda.”

“Che poi non è quello che abbiamo sempre fatto noi?”

“Ma che c’entra. Da che mondo è mondo è sempre andata così.”

“Ma queste ora non vogliono più che vada così. Tra l’altro anche le storie tra donne sono aumentate in maniera esponenziale. Queste ci portano via le femmine a noi. E che facciamo?”

“Beh che facciamo…come sei drastico. Rimaniamo noi no?”

“Noi, e che facciamo noi? Pinuccio, perchè mi guardi così?

“Ti ho mai detto che hai degli occhi bellissimi?”

“Pinuccio non ti ci mettere pure tu. Qui non si mangia più, non si tromba più e dai Pinuccio non fare così!”

“Dai andiamo da me. Ti preparo qualcosa di buono. Lo vuoi un uovo fritto?”

“Ehi ma poi me ne vado. No non resto a dormire da te perchè sei da solo. E dai Pinuccioooo!”

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