VORREI UNA DONNA

Vorrei una donna che mi tiri fuori dai vestiti come si fa con i grissini dalla bustina in attesa che arrivi il menù

Vorrei una donna che mi abbracci come fa un tovagliolo con la bottiglia di vino nel cestello del ghiaccio.

Vorrei una donna che mi sappia leggere come si legge un menù con cura quando si ha fame.

Vorrei una donna che mi guardi come si guarda un tagliere di salumi e formaggi tipici cercando di capire da dove iniziare a prendere.

Vorrei una donna che mi cerchi con lo sguardo ansioso di chi aspetta il primo piatto che arriva dalla cucina coperto dalla cloche.

Vorrei una donna che mi annusi come si annusa un filetto al pepe verde tenendo in mano il coltello, quello tagliente, pregustando il primo morso.

Vorrei una donna che faccia la scarpetta su di me come si fa fino a quando il piatto non è completamente pulito.

Vorrei una donna che mi fissi bene negli occhi senza far scendere dolcemente le palpebre prima dell’arrivo dei caffè.

Vorrei una donna che mi prenda la mano, me la tenga stretta senza passare il tempo a leccarsi la punta dell’indice per agganciare le molliche sulla tovaglia per poi mangiarle succhiandosi il dito.

Vorrei una donna che mi sorrida come si sorride quando il conto del ristorante è meno di quanto ti aspetti.

DEL MAIALE NON SI BUTTA VIA NULLA

“Amore, abbiamo bisogno di soldi. Quest’anno terribile ci ha veramente messo in difficoltà. Dobbiamo cercare di inventarci qualcosa. Ti ho visto molto impegnato questa settimana. Ti sentivo parlare al telefono di marketing, di opportunità, di networking. Hai già pensato di mettere qualche idea in cantiere?”
“Beh si. Nicola mi ha inserito in un giro per vendere dei prodotti. Lui così riesce ad arrotondare.”
“Ah bene. Mi piace. Bravo, la classica vendita multi-level. In certi casi funziona molto bene. Potrebbe essere una soluzione. So che si usa molto ed ha successo nella vendita di prodotti salutisti, biologici, cosmetici, cura della persona, integratori alimentari. Per la salute ed il benessere la gente spende e sono cose che fanno bene. E quindi su cosa ha puntato Nicola? Su cosa ti ha coinvolto?”
“Sono prodotti alimentari..”
“Va bene, ma di che settore?”
“E’ un’azienda tirolese specializzata in prodotti di qualità”
“EDDALLE…vuoi dire che cazzo devi vendere?”
“Speck e lardo.”
“Speck??? Lardo?? ma come vi è venuto in mente?? Il mondo va verso la cura del corpo, l’alimentazione sana e biologica, l’insalata, la verdura, gli integratori e voi dovete arrotondare con lo speck e il lardo? Ah beh per arrotondare è un attimo con questa roba qua, ma la pancia vi arrotondate!!
Altro che salute. Il colesterolo lo date in omaggio con il primo acquisto??”
“Cara, guarda che si tratta di prodotti certificati di altissima qualità e poi…”
“..E poi mi hai fatto innervosire, vado a fare un’ora di tapis roulant per scaricarmi, ma che deficiente ho sposato!”
“Ehm.. cara vedi che non si può usare il tapis roulant..”
“Perchè?”
“Ci ho messo sopra venti speck, insomma cosce di maiale e venti pezzi di lardo. Non si devono poggiare a terra, sai per l’umidità.”
“E che cazzocenefacciamo di quaranta pezzi di maiale???”
“Intanto è suino allevato con alimenti certificati e poi è l’acquisto iniziale che si fa per entrare nel circuito.”
“E quanto ci è costato entrare nel circuito?”
“Il primo acquisto è di dodicimila euro. Il prezzo è stato un affare. Il valore reale è il doppio.”
“ALFREDO…Ma PORCA MISERIA non abbiamo i soldi, N-O-N A-B-B-I-A-M-O I-S-O-L-D-I!”
“L’ho preso a rate. Comode rate in 24 mesi che potremo recuperare velocemente vendendo i prodotti. Con i nostri contatti possiamo muoverci da subito”
“Ehi, ehi ,ehi non fare quella faccia! Io mia madre e mia zia non le chiamo per comprare lo speck!!”
“Però il lardo potrebbero prenderlo. O no? Vedi, devono solo mettere una firmetta qui.”

IL PAREO

Sempre le solite persone in spiaggia. Quest’anno poi non partono in molti per via del virus e non si tolgono dalle palle neanche per quelle due settimane dalle quali tornavano per raccontarmi roboanti avventure. Pescatori che ti buttano addosso le aragoste, notti stellate come in nessun posto al mondo se non lì dove sono stati.

Seduta sulla mia sdraietta osservo la fauna variopinta nutrirsi come se l’apocalisse dovesse arrivare domani mattina.

Mio marito legge. Ah no dorme. Lo capisco dalla penna inclinata da mezz’ora nella stessa posizione. Avrà fatto il buco ormai sul quattro orizzontale.

Non succede mai niente qui. Ogni tanto qualche amica mi racconta di liason impossibili tra persone che conosco.

“Ma dai, dici davvero? L’avvocato Desisti con la proprietaria della merceria di fronte al tribunale?”

“La moglie l’ha scoperto perchè portava a casa sempre rocchetti di filo oltre alle marche da bollo per i diritti degli atti. Per non parlare di Cucciolla…”

“Cucciolla? Ma quello fa il diacono alla Curia. E’ uomo di chiesa.”

“Sì proprio di  casa e chiesa. Ma non casa sua. Casa della sorella di quella della merceria di fronte al tribunale. La moglie non sa nulla.”

“Pure Cucciolla? Ma cosa fanno queste della merceria? Quello tiene famiglia..è pazzo”

“Sembrano due molto tranquille ma sentendo alcuni discorsi di mio marito con l’ingegner Graziani..pare che ne sanno una più del diavolo”

“L’ingegner Graziani è così fine, distinto, sensibile. Non me lo vedo proprio con quelle della merceria”

“Infatti qualcuno dice che abbia una storia con il fratello di quelle della merceria”

“Ma quanti cazzo sono questi della merceria!? Non mi dire più niente per favore. Non pensavo che davanti al tribunale ci fosse Sodoma e Gomorra. Un buco nero ‘sta merceria.”

“Dai hai ragione non ti dico più nulla. In fondo sono fatti loro. Rilassiamoci. Stanno arrivando i due ragazzi di colore con i pareo e le collane. Vediamo se c’è qualcosa che ci piace”

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“Signora ti interessa pareo?”

“Si si, ne hai uno verde? E’ da un po’ che ho il desiderio”

“Un attimo che sono tanti. Devo poggiarli. Ma non sulla sabbia..”

“Poggiali su mio marito che sta dormendo. Tanto non si sveglia con i pareo. Se vendevi focaccia era già con il portafoglio in mano. Con quello che vendi tu non corriamo questo rischio.”

“Ah ah ah la signora scherza..”

“No no dico veramente..”

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Otto euro e l’affare è fatto. Il pareo verde è una realtà. Carino. La mia amica è andata via e George, uno dei ragazzi di colore mi ha chiesto di sedersi qualche minuto sotto l’ombrellone per riposarsi. Gli ho dato una delle birre di mio marito e mi ha sorriso come Sidney Poitier in “Indovina chi viene a cena”.

Mi ha detto che è laureato in fisica ma è dovuto andar via dal suo paese e i soldi gli servono per completare un corso di specializzazione. Quando parla si capisce che è una bella persona, colta e preparata. Gli occhi gli brillano se parliamo di progetti di ricerca.

Poi ha cambiato espressione all’improvviso. “Cosa c’è, qualcosa non va?” gli ho chiesto.

“Mi sono ricordato che domani devo pagare chi mi fornisce le collane. Devo dare duecento euro. Ma non ho venduto ancora abbastanza. Loro sono due donne molto dure. Le ho conosciute quando andai a testimoniare al tribunale per un processo ad un mio amico. Hanno una…..”

“…..Merceria di fronte al tribunale!”

“Le conosci?”

“Io no, ma conosco bene Cucciolla. Ci parlo io.”

“Chi è Cucciolla?”

“Tu non ti preoccupare”

ORTUCCHIO

Mi ero innamorato di lei, Lella, vedendola ogni giorno al self service della zona industriale dove lavoravo. Avevo intuito che lavorava nel marketing di qualche azienda di lì perché quando la sentivo parlare non capivo nulla di quello che diceva.

Cercavo di mettermi in coda quando arrivava con la sua amica per starle il più vicino possibile e tentavo di starle avanti in modo da poter essere io a passarle il vassoio e la tovaglietta di carta. Quando ci riuscivo mi sorrideva e continuava a dire parole incomprensibili con la sua amica. Una volta si infilò tra me e lei un suo collega e sorridendo gli passai il vassoio pensando fosse lei. Mi sorrise anche lui stringendo gli occhi e la bocca. Allungò la mano per sfiorare la mia con l’indice ma presi prontamente un filoncino di pane con l’altra mano e glielo misi tra il vassoio e la mano che stava venendo verso la mia. Gli dissi “I carboidrati non bastano mai”.

Mi fece lo sguardo triste. Intanto continuavo a seguire lei con lo sguardo per vedere ogni volta quello che prendeva per poi allinearmi alla cassa in modo da provare la difficile manovra “mangiare accanto a lei”.

Una volta la seguii ma stava andando a mettere l’olio e il sale nell’insalata, l’amica le prese l’unico posto libero e mi toccò strambare come Luna Rossa verso un tavolo di vigorosi metalmeccanici che analizzavano i culi delle receptionist con tanto di scheda tecnica su spessori e tolleranze.

Un’altra volta riuscì a sedermi accanto a lei. Stavo per dire “Oggi lo spezzatino sembra buono” ma alcuni colleghi la chiamarono ad unirsi a loro lasciandomi solo a parlare con lo spezzatino.Poi accadde che un giorno venne da sola, niente collega gay, niente amica. Mi capitò davanti in coda e fu lei stavolta a passarmi il vassoio. Non mi sembrava vero. Andava tutto a meraviglia. I nostri vassoi strisciavano felici uno accanto all’altro lasciandosi spingere dalle nostre mani. Alla frutta, nel prendere la macedonia, tentammo di prendere lo stesso bicchiere. “Anche a te piace l’ananas?” mi disse. “Non saprei vivere senza” fu la mia risposta. I cinque secondi più lunghi della mia vita. Alla cassa andò prima di me e pagò due caffè. Stavo per toccare il cielo con un dito. Mi stava offrendo un caffè. Le dissi “Ma dai non ti preoccupare” e lei “Ieri non avevo pagato il caffè e avevo un sospeso, non ti sto pagando il caffè”. Dopo aver toccato il cielo con un dito dovetti incassare con eleganza un gancio alla George Foreman contro Joe Frazier. Mi appoggiai alle corde, ripresi fiato e “Ci sediamo lì?” e lei “Si dai, così mi fai uno storytelling di te, del tuo w-i-p, della tua to-do-list”. Il tempo sembrò fermarsi. La guardavo e mangiavo l’ananas a pezzetti piccoli piccoli e lentamente pensando di mangiare lei. Al caffè ci salutammo. Avevo stabilito un contatto. Ero felice. Lei uscì dal self service, corse incontro ad uno che l’abbracciò forte e si baciarono a lungo come se non ci fosse un domani. Intanto la mia mano stringeva un bacio perugina di cui rimase intera solo la nocciola. Il mio sogno si era squagliato lasciando solo un biglietto “Quando si chiude una porta si apre un portone”. Non feci in tempo a pulirmi la mano che una voce alle mie spalle disse “La linea della vita è coperta di cioccolata, avrai un futuro dolce.” Era il collega a cui avevo dato il filoncino. Ora abbiamo una rosticceria e viviamo ad Ortucchio, il paese dei suoi, a pochi chilometri dal Parco Nazionale d’Abruzzo.

IL FOLLOWER

“Papà Biancaneve aveva 7 follower?”
“No amore erano dei nanetti”
“E Alí Babà aveva 40 follower?”
“No amore erano dei ladroni”
“E il pifferaio magico, quando suonava, lo seguivano i follower?
“No amore erano tanti topolini”
“Ma Sandokan però li aveva i follower!”
“No amore, quelli erano i tigrotti della Malesia”
“Ma papà nelle storie che leggo non ci sono mai i follower!”
“No amore”
“Io vorrei avere i follower”
“I tuoi follower siamo io e la mamma”
“Lo sai che anche la mamma ha un follower?”
“Si? E chi è?”
“Lo zio Gino.”
“Lo zio Gino?”
“Si una volta che tu eri partito era venuto a casa. La mamma mi disse che stava lì perché era un suo follower e mi mandò a dormire.”

VITA DA BOOMER

“Ehi Valeria io non ce la faccio più. Ho voglia adesso.”

“Ma sei pazzo! ci sono i ragazzi con gli amici di là nel salone”

“ME NE SBATTO! Qui non si può fare mai niente”

“Non gridare, che io lo so cosa vuoi fare. Chiudiamo almeno la porta.”

“NO, NO, NO. Si deve sentire, non ci dobbiamo vergognare ecchecazzo.”

“Ma non ti va di  fare sesso? Eh? Dai ti piaceva un sacco.”

“NONEEEE! Voglio sentire “Tanta voglia di lei” dei Pooh a volume alto.”

“Allora dillo che tutto il palazzo deve sapere che sei un boomer.”

“Valeria non voglio più nascondermi. Basta con questa storia che dobbiamo sentire la musica Indie di questi gruppi o di questi cantanti qua Gazzelle, Pinguini, Cannella, Legno, Ariete..mi sembra di giocare a nomi, città cose, animali. Io sono BOOMER e me ne vanto!”

“Ma non puoi metterti le cuffiette?”

“NONEEEE voglio sentire le casse vibrare, mi voglio emozionare quando lui dice “e non dici una parola……mi dispiace devo andare il mio posto è là”.”

“Lo sai che i ragazzi non vogliono. Ci hanno preparato la playlist per stasera. Ti hanno messo qualcosa che ti piace dai.”

“Cosa hanno messo?”

“Vincent di Don McLean”

“Che ruffiani, vabbè dai, transeat. Ci facciamo una carbonara?”

“No no i ragazzi ci hanno ordinato dal ristorante pakistano la cena.”

“Ma una cosa italiana no?”

“Quanto sei provinciale, è un menù fusion, sapori diversi.”

“E un menù con sapori soliti? Fa provincia?”

“Molto provincia.”

“Quindi Tom Jones con l’amatriciana?”

“Negativo.”

“Eugenio in Via di Gioia con il murgh-tikka?”

“Bravo, così ti voglio.”

IL VIALE

Non dimenticherò mai quella sera. Camminavamo mano nella mano senza parlare. Un viale pieno di alberi con i lampioni accesi tranne uno. Fu lì che pestai una cacca e per non rompere il silenzio magico e complice non dissi nulla. Vedevo le sue narici allargarsi e il suo volto assumere un’espressione infastidita.  Avevo la suola Vibram e la merda si era infilata nelle scanalature. Dopo qualche minuto lei ruppe il silenzio “Perchè non saliamo da me? Non senti che qui devono aver concimato il terreno?”
“No dai camminiamo un altro po’” in cuor mio speravo di trovare qualche grata o qualche superficie su cui poter strofinare la scarpa. Il viale era lunghissimo. Non si vedevano soluzioni all’orizzonte.
Dopo mezzora di camminata lei ripropose di salire a casa sua.
“Va bene” dissi “ma io sono abituato a lasciare le scarpe fuori dalla porta. A casa faccio sempre così”
“Non ti preoccupare, puoi tenerle..potrebbe piacermi sfilartele io” il suo sguardo si fece malandrino e complice.
Non sapevo cosa dire. Balbettai “Bello, intrigante..ma facciamo che tu sali e lasci la porta socchiusa e io salgo dopo?”
“No saliamo insieme in ascensore..voglio importunarti appena si chiudono le porte.”
“E se salissimo appiedi?” non riuscivo a disinnescare la bomba.
“Ma sei scemo, abito al 12° piano….dai in ascensore mi intriga”
Non vedevo via d’uscita. Decisi allora un gesto estremo.
“Lo sai che quando giocavo a calcio ero fortissimo?” presi la rincorsa e calciai con tutta la forza che avevo una lattina vuota e mi volò via la scarpa nel fiume che scorreva accanto al viale. Mi resi conto subito che era la scarpa sbagliata. Allora con un gesto di stizza mi tolsi la scarpa sporca e la lanciai nel fiume.
“Ma che hai fatto? Hai buttato le scarpe nel fiume?” ed iniziò a ridere.
Iniziai a ridere anche io dal sollievo. “Ora faccio come nel film A piedi nudi nel parco” ed iniziai a saltare dalla felicità sul marciapiede. E pestai un’altra merda.

UNA STORIA IMPOSSIBILE

“Siamo arrivati alla frutta, ormai ti devo lasciare”

“Ti prego, tienimi stretto ancora un pò, facciamo un altro giro, passiamo a prendere una birra”

“Ne ho già presa una… ma va bene. Però non rendere tutto più difficile per favore”

“Ma perchè mi lasci? perchè?”

“Perchè devo tornare a casa da mio marito, ho una famiglia e lo sai benissimo”

“Si si sempre la solita storia…e ora come al solito porterai via tutte le tue cose”

“Certo. Lo sai che lo devo fare, non posso lasciarle qui, mio marito mi farebbe un casino”

“Ma lascialo, resta qui con me. Qui hai tutto quello di cui hai bisogno.”

“Senti, ne abbiamo parlato tante volte, è una cosa che non funzionerebbe”

“Tu guardi ai piccoli problemi e non vedi come stiamo bene ogni volta che ci vediamo”

“Lo sai che mi piace tenerti stretto e andare in giro con te ma poi finisce lì, non abbiamo futuro”

“Sei tu che non riesci a vedere il futuro, quello che potrebbe essere se tu restassi con me”

“E che futuro avrei con te? Che sicurezza avrei con te? Lo sai che qui potrebbero chiudere l’attività?”

“Non è vero, hanno detto che saremo rilevati da Carrefour e si aprirebbero delle prospettive internazionali e potrebbero spostarmi in un punto vendita molto più grande con la galleria commerciale. Non ci mancherebbe nulla”

“Non ho più tempo per discutere, mio marito è fuori con la macchina che aspetta, ti devo lasciare”

“Ti prego, non mi togliere i 2 euro dalla fessura, li vorrei tenere per ricordo”

“Non posso, gli spiccioli mi servono sempre. Ti metto insieme agli altri come te”

“No no no, sei una stronza! Ogni volta mi usi e io cretino che ci casco”

“Cazzo sei un carrello, un carrello, un carrello lo vuoi capire, si o no?”

“Lo so ma ho la mia dignità, non dimenticarlo”

Lei si girò e senza salutare andò via con le buste mentre lui, inserito in un altro carrello si voltò e vide, con suo disappunto, che un bambino stava arrivando di corsa con un carrello da mettere a posto. Che vita di merda fare il carrello.

SE LO DICE TINDER

“Sai che mi vedo con Cinzia, te la ricordi?”
“Ma è una del liceo?”
“Si, per un po’ di tempo eravamo nello stesso gruppo che si vedeva in Viale dei Giardini.”
“Come mai? Dove l’hai beccata?”
“Per caso, alla posta di Piazza Vittorio. Stavo compilando un bollettino e mi ha chiesto la penna. Ci siamo guardati per qualche secondo e poi ci siamo riconosciuti.”
“E ci stai uscendo?”
“Per adesso abbiamo preso un caffè. Ma dovremmo uscire sabato prossimo. Sono contento.”
“Praticamente un incontro al buio”
“Come al buio? La conosco da quarant’anni”
“Che vuol dire? Non sai nulla di lei. Potrebbe essere una psicopatica, una poco di buono. Chi ti assicura che non ha problemi?”
“Ma che cazzo ne so. Io la conosco e ci esco. Scusa ma tu come ti comporteresti?”
“Nooo, io uso Tinder. L’app per gli incontri. I profili sono attendibili. Tu metti i tuoi requisiti e Tinder ti propone dei candidati che hanno grandi affinità con te e che abitano in un raggio che per te vada bene. Ormai è lo strumento che usano tutti per conoscere gente “certificata” per le proprie aspettative. Parecchi dopo i primi incontri hanno iniziato a vivere insieme. E’ una roba scientifica.”
“E tu hai trovato una persona?”
“Si”
“Bene, e non mi dici niente? Che tipo è? Ti stai trovando bene?”
“Per trovarmi bene mi trovo bene. Ho avuto qualche dubbio all’inizio. Ho verificato tutte le mie aspettative e i miei requisiti e Tinder mi proponeva un paio di candidati. Una era una bruttona con la quale sono uscito una volta ma non è scattato il “matching”. Allora sono uscito con l’altra persona che aveva una matching perfetto per i miei requisiti.”
“Meh e come si chiama?”
“Ugo.”
“Ugo?”
“Si, è un geometra del catasto. Abbiamo tante cose in comune. Ho scritto a Tinder per sapere se era veramente un matching corretto e mi hanno detto che combaciava al 100%.”
“Quindi a quel punto, se l’ha detto Tinder, mi sono lasciato andare. Vogliamo fare un uscita in quattro con Ugo e Cinzia?”

CUCUMAZZO E IL MOCCACCINO

Bernardo Cucumazzo è un consulente aziendale. Oggi ha un appuntamento in un’azienda cliente per una riunione con l’amministratore delegato. Deve definire un credito a suo favore che va avanti da un bel po’. Durante il tragitto riceve un messaggio vocale dal dottor Trincheri, l’amministratore.

“Cucumazzo mi deve scusare ma un impegno imprevisto non mi permette di raggiungerla in sede. Ho lasciato tutto alla dottoressa Gloria Allisanti, la nostra nuova responsabile dell’amministrazione. A presto”

Che palle, pensò Bernardo. Ora questa non la conosco e invece con Trincheri abbiamo un ottimo rapporto anche se quando si tratta di pagare prende sempre tempo e scuse. Di solito quelle dell’amministrazione sono dei mastini rompicoglioni.

Parcheggò l’auto nei posti dedicati ai fornitori e si avviò all’ingresso. Compilò il modulo per il Covid e si sanificò le mani con il gel a disposizione degli esterni. Le porte automatiche si aprirono e si avviò verso le scale per salire al piano degli uffici. Guardando il telefono non si accorse della persona che stava scendendo. Sentì in modo inequivocabile alcune particelle di sandalo e di muschio di quercia che portavano senza dubbio ad uno Chanel n.5. Alzò la testa e un sorriso gli domandò:

“Cucumazzo?”

“Si, sono io”

“Piacere Gloria Allisanti. Tricheri mi ha detto di averla avvisata della sua assenza e che farà il controllo con me. Vuole un caffè?”

“Bene, si grazie.”

“Così ci mettiamo al lavoro. Ne abbiamo per un po’.”

Gloria era uno spettacolo. In un mondo di amanti filiformi di running, pilates, yoga e spinning quella donna era Giunone. Le forme sembravano scolpite da un antico scultore greco. Proporzioni perfette. Gonna grigia e camicia bianca. Cucumazzo non riuscì ad evitare di poggiare lo sguardo per pochi secondi sul décolleté. Gli sembrò di sentire i bottoni della camicia di Gloria che dicevano “Oh ragazzi io non so quanto possiamo resistere appesi alle asole. Qui tira tutto”

“Cucumazzo mi spiace ma il caffè è finito. Le consiglio il moccaccino.” 

Come fai a dirle di no. Cucumazzo però aveva avuto una triste esperienza con il perfido moccaccino. Era stato chiuso in una toilette aziendale per due ore con un forte mal di pancia. Pensò che stavolta sarebbe andata meglio. Magari qui usavano una miscela diversa.

“Grazie Gloria vada per il moccaccino”

Lo bevve piano. Nessun problema.

“Gloria, lei non lo prende il moccaccino?”

“No, io sono terrorizzata dal moccaccino. Mi crea disturbi allo stomaco, e come dicono qui in azienda, fa cagare!” e sorrise di gusto.

Cucumazzo pensò che era una stronza.  Com’è, sai che è una schifezza e me lo consigli?

Deve essere una pre-tattica. Mi vuole mettere in difficoltà. Mi vuole creare disagio.

Si accomodarono al tavolo da riunione ed iniziò il lavoro di controllo e riscontro della documentazione progettuale su cui Cucumazzo vantava una somma che era stata velatamente messa in dubbio da Trincheri e che Gloria invece contestava apertamente.

Ogni importo che secondo lei non andava bene lo cerchiava in rosso e Cucumazzo avvertiva una fitta al cuore e controbatteva riuscendo alcune volte ad ottenere un punto interrogativo accanto al cerchio rosso. La sua attenzione però era rivolta sempre allo stesso punto. Gloria se ne era accorta e nel girarsi per prendere un evidenziatore si era sbottonata leggermente per aumentare la visibilità delle cupole.

“Vede Cucumazzo, qui siamo di fronte ad una quarta….” fece una pausa

Cucumazzo per un attimo pensò alla misura del seno di Gloria che ormai era visibile per metà..

“…attività non realizzata completamente. non crede?”

Cucumazzo annuì lasciando strada libera al cerchio rosso implacabile della matita di Gloria.

“Bernardo, le dispiace se la chiamo per nome?”

“No, anzi. Mi fa piacere”

Gloria si piegò sulla poltrona per prendere qualcosa dalla borsa e un altro bottone si sganciò.

“Oggi non funziona neanche l’aria condizionata, fa un caldo terribile” Gloria alzò le braccia per raccogliersi i capelli e fermarli con l’elastico preso dalla borsa. Questo movimento fece arrivare una folata di Chanel che colpì Cucumazzo in pieno volto.

Il moccaccino iniziava a dare segnali preoccupanti, il seno della dottoressa Allisanti si stava palesando come il terzo segreto di Fatima e lo Chanel n. 5 faceva il resto.

Cucumazzo era in balia totale. Poco importava se ad occhio e croce aveva intuito una decurtazione di circa il sessanta per cento del suo credito. 

“Cucumazzo, io vorrei che lei fosse allineato su queste due cose..”  prese una pausa

Bernardo fissò dacapo le cupole.

“…missione e visione della nostra azienda. Mi segue?”

Visibilmente frastornato chiese di andare in bagno.

“Credo che l’unica toilette disponibile sia questa nella sala riunione. Le altre sono state pulite e chiuse dall’impresa delle pulizie che è andata via.”

“Va bene vado qui”

“Faccia con calma Bernardo, devo fare delle telefonate. Ah vede che la porta della toilette è difettosa ma non si preoccupi tanto siamo solo io e lei qui”.

Bernardo pensò “e che due coglioni. Ho da fare la roba grossa per colpa di questo cazzo di moccaccino, la porta non si chiude ed il cesso è pure alla turca…voglio morire”

Per evitare casini si tolse i pantaloni ma si rese conto che non c’era nessun gancio per appenderli. Allora se li mise attorno al collo e alla testa ed iniziò ad assumere una posizione consona al bisogno. Sembrava un cavaliere Berbero, uno di quelli che si trovano nelle canzoni di Franco Battiato. Sentiva che stava per liberarsi ma la pressione accumulata faceva presagire che tutta la zona industriale lo avrebbe sentito. Fece finta di telefonare ad alta voce per coprire il rumore.

“Tutto bene?” chiese Gloria

“Si sì. Un attimo, finisco la telefonata” 

Liberatosi si accorse che non c’era l’ombra della carta igienica. Vedere un cavaliere Berbero piangere è un’immagine che ti stringe il cuore. Dalla tasca dei pantaloni Bernardo vide penzolare gli elastici della mascherina e subito ne fece un uso non previsto ma necessario. Si rivestì e assumendo una postura dignitosa rientrò in sala riunione.

“Mentre era al ..telefono, ho definito l’effettivo suo credito”

“Va bene, quindi vi mando la nota di credito in decurtazione delle fatture emesse”

“Bene Cucumazzo, ha visto che con un po’ di lavoro abbiamo messo a posto la situazione? Ora pensiamo ai prossimi lavori. Prende un altro moccaccino?”

“No grazie ora preferisco andare a casa”

“L’accompagno all’ingresso?”

“Non si disturbi, conosco la strada. Alla prossima” e l’ultimo sguardo andò sempre a finire sulla mission e sulla vision.

“Dott. Trincheri, Cucumazzo è andato via. Abbiamo ridotto il suo credito dell’ottanta per cento. Ho seguito i suoi consigli. Gli ho dato il moccaccino e poi ho usato un po’ di tecnica “vedo non vedo”. Ho tolto anche il gancio e la carte igienica nella toilette. Era prostrato completamente alla fine. Non ha voluto sapere neanche di quanto era la decurtazione. Ora apro un po’ le finestre che quel moccaccino è micidiale. A domani”

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