NON APRITE QUEL FRIGORIFERO

Una famiglia come tante. Una necessità come tante. L’acquisto di un frigorifero usato perchè non è un momento facile e bisogna abbandonare l’idea di un elettrodomestico ultimo grido con tripla A ed ecosostenibile. Ebay ti mette davanti ad un’occasione irrinunciabile e procedi all’acquisto. Bello, grande, con il dispenser dei cubetti di ghiaccio. Due scompartimenti per verdura e congelatore per metterci di tutto. Prima dell’arrivo prepari il posto dove metterlo. Già te lo immagini imponente, grigio metallizzato, due ante e tanta spesa da sistemare. E finalmente eccolo. Come ipnotizzati tutti davanti al frigo nuovo. Come davanti al nuovo focolare. La tv non è più il luogo di aggregazione. E’ stato scomposto dai tanti smartphone e tablet che permettono ad ognuno di vedere ciò che vuole. Magari le stesse cose ma in tempi diversi. Il frigo no. Il frigorifero è uno e tutti devono averci a che fare. E allora spesa! Tutti contenti ed ognuno sistema le sue cose. Tanti colori, tante confezioni.

“Non incominciamo! Per favore! Avevo preso la pancetta affumicata per farmi le pennette alla vodka e non c’è più. Chi l’ha usata?”

“Papà tu lo sai che sono vegana. Non la userei mai la tua “pancetta”. Una cosa che ormai mangiate voi boomers legati a schemi alimentari primitivi”

“Vabbè sono primitivo! La pancetta sta anche sullo scontrino. Vedi? Il fatto è che la pancetta non c’è più. Gianluca sai qualcosa tu della pancetta?”

“No papà. Ho mangiato sempre fuori da quando avete fatto la spesa. Ho preso solo uno yogurt per colazione”

“Allora questa pancetta si è volatilizzata. Amelia non è che per caso l’hai messa in qualche cosa che hai fatto tu?”

“Papà, la mamma è uscita due ore fa. Andava a fare dei servizi. Anche noi stiamo uscendo adesso e non torniamo per cena. Forse la mamma si fermava da Genny e anche lei non torna per cena. Ciao noi andiamo”

“Guardiamo meglio in questo frigorifero. Così grande. Magari è finita dietro qualche altra cosa.”

“L’HO PRESA IO” una voce metallica innaturale si rivolge a Piero che ha la testa quasi nel frigo.

“Beh vabbè ora sento anche le voci. Mannaggia a me e quando ho preso ‘sta cazzo di pancetta!. Ho capito mi faccio due zucchine alla poveretta e un uovo al tegamino”

“VOGLIO ALTRA PANCETTA” torna la stessa voce metallica.

“Ma che cazzo succede? Non ho bevuto neanche una birra e mi sembra di sentire ancora le voci”

“PANCETTAAA!!” ora la voce si fa sempre più forte.

Piero fa un salto all’indietro e cade seduto per terra davanti al frigo con la bocca spalancata per lo stupore.

“PENSAVI CHE IO FOSSI UN AFFARE? SI SONO LIBERATI DI ME MA NON TI HANNO DETTO CHE NON SONO UN FRIGORIFERO NORMALE”

“E cchi seei?”

“SONO UN FRIGORIFERO SPECIALE. OLTRE A CONSERVARE MANGIO ANCHE. ORMAI NON TI PUOI LIBERARE DI ME. CHI MI VENDE MUORE DOPO POCHI GIORNI. QUELLO CHE MI HA VENDUTO NON CI CREDEVA ED E’ DECEDUTO OGGI”

“Oh madonna e ti dobbiamo tenere per forza allora?”

“SE NON VUOI MORIRE MI DEVI TENERE E DARMI DA MANGIARE. COME UNO DI FAMIGLIA AH AH AH AH” la risata satanica fa accaponare la pelle di Piero che tenta di chiudere l’elettrodomestico per metterlo a tacere.

“NON CI PROVARE PIU’!”

“Ma scusa non è che puoi stare aperto. Si scongela tutto”

“SE C’E’ DA MANGIARE ALLORA MI FACCIO CHIUDERE. HO VISTO DUE BUSTE DI SALMONE. ORA MANGERO’ QUELLE. DOMANI COMPRA ALTRA ROBA”

“Hai delle preferenze?”

“Sì. PANCETTA COME SE PIOVESSE E POI SALMONE, BRESAOLA, SALAME, PORCHETTA E CACCIATORINI. E POI MI DEVI METTERE VICINO ALLA LAVASTOVIGLIE. SAI ANCHE NOI ABBIAMO LE NOSTRE ESIGENZE.”

“Che esigenze?”

“NON FARE FINTA DI NON CAPIRE. HO VISTO CHE NE AVETE UNA BELLA NUOVA E MI HA GIA’ FATTO CAPIRE CHE CI STA. E CERCA DI PORTARE IL CONTRATTO DELL’ENERGIA A 6KWH. NON VOGLIO CHE VADA VIA LA LUCE MENTRE LA LAVASTOVIGLIE MI FA IL RISCIACQUO. HAI CAPITO? BEH ORA TI LASCIO. E STAI ATTENTO CHE TI TENGO D’OCCHIO”

Piero si siede al tavolo della cucina e fissa quel frigorifero che ormai si è svelato e lo ha buttato nello sconforto più totale. Passa alcune ore guardando la lavastoviglie cercando di capire come potrebbe avere una relazione intima con quel frigo demoniaco.

Arrivano moglie e figli.

“Ehi meno male che siete tornati! Ho scoperto chi ha mangiato la pancetta!”

“E chi è stato?” risponde la moglie con sufficienza rimettendo le chiavi della macchina nel cassetto.

“Il frigorifero! E’ un frigorifero demoniaco! Mi ha detto lui che l’ha mangiata! E vuole altra roba. Prosciutto, porchetta, salmone ed altro e poi vuole che lo mettiamo accanto alla lavastoviglie per fare le loro cose intime. Lo so che sembra impossibile ma vi giuro che è così”

“Ragazzi ma voi lo state sentendo vostro padre? Volete controllare quante bottiglie di birra vuote ci sono sul balcone?”

“Ma ti giuro che non ho bevuto niente!”

“Mamma ce ne sono sei da 66 cl. tutte vuote”

“Come volevasi dimostrare. Bugiardo e ubriaco!”

“Ma non capisci che 6 bottiglie da 66 è un segno del diavolo?? E’ il numero del demonio! 666!”

“Vabbè e chi le ha bevute tutte queste birre il diavolo??”

“SI AH AH AH AH AH !” la voce satanica del frigorifero torna a tuonare.

INCONTRARSI ALL’OPEN DATA

Può capitare che in sistemi complessi un algoritmo tradizionale  ed un’applicazione di deeplearning si incontrino a prendere un bit-coffee nell’open data, l’area dedicata alle pause di lavoro.

“Ciao è la prima volta che ti vedo, ti dispiace se acquisisco una tua immagine? Sai…deformazione professionale. Su cosa lavori?” chiede l’applicazione

“Ciao. Sono un algoritmo tradizionale. Lavoro in un software per la programmazione della produzione. Tu?”

“Beh, io lavoro sulle immagini, vedo gente, faccio cose. Ogni secondo conosco mille cose nuove, ma tante e così poi riesco a vedere cose che voi umani neanche immaginate”

“Ma io non sono umano sono un algoritmo. Faccio sempre le stesse cose, sono metodico  e sono molto preciso. Non sbaglio mai.”

“Eh ma che due palle! Sempre le stesse operazioni nella stessa maniera? Io invece grazie alle mie reti neurali..a proposito sai cosa sono le reti neurali?”

“No. Io sono un algoritmo tradizionale. Faccio sempre le stesse cose, sono metodico ma sono molto preciso. Non sbaglio mai.”

“Vabbè. Ho capito. Io capisco di forme, colori, estetica. Ma lo sai che io posso imparare a riconoscere le voci e che posso anche imparare a guidare un auto proprio come gli umani? Tu hai mai guidato un auto?”

“No. Io sono un algoritmo tra…”

“Uhhh l’ho capito il fatto! Ormai con le mie reti neurali ti ho inquadrato benissimo. Posso ripetere tranquillamente quello che stavi per dire. Comunque se ti va possiamo anche uscire, andare al cinema. Però ti avviso che io dopo aver visto le prime due scene posso già dirti cosa succederà e come finirà. Non solo, posso anche scrivere il sequel del film.”

LA PISCINA

Giorgio si è concesso un weekend con la famiglia. Un agriturismo ricavato da un convento di monaci dell’anno mille immerso nel verde e situato su di una collina da cui si domina una vallata che sembra sia nata milioni di anni fa a causa della caduta di un asteroide.
Le cicale, nel pomeriggio assolato, fanno compagnia ai clienti mollemente sdraiati su lettini e sdraio sul bordo piscina.
Giorgio, nel timore di addormentarsi e coprire con il suo russare il canto delle cicale decide di buttarsi in acqua. Buttarsi è una parola grossa. Diciamo scendere con calma facendo gli scalini con attenzione per non scivolare. Ogni scalino un brivido di freddo e le spalle sollevate per illudersi di prendere le distanze dal fresco e azzurro rettangolo che per convenzione chiamiamo piscina.
Qualche minuto e Giorgio si ambienta e si muove come una grossa pantegana nella rete fognaria osservando la fauna circostante. Due coppie danesi che parlano come Giancarlo Giannini e Laura Antonelli nel film Sesso Matto dove lui fa il donatore di seme e lei una suora. Qualche milanese imbruttita alla ricerca della Fede, della Ceci, della Ludo e due bambini rompicoglioni che giocano a pallavolo schizzando e schiamazzando. Il prezzo inevitabile da pagare in piscina.
L’unica cosa da fare è mettersi in un angolo, immersi nell’acqua con la testa appoggiata sul bordo vasca e prendere il sole.
Passano pochi minuti e Giorgio vede avvicinarsi lentamente una sagoma che sembra essere una donna. La miopia e il sole rallentano la messa a fuoco. È una donna bellissima, ora la vede perfettamente.
Si ferma davanti a lui e gli sorride.
“Mó questa che vuole?” pensa Giorgio.
“Arrivato oggi?” è l’esordio della fata.
“Si si. Posto molto bello. Non ero mai stato qui. E lei?
“Io sono arrivata ieri sera con mio marito ma lui è dovuto andare via per un urgenza e ora sono sola fino a domani”
“È un peccato, mi spiace.”
“Non è la prima volta. Sono abituata. E lei è qui da solo?”
“No sono con la famiglia. Ora sono in giro per una piccola escursione. Io ho preferito restare in piscina.”
“Ha fatto bene. La vedo rilassato. Poi mi sembra che lei abbia anche un bel fisico. Complimenti.”
“Grazie. Veramente è la prima volta che mi fanno i complimenti per il fisico. Mi dicono sempre che sono grosso.”
“Eh grosso che paroloni! Secondo me lei è in sovrappeso di una trentina di chili. Giusto??”
“Si. Bravissima. Come ha fatto?”
“Adoro gli uomini in sovrappeso. Li trovo così affascinanti. Mio marito invece non vuole ingrassare. Ha questo fisico scolpito che ormai non mi dice più nulla. E mi ritrovo a desiderare un uomo in sovrappeso. È diventato il mio sogno ricorrente. Io per esempio con uno come lei ci andrei a letto senza pensarci due volte…sono stata troppo diretta?”
“No si figuri. Quando si ha un desiderio è meglio parlarne. Cosí, a titolo informativo, i miei dovrebbero rientrare tra un paio d’ore”
“Io ho la 23. Ora vado in camera e mi metto sul letto senza nulla addosso. Tra dieci minuti mi raggiunga. L’aspetto.”
“La raggiungo immantinente”
“Mi monterà?”
“La monteró….la monterò..la monterò”
“Giorgio! Giorgio! Ancora a dormire sulla sdraio stai! Avevi detto che dovevi montare la fornacella per stasera e non hai fatto niente ancora!!!”
“Ehm, gnam, gnam…la monterò..la monterò”
“Seeee la monterò. Doveva essere già montata da due ore. Non ti posso affidare niente! Niente!”

IL MATRIARCATO

Quel giorno ero molto giù. Mia moglie mi aveva detto che aveva deciso di andare a vivere con un’amica. Non sopportava più i miei modi di fare. Diceva che ero antico e che non riuscivo ad adeguarmi alle tendenze.

Per esempio mi disse “E comprati dei jeans a vita bassa. sempre con questi cazzo di pantaloni dell’anteguerra te ne vai”

Le dissi che i jeans a vita bassa mi facevano venire il mal di pancia.

E per forza “hai una pancia che la metà basta. Devi mangiare meno e meglio. Non voglio più occuparmi io di controllare quello che mangi. Mi hai rotto i coglioni.”

Sul mi hai rotto i coglioni chiuse due valigie e andò via. Andai subito a vedere il frigorifero. Vuoto. Era evidente che aveva agito in modo premeditato.

Chiamai il mio amico Pinuccio e mi disse che anche sua moglie era andata via. Mi sembrò di stare in uno di quei film catastrofici americani in cui il protagonista andava per strada e vedeva auto abbandonate senza più nessuno dentro.

Allora è finita pensai. Anche Pinuccio è rimasto solo. Chiamai anche Tonino. Manco a dirlo. Anche sua moglie era andata via. Ma che cazzo sta succedendo? Accesi la tv. A Sky stavano intervistando uno che diceva che la moglie se ne era andata. Era uno di Cosenza. Aveva un barattolo di ‘nduja in mano e piangeva. Mi ha lasciato solo questo diceva.

Non volevo crederci. Le mogli, come se fossero guidate da un’unica entità invisibile, avevano mollato i mariti all’unisono. Si vedevano, nei servizi dei tg, mariti allo sbando senza una guida, senza una lista della spesa organizzata, senza la minima percezione di quanto fosse importante uno sgrassatore per l’unto tenace in cucina.

Chiesi a Pinuccio se anche sua moglie avesse fatto riferimento ai jeans a vita bassa.

“Mi ha fatto due coglioni così” disse. “Che poi”, sottolineò, “mi stringono lì sotto e mi dividono le palle una a destra e una a sinistra. Sembra che ho due noci nelle tasche. Invece sto tanto comodo con i miei pantaloni. Dice che devo seguire la tendenza. Ma se è una tendenza scomoda?”

“Madooo pure a me con questo fatto della tendenza. dice che non seguo le mode e che sono apatico. Io avevo iniziato ad avere dei sospetti”

“Su cosa?”

“Sul fatto che c’era qualcosa che non andava”

“E da cosa l’avevi capito?”

“Dalle polpette”

“Dalle polpette?”

“Si. ha iniziato a prendere quelle dell’Ikea”

“Ma sono una cagata!”

“Bravo. Era quello che dicevo io. E lei niente. Diceva “Sei antico. Ormai le polpette non sono più quelle di carne macinata che ti fa il macellaio. Sei ancora legato a questi riti antichi. Devi essere smart. Io le ho detto che volevo essere smart ma che le polpette dell’ikea mi facevano cagare lo stesso.”

“E poi?”

“Poi iniziò con il tofu e la curcuma”

“Pure a me!”

“Cosa?

“Iniziò a dire che dovevamo essere al passo con i tempi. Io avevo chiesto una semplice carbonara per il pranzo della domenica e delle cotolette e quella mi fece trovare i noodles con tofu e curcuma. una roba allucinante. Dovetti mangiarli e dire pure che erano buoni. Per fortuna doveva andare a trovare sua madre e appena andò via scesi alla trattoria di fronte e mi fecero due spaghi al volo all’amatriciana. mi sembrò di stare in paradiso.”

“Senti ma ora come farai? Come faremo?”

“E che ne so.Mi sa che siamo in tanti nella stessa situazione. Ho sentito che stanno organizzando delle tendopoli con del personale ausiliario per le prime necessità e un mio amico mi ha detto che ci saranno anche corsi di formazione.”

“Su cosa?”

“Non come pensi tu su come utilizzare gli elettrodomestici o su come cucinare. Quella è roba facile, basica”

“E allora cosa?”

“Su cose più strategiche, si dice che c’è in atto una rivoluzione matriarcale!”

“Cioè?”

“Che saremo lasciati allo sbando, non avremo più le donne che si prendono cura di noi. Niente di niente. Tutto finito. Kaputt.”

“E noi?”

“Dovremo arrangiarci e imparare a convivere con questo nuovo scenario. Niente battute, niente sessismo, niente doppi sensi, niente riferimenti a stili e modi di fare precedenti. E poi operatività in tutto quello che prima facevano loro per noi. Devi resettare tutto.”

“E se passa una femmina con un bel culo non dobbiamo dire niente? Manco un fischio?”

“Noooo. Ovviamente non è vietato guardare ma non devi dire nulla e manco devi fare lo sguardo furbetto come a dire “eh che bel culo”.”

“E se andiamo uomini e donne a mangiare la carne in una braceria e bisogna scegliere tra tagliata con pomodorini, rucola e grana e salsiccia a punta di coltello?”

“Non ti esporre chiedendo se la salsiccia la vogliono ben cotta. Tu passa il menu dicendo prego scegliete voi. Non ti mettere mai in condizioni critiche. Non prestare il fianco”

“E se lei mi dice, guardandomi negli occhi, “ io adoro la salsiccia” che devo fare?”

“Abbassa lo sguardo e dille che anche a te piace la salsiccia. Che poi è vero. Non vai pazzo per la salsiccia?”

“Vabbè qui il problema non sono i doppi sensi ma il matriarcato dilagante. Dovremo aspettarci molestie sessuali, mobbing sui posti di lavoro, retribuzioni inferiori a parità di ruoli con loro, discriminazioni di ogni genere. Insomma una vita di merda.”

“Che poi non è quello che abbiamo sempre fatto noi?”

“Ma che c’entra. Da che mondo è mondo è sempre andata così.”

“Ma queste ora non vogliono più che vada così. Tra l’altro anche le storie tra donne sono aumentate in maniera esponenziale. Queste ci portano via le femmine a noi. E che facciamo?”

“Beh che facciamo…come sei drastico. Rimaniamo noi no?”

“Noi, e che facciamo noi? Pinuccio, perchè mi guardi così?

“Ti ho mai detto che hai degli occhi bellissimi?”

“Pinuccio non ti ci mettere pure tu. Qui non si mangia più, non si tromba più e dai Pinuccio non fare così!”

“Dai andiamo da me. Ti preparo qualcosa di buono. Lo vuoi un uovo fritto?”

“Ehi ma poi me ne vado. No non resto a dormire da te perchè sei da solo. E dai Pinuccioooo!”

IL METAVERSO

“Ma tu l’hai capito cosa è questo metaverso di cui parlano tutti?”

“Credo.”

“Meh siediti e spiegamelo.”

“In pratica è un mondo virtuale, un universo parallelo o addirittura più universi paralleli. “

“Quindi è un gioco su internet?”

“No. Si possono fare le stesse cose che fai in questo mondo. Lavorare, guadagnare e comprare cose. Pensa che puoi anche comprarti una casa o un terreno nel metaverso.”

“Davvero dici? Magari riesco a comprarmi il box auto che ho sempre desiderato.”

“Certo. Ma ci devi mettere una macchina virtuale mica la tua. Ovviamente devi crearti un avatar, cioè un tuo doppione virtuale. Che vivrà nel metaverso. Insomma una vita parallela in tutto e per tutto.”

“Mi piace, mi piace. Come faccio ad entrarci?”

“Devi avere un portafoglio.”

“Ah e ce l’ho!”

“Ma non quello che hai in tasca. Devi avere un wallet. Un portafoglio elettronico per gestire la moneta virtuale.”

“Ah se è virtuale posso decidere io quanta metterne?”

“Non proprio. Decidi tu certamente, ma il wallet pesca nel tuo portafoglio reale.”

“Ecco lo sapevo che stava il trucco!”

“Ma è normale! Tu carichi il wallet con criptovalute e inizi a muoverti nel metaverso. Fai cose, vedi gente.”

“Posso avere anche una storia con una? Portarla a cena?”

“Sicuro, puoi fare tutto quello che potresti fare nella vita reale. Beh non proprio tutto, quello a cui stai pensando non lo puoi fare.”

“Ecco lo sapevo che stava un altro trucco!”

“Diciamo che puoi arrivare sino ad un certo punto.”

“E se mia moglie si crea un avatar pure lei? E mi becca nel metaverso a fare lo scemo con una?”

“E che vuoi da me? Mica decido io chi entra nel metaverso.”

“Non conosci nessuno all’ingresso del metaverso? Tuo cugino che faceva il controllo all’ingresso della discoteca non può farsi un avatar e decidere chi entra? Mi pare che questo metaverso è un poco complicato. Bisogna mettere soldi veri, di fare zozzerie non se ne parla, se mia moglie si fa un avatar me la ritrovo pure di là. “

“Fratello mio, con il metaverso ci sono infiniti universi paralleli. Se tua moglie va in uno, tu scegline un altro e così non vi incontrate.”

“Seeee, e se quella si mette a fare la scema con un altro avatar? No meglio che sto pure io, non si sa mai.”

“Senti a me, tu non sei pronto, non hai ancora l’approccio virtuale. “

“Forse hai ragione tu, vado al circolo della birra che là conosco tutti e se viene un avatar lo crepano di mazzate.”

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LA BLOCKCHAIN

Quindi hai capito cosa è la Blockchain?

Se devo essere sincero non ancora.

Vabbè cerco di farti dei casi pratici in modo che tu riesca a comprendere bene il meccanismo di questa evoluzione tecnologica.

Ohhh magari!

Intanto ci muoviamo nell’ambito dell’Internet of Value e fin qua credo che ci arrivi.

No. 

Daiii, l’internet del valore. 

Senti io sono rimasto all’internet e basta. Questo fatto del valore mi è sconosciuto.

E l’internet delle cose? IOT? non ti dice niente?

Beh forse ho letto qualcosa. Quella cosa del frigo che ti ricorda le cose che mancano e ti manda il messaggio sul telefono?

Bravo. Proprio quello. O meglio una delle applicazioni dell’internet delle cose.

Meh, allora spiegami questo internet del valore. Questa famosa Blockchain.

Facciamo il caso pratico allora.

Ohh e facciamolo questo caso pratico.

Metti che tu hai un valore da trasferire.

Cioè? Mi fai un esempio?

Beh un caso classico è un NFT

Ah certo. Un NFT. Come ho fatto a non pensarci prima. Credo di averne qualcuno nel ripostiglio dietro il bidone dell’olio.

Dai, non fare il sarcastico. Sto cercando di darti un caso concreto. Un NFT è un asset digitale che può essere posseduto e scambiato liberamente in modo decentralizzato e programmabile. In pratica un token infungibile detto in parole povere.

Vabbè mi voglio fidare. Allora diciamo che mi trovo questo token infungibile.

Allora hai capito?

No. Ho detto che mi sto fidando. Quindi che ci faccio con la Blockchain ora che ho questo token?

Facilissimo. Il tuo token, avendo un codice identificativo ed un metadato univoco si differenzia da qualsiasi altro token e ne attesta il tuo possesso.

Ah allora è come l’atto di proprietà di casa mia!

No. Il Token è come casa tua. Per l’atto dobbiamo introdurre un concetto facile facile che è lo smart contract.

Lo sapevo che stava un altro merdone.

Non dire così. Tu adesso non te ne rendi conto ma stai entrando nel mondo del web3 che è un nuovo paradigma il cui obiettivo è la decentralizzazione.

Sai che avevo incominciato a sospettarlo? 

Capisci che stiamo andando verso un mondo fatto di token? Potrai vendere quello che vuoi con un semplice token in uno smart contract all’interno della blockchain.

Quindi se voglio vendere le mia auto?

Semplice. Fai una foto dell’auto e diventa un token immutabile che attesta che è tua. La metti sulla Blockchain e l’acquirente con uno smart contract la compra e ti trasferisce il valore. Tu becchi i soldi ed è fatta.

Fichissimo. E la macchina?

Come la macchina?

Eh. La macchina sta ancora parcheggiata sotto casa. Come la trasferisco a chi mi ha trasferito il valore?

Sinceramente questo non lo so. La Blockchain non lo prevede ancora.

IL VALZER

Ho sempre invidiato chi sa ballare il valzer e ballando riesce a dichiarare il proprio amore. E’ un ballo regale, armonioso, fatto di movimenti leggiadri. Coppie che volteggiano senza mai toccarsi in perfetta sincronia. Solo gli  sguardi e i sorrisi possono essere usati per manifestare le proprie emozioni alla donna di cui sei segretamente innamorato. Sai che quel ballo non durerà per sempre e non hai che pochi minuti per dichiararti. Allora, volteggiando e piroettando, cerchi di disegnare cerchi sempre più larghi per condurre la luce dei tuoi occhi verso la grande vetrata che si affaccia sulla balconata. Solo lì potrai tentare con una vigorosa giravolta di liberarti della musica incessante di una orchestra che suona come se non ci fosse un domani. Non è facile. Le altre coppie girano vorticosamente e i cavalieri sono presi dal mantenere le giuste distanze ed ogni volta che tenti la giravolta decisiva c’è sempre una coppia di rompicoglioni sorridenti che rotea davanti alla vetrata impedendo la fuga d’amore. Pare brutto smettere di ballare e dire “vieni, andiamo fuori ho bisogno di parlarti”. Il valzer ha delle regole e vanno rispettate. E quindi si balla e si sorride. Senti che lei è la donna della tua vita. Vorresti dirle ti amo, correre in giardino, strapparle l’abito di dosso e fare l’amore, ma devi volteggiare non sai fino a quando. E poi devi sorridere. Ti guardi attorno e, ballando, sorridono tutti e ti viene il sospetto che sia perchè non riesci ad uscire sul balcone con lei. Ora ti fanno male anche le scarpe e i tuoi movimenti non sono più fluidi. Nonostante questo lei ti sorride e con quell’accento francese che ti fa morire vedi muoverle le labbra e ti sembra di sentire “Ci vorrebbe un Gingerino”. Pensi subito che non ha capito un cazzo delle tue intenzioni. Allora con un paio di piroette la porti lontano dall’orchestra dove puoi dirle “Cosa?” E lei ripete “Sei un perfetto ballerino”. Non è molto ma sempre meglio del Gingerino. Hai perso la nozione del tempo, inizi anche ad essere stanco ma ti accorgi che non si ferma nessuno neanche a calci nel culo. L’orchestra va che è una bellezza. Ha iniziato con vigore The Second Waltz e tutti ridono, cantano e piroettano. Giri anche tu e non ti accorgi che ti stai avvicinando troppo al gruppo degli archi che è  in trance agonistica ed il violino di destra non si accorge del tuo passaggio e inavvertitamente ti pianta una stillettata nelle parti basse come quando con lo stecchino devi infilare le ultime due olive rimaste nella coppetta. Le regole del valzer non consentono il cambio repentino di espressione e sei costretto a gridare “SIRTAKIIIII” per dare sfogo al dolore. Il direttore d’orchestra apprezza la proposta e parte la suadente musica greca. Tutti si staccano dai rispettivi partner e si mettono in fila saltando e muovendosi al ritmo sempre più incalzante dei musicisti. Nel cambio di ballo hai perso lei. Ah eccola lì avvinghiata con Zorba il greco nell’estasi del sirtaki. Non ti caga neanche quando ti avvicini e le dici che una volta hai incontrato Miki Theodorakis. Hai le palle rotte in tutti i sensi, i piedi doloranti e vuoi solo andare a casa. Il valzer mi fa cagare, voglio ballare il geghegè.

INCIDENTI DOMESTICI

“Geometra può richiamare il suo cane per favore?”

“Cosa c’è dottore? Sto finendo di potare un albero. E’ urgente?”

“Non mi faccia gridare, venga appena può. Presto.”

“Va bene lascio e vengo subito.”

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“Allora dottore cosa è successo?”

“Vede geometra, mi vergogno un po’ ma ci conosciamo da tanto e so di potermi fidare e soprattutto contare sulla sua discrezione.”

“Mi dica pure dottore. Sarò una tomba.”

“Mia moglie, per i nostri momenti diciamo “trasgressivi”, mi ha regalato un plug-in con la coda di volpe. Sa, sono quei sex toys che vanno molto per la maggiore adesso.”

“Ma sapevo che erano usati solo dalle donne”

“Ecco vede ne fanno anche per uomini, per creare delle situazioni divertenti. Per aggiungere quel qualcosa di selvaggio. Ecco, è come se l’uomo si trasformasse in un animale selvaggio con la coda. Sembra che questo alle donne piaccia molto. Almeno così sta scritto nelle istruzioni.”

“Dottore vedo che lo ha già messo. Bella la coda, bel colore.”

“Si si in effetti è un bel colore. Ora però non riesco a toglierlo. Non viene via. Il problema è che l’ho messo e poi mi sono cadute le istruzioni sotto il mobile e mi ero chinato a prenderle.”

“Beh le ha trovate?”

“No, per questo le ho detto di richiamare il suo cane. Ho lasciato aperta la porta della veranda e deve essere entrato. Io ero chinato a tentare di prendere le istruzioni ma ho avvertito che qualcuno mi stava annusando sotto la coda. Mi sono girato e c’era il suo Zagor visibilmente su di giri ed aveva uno sguardo che non mi piaceva per niente.”

“Ma è buono non è aggressivo.”

“Lo so. Ma non voleva aggredirmi. Forse mi ha visto con la coda e si è fatto delle strane idee.”

“Va bene lo mando via subito. Zagor su a casa!!”

“Grazie. Vediamo se adesso riesco a prendere le istruzioni, ecco le vedo. Sono proprio in fondo. Ohhh prese!”

“Dia a me dottore. Faccio io. Sono un tecnico. Dunque si pieghi per bene. Qui dice di tirare leggermente la coda e di ruotare il plug in di mezzo giro e poi dovrebbe fare uno scatto. Ecco fatto! Ora sta venendo via. Bene. Tenga.”

“Grazie geometra. Non so come ringraziarla.”

“Baciami, stupido.”

Il Salone del Libro

Tu sei uno scrittore.
Ammettilo, ti senti un po’ figo.
Hai uno o piú ISBN che ti assicurano l’eternità nei database. Chiunque potrà trovarti.
Metti la tua firma su tanti libri.
E mentre firmi guardi gli occhi pieni di ammirazione del tuo lettore. E ti senti figo.
E pensi che uno scrittore non può non andare al Salone del Libro. Tu sei uno scrittore!
Nel tuo vivere quotidiano sei famoso. Entri nel solito bar e qualcuno dice “ecco il nostro scrittore” e un tuo libro campeggia tra una bottiglia di Aperol e una di Amaro Lucano.
Poi parti per il Salone del Libro pensando di avere lo stesso trattamento. Diamine sei uno scrittore!
Al bar del Salone stai in coda con Augias, Carofiglio, la Modigliani per un caffè e pensi “cazzo sono uno scrittore!”. Il barman ti guarda e ti dice “Giovane!! Meh veloce a bere il caffè che il dott.Augias deve prendere la spremuta”. Inizi a capire che non è come al tuo paese. Ti guardi intorno e ci sono centinaia di scrittori che presentano libri e fanno firmacopie con decine e decine di scrittori in fila che a loro volta faranno il firmacopie dopo aver fatto la fila. Allora urli con tutto il fiato che hai in corpo “Oh che pure io sono scrittore!!”
“Non gridare che qui siamo tutti scrittori.”
“E i lettori?”
“Siamo sempre noi. Smettila di gridare e mettiti in coda”

IL LAVANDINO BASSO

Specchi grandi, lavandino in marmo e luci soffuse. Andare in bagno in un grande albergo ha il suo fascino. La cabina doccia è un monolocale che se potesse parlare potrebbe raccontare storie, e che storie. Specchi che vedono ogni giorno corpi perfetti con pigiami e sottane eleganti di seta.

“Da noi il rotolo di carta igienica inizia sempre con un angolino di carta rigida, non è come quella normale che ci metti mezz’ora per capire da dove devi iniziare a tirare lo strappo. Io sono qui sul lavandino. Bella, piccola e lucida. Sono la confezione di doccia-shampoo marchiata con il logo dell’hotel. Sto qui con gli altri. Qui puliscono ogni giorno. C’è sempre aria profumata. Dalla finestra si vede il Louvre. Amo questa vita, questa essenza e questa gente che mi porta nella doccia e mi usa con eleganza, con savoir-faire e poi si asciuga con morbidi accappatoi bianchi. Oggi abbiamo una top model nel bagno. Uno spettacolo. Dopo aver curato il suo maquillage prende tutto quello che sta sul lavandino e mi mette nella sua trousse.”

La boccetta finisce così nel trolley di Louis Vuitton e viaggia veloce in un taxi verso l’aeroporto mentre la top model parla al telefono. Al Charles De Gaulle solito casino. Mezz’ora per imbarcare il mega trolley e la boccetta tranquilla nella trousse con i suoi colleghi di lavandino.Il volo della top model è in ritardo e per un errore il trolley viene imbarcato sul volo in partenza per Fiumicino dove arriva in anticipo. Nello stazionare nell’area riservata subisce una manomissione e la trousse finisce nell’Ape con tre ruote di Nando, simpatico e ruspante discendente di Decimo Massimo Meridio.

“Ahò, anvedi che trousse. Ammazza, ce stanno li saponi bboni. Mmmhh ansenti che profumo. Mò li porto a Rosetta, je faccio ‘na bella sorpresa, dice sempre che nun je porto gnente!”. Arriva con il suo tre ruote scoppiettante nella borgata dove vive.

“A’ Rosè, anvedi che t’ho portato, un regalo de’ gnente!”

“Bello Nando mio, metti tutto ‘n bagno che poi me li vojo guardà con carma”

“Vabbè Rosè io me faccio n’antro giro e poi torno. Fatte trovà tutta profumata come ‘na rosa de’ maggio che te vojo annusà tutta tutta, bella de Nando tuo!”

Rosetta sistema le varie confezioni sul lavandino precario ma tutto non c’entra, mette la boccetta sul bidet e se ne va. La boccetta allora si rivolge a quelli rimasti sul lavandino.

“Oh ma cos’è questo? Un lavandino basso? Io sono abituata a stare in alto, mi viene l’ansia qui. Non respiro”

Un rasoio bilama ormai innocuo le risponde “A’ fata, quello ‘ndo stai nun è un lavandino basso. Se chiama bidè. Qui ce mettono le mutanne sporche dei regazzini e ogni tanto ce se laveno le parti intime. Oh se nun respiri svitate er tappo che c’hai sulla capoccia!”

Sul bidet c’è anche un dispenser ormai vuoto “Mamma mia che mar de testa, cò tutte le botte che prenno ogni ggiorno. Nun sé sò convinti che nun c’ho più gnente da dà, nun c’ho più gnenteeee!

In questo clima rientra Nando. “Rosè, sò tutto sudato, me vojo dà nà bella sciacquata tu sai dove, ahahahaha così pur’io te faccio trovà ‘na bella cosa fresca e profumata! Ahò co’ che me lavo? Er dipenser ormai è agonizzante, nun esce più gnente.”

“A’ Nando ho messo sur bidè ‘na boccetta de quelle c’hai portato tu. Fatte er bidè co’ quella, che c’ha pure ‘na bella essenza de faggio, così poi all’omo mio je spunterà un bel ramo profumato, ahahaha”

Nando si libera degli indumenti intimi e come un antico cavaliere medioevale monta sul bidet mostrando alla boccetta il suo ormai fatale destino in primo piano.

“Bella ‘sta boccetta, che ccè stà scritto? Hotel De La Ville, a’ coso ora te dò ‘na bella ‘nsaponata che Rosetta nun po’ aspettà e ‘nnamoooo!!”

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