IL MATTINO HA LORO IN CASA

Renato  è da pochissimo in pensione. La moglie lavora ancora e da quando Renato sta un po’ più in casa  dice che deve uscire prima per il traffico ma mente. La verità è che non sopporta averlo tra i piedi nei suoi rituali equilibrati del mattino. Questo lascia Renato completamente solo in balìa degli assalti mattutini alla loro abitazione. Andiamo in scena in questa mattina di ordinaria follia.

Renato, seduto sul suo bianco trono di ceramica, sta facendo un tranquillo schema di parole crociate ad incroci obbligati sillabici. Cosa che richiede concentrazione ed una certa abilità.

Ma il mattino non ha l’oro in bocca come dice il proverbio. Il mattino ha loro dietro la porta, nel senso che ci sono diversi soggetti che si alterneranno nel rompere il regolare bioritmo di Renato.

Ed il primo arriva alle 9,00. Il letturista del contatore dell’acqua. Uomo dinamico, media statura, matita e blocchetto. Il letturista del contatore dell’acqua è una delle persone che conosce le nostre cose più intime. Bussa alla porta, Renato lo fa entrare, sà già dove andare, corre sul balcone passando tra stanze con letti da rifare e indumenti intimi sparpagliati dappertutto o cucine dove i broccoli si stanno lessando rendendo l’aria irrespirabile.

Arriva nei pressi del contatore ma lo stendipanni con mutande, perizoma, slip gli impedisce la visuale ed è costretto ad infilare la testa tra il nostro intimo per poter vedere i nostri metri cubi e le nostre eccedenze. Renato cerca di stargli dietro cercando di raccogliere e nascondere le mutande mentre il letturista cerca di andare dalla signora del quinto piano ripercorrendo la strada a testa bassa in quanto impegnato a scrivere i valori dell’eccedenza acqua  con un collant attorno al collo a ricordo perenne della lettura.

Il letturista se però trova la porta chiusa prosegue in automatico come le automobili radiocomandate fino a che non trova un varco. Renato aveva aperto la finestra sul balcone del salone e il letturista è andato dritto.  Si è sentito solo un fruscìo. La signora Lia del quinto piano ha evitato così di tradire il marito costringendo Claudio Baglioni a cambiare strofa alla nota canzone.

Renato ha avuto giusto il tempo di riprendersi dal turbine della lettura che la porta risuona. Commette l’errore di non guardare dallo spioncino e sulle note dei Pooh “Dammi solo un minuto” ecco due onesti quanto tenaci Testimoni di Geova che gli domandano a bruciapelo “Lo sai cosa ci aspetta nel futuro?”.

Renato candido “Non saprei, è solo qualche giorno che sono in pensione”

I due testimoni rapidi  come i Velociraptor di Jurassic Park lo accerchiano e prendono posto sul divano con le loro riviste invitando Renato a chiaccherare con loro.

Renato incomincia ad avere nostalgia del suo lavoro, il caffè con i colleghi, le scadenze, i permessi, le ferie. Ora è lì che non riesce a liberarsi dei due tenaci testimoni. Lui ne aveva sempre sentito parlare ma non li aveva mai visti.

Nello scrutarli, ascoltarli ecco che risuonano alla porta. Si alza apre e track! Si sente aspirare le pantofole. “Provi a vedere se sotto le sue ciabatte ci sono acari, provi, provi, provi” Il dimostratore della Folletto è implacabile. Renato sta cercando di vedere se ha gli acari sotto i piedi e il dimostratore ha già attaccato tutti i tipi di estensione al nuovo modello di scopa elettrica e sta aspirando tende, pavimento e poltrone.

Ai testimoni di Geova viene chiesto di alzare le gambe per aspirare il tappeto. Il dimostratore si destreggia come Fred Astaire con il bastone di cristallo ed accenna anche a qualche passo di tip-tap. Nel salone sembra di stare in Normandia ad Ohama Beach durante il D-Day.

Renato non è come la moglie. Lui è un puro. Non sa dire di no. In venti minuti si ritrova ad avere acquistato un folletto completo di tutto. Anche l’attrezzo per aspirare la polvere dalle fessure degli antichi mosaici romani.

Ha dato una donazione ai Testimoni di Geova ed ha fatto l’abbonamento per due anni alla rivista “Il futuro come sarà”.

Ora è sfinito sul divano. Indebitato. Il salone da sistemare. Lo chiama la moglie al telefono  “Beh come si sta a casa? Bello stare senza far niente eh?”

“Penso che accetterò  quel piccolo lavoro di tuo fratello. Mi sento ancora operativo”

“Bravo così mi piaci. Ci vediamo più tardi”

La moglie ora può telefonare al letturista (che si è salvato), ai testimoni di Geova e al venditore della Folletto per ringraziarli di essere venuti tutti stamattina come da accordi. Obiettivo raggiunto. Renato torna di corsa al lavoro

FACCIAMOLO FISSO

Sei un cespite, non sei altro che un triste, grigio e inutile cespite. Un immobile, fermo. Stai lì con tutti i tuoi inutili costi di esercizio. E ogni anno che passa mi tocca ammortizzarti. Devo calcolare la quota che devo mettere nel mio conto economico. Ma fino a quando dovrò fare tutto questo? Dovevo ascoltare chi mi diceva “non legarti ad un immobile, fai una locazione a sei anni e poi vedi”  Ma io mi innamorai dell’idea di averne uno mio, tutto per me. Un immobile su cui fare dei progetti, con cui fare un percorso insieme, su cui contrarre un mutuo che mi desse quella vita regolata della rata mensile da pagare. Quella serenità ordinaria movimentata simpaticamente dal tasso. Mi dicesti facciamolo fisso. Io l’avrei voluto variabile. “Sei già immobile” dissi “almeno diamoci una botta di vita, facciamola una vita sociale, partecipiamo all’andamento dell’Euribor e che cazzo”. Invece no. Tasso fisso. Che due coglioni. Una noia. Sapere già la rata del mese seguente, sai che vita.

All’inizio eravamo giovani, mi facevi ridere quando facevi l’imitazione del mutuo con una grossa quota interessi sulla rata. Ora sei un cespite che ha sempre bisogno di manutenzione. Ti ho detto di rifarti il pavimento, di metterti un parquet e tu niente, sempre con questi quadroni di gres così antichi. Ma non vedi gli immobili delle mie amiche come sono più curati? Almeno prova con i listoni Giordano che in poco tempo ti danno un aspetto diverso. Poi hai ancora quel citofono che si usava vent’anni fa. Ma ti vuoi prendere un videocitofono, una cosa moderna?

Hai gli infissi che non chiudono bene, quando c’è vento entrano gli spifferi e poi non ti si alza più il galleggiante dello sciacquone del bagno di servizio…devo dirne altre?

Le poche volte che vediamo gente è per l’assemblea di condominio dove devi andare tutto contento a dire i tuoi millesimi “147,65”… sai che soddisfazione.

Ridammi l’entusiasmo di quando profumavi di casa nuova, di quando funzionavi bene ed era un piacere invitare gente. Io te lo dico ora e non te lo ripeto più… se non cambi ti affitto agli studenti.

ABBIAMO UN RIFF

Era sempre l’estate del 1967. La spiaggia è sempre quella vicino ad uno dei primi campeggi. Il solito gruppo di ragazzi sui 16-18 anni organizza la serata sulla sabbia. E’ una delle ultime sere, poi si parte. C’è la luna, ma è un po’ coperta. Lo capisci subito che sarà una serata difficile. Servono delle luci e questo renderà meno romantico l’ambiente. Il mangiadischi ha le pile nuove ma salta ogni tanto. I 45 giri ci sono ma i lenti sono stati dimenticati nella roulotte di Adele che è uscita con i genitori per passare la serata a Follonica. Coppie di genitori che fanno finta di passeggiare per buttare l’occhio e vedere se si consumano atti contrari al pudore. Le camicie pulite, i capelli che sanno di shampoo e la pelle brunita dal sole di questi giorni. L’odore delle ragazze è meraviglioso. Farebbe impazzire qualsiasi ragazzo. Questi vestitini e le frontiere per tenere fermi i capelli fanno il resto. Carlo aveva puntato tutto sul lento che non c’è. Ha bisogno di un piano B per la Luisa Buccianti di Livorno. Un angelo che parla toscano e quando ride staresti a guardarla per ore. Carlo lo sa di essere simpatico a Luisa ma se non balla un lento non potrà starle vicino come lui vorrebbe.

Non può più fare il cenno al suo amico per indicare che 45 giri deve mettere appena inizia la serata. La Buccianti, al corrente della mancanza di balli lenti, vuole capire cosa escogiterà Carlo per starle vicino.

Però abbiamo un problema. Il problema si chiama Alfredo a cui piace la Buccianti. In spiaggia stamattina ha fatto la verticale per due ore in acqua e Luisa  non è rimasta insensibile al tono atletico e muscolare di Alfredo che ha anche qualche anno in più. Ma non sa ballare. Carlo lo ha saputo da un amico comune. Ha saputo anche che odia il Ge Ghe Gè e Carlo fa partire la serata proprio con quel 45giri.

Si inizia a ballare. Le note del Ge Ghe Gè  iniziano ad andare. Carlo si incomincia a scatenare. Lo sa ballare benissimo. Luisa anche.

Abbiamo un riff (geghe geghe geghegè) che fa così (geghe geghe geghegè)
e questo riff (geghe geghe geghegè) vuol dire che (geghe geghe geghegè)
il mio saluto è geghegè (geghe geghe geghegè) forse voi pensate che (geghe geghe geghegè)

La distanza ora non è importante. Sono completamente in sintonia. Alfredo cerca di muoversi ma lo spettacolo è penoso. Butta la spugna e cerca di ammaliare Caterina con le sue verticali.

Carlo e Luisa dopo il ballo che li ha visti protagonisti si spostano sul solito lettino. Carlo! La strada è spianata. Hai fatto colpo con il Gè Ghe Gè.

Luisa si accosta un po’. Carlo le cinge la vita e la stringe piano a sé. La testa della Buccianti ora è appena piegata verso di lui.. Il cuore è a mille. Pure duemila. I capelli, quanti capelli hai Luisa. Bellissimi. Carlo lo senti il battito del cuore dell’angelo a cui sei stretto? Puoi baciarla ora. Sta aspettando. Siete sudati ma siete bellissimi anche stasera.

FORTISSIMO

Era l’estate del 1967. Una spiaggia vicino ad uno dei primi campeggi. Un gruppo di ragazzi sui 16-18 anni organizza la serata sulla sabbia. E’ una delle ultime sere, poi si parte. C’è la luna. Non servono luci. Basta un mangiadischi con le pile nuove. E un bel pacco di 45 giri. Coppie di genitori che fanno finta di passeggiare per buttare l’occhio e vedere se si consumano atti contrari al pudore. Le camicie pulite, i capelli che sanno di shampoo e la pelle brunita dal sole di questi giorni. L’odore delle ragazze è meraviglioso. Farebbe impazzire qualsiasi ragazzo. Questi vestitini e le frontiere per tenere fermi i capelli fanno il resto. Carlo aspetta che si inizi a ballare qualche lento. Ha puntato la Luisa Buccianti di Livorno. Un angelo che parla toscano e quando ride staresti a guardarla per ore. Carlo lo sa di essere simpatico a Luisa ma se non balla un lento non potrà stare vicino a due centimetri dal suo collo scoperto.

Un cenno al suo amico per indicare che 45 giri deve mettere appena inizia la serata. La Buccianti tanto lo sa che Carlo sta preparando il terreno e sta lì a vedere tutto come se non fosse coinvolta.

Finalmente si inizia. Le note di Fortissimo iniziano ad andare. Carlo si avvicina e le sorride tendendogli la mano “Balli?” “Si.” Luisa si alza e mette le sue mani sulle spalle di Carlo che fa altrettanto ma sui fianchi. E’ la prima volta che Carlo sente sotto le mani i fianchi di una ragazza. Luisa canta sottovoce  insieme alla Pavone e Carlo le guarda prima gli occhi poi la bocca e intanto sente la morbidezza del fianco della Buccianti. Vorrebbe non finisse mai il lento…

“Pianissimo te lo dico pianissimo il mio piccolo ciao sotto voce cosi’ nessuno capira’ niente e tu solamente tu capirai quanto sono innamorata di te” 

Pianissimo devo dirlo pianissimo questo piccolo ciao mi dispiace doverti dire solo ciao
mentre in mezzo alla gente vorrei gridare fortissimo, che ti amo fortissimo, che ti amo di piu’ ,
d’ogni cosa, al mondo amore….amo te, che ti amo di piu’ d’ogni cosa al mondo amore amo te

La distanza è diventata minima. Carlo prega che Rita ricominci a cantare ma il mangiadischi fa click e la Buccianti si risiede sul lettino lasciandogli il posto libero accanto. Carlo! Sveglia! Ti sta dicendo di andare da lei. Eccolo qui fa il primo passo.“E’ bella quella canzone vero?” “si a me piace molto”  Luisa si accosta un po’. Carlo le cinge la vita e la stringe piano a sé. La testa della Buccianti ora è appena piegata verso di lui.. Il cuore è a mille. Pure duemila. I capelli, quanti capelli hai Luisa. Bellissimi. Carlo lo senti il battito del cuore dell’angelo a cui sei stretto? Puoi baciarla ora. Sta aspettando. Siete bellissimi.

LASZLO IL TRAPEZISTA

In fila all’Agenzia per l’Impiego. Quanto mi rompe venire qui per cercare lavoro. D’altronde non posso stare senza. Io poi ho una competenza particolare. Non è facile, per niente. C’è un casino incredibile. Accanto a me c’è, alla ricerca di un impiego, una scatola con 12 cubetti. Sapete quel gioco che su ogni faccia del cubo c’è un pezzo di disegno e mettendoli tutti nella verso giusto si compone l’immagine intera?

Beh non riesce più a trovare un bimbo che giochi con lei. Ormai superata. L’impiegato dice che ha uno skill non più ricercato. Io invece sono un trapezio. Sapete quello che volteggia nel tendone del circo con i trapezisti appesi sopra che si lasciano e si prendono tra gli applausi degli spettatori?

Beh con la crisi nel settore circense mi hanno licenziato. Non volteggio più. Negli ultimi mesi poi forse per la stanchezza, la noia, la mancanza di entusiasmo sono arrivato un paio di volte in ritardo sulla presa ed il trapezista rumeno mi è andato giù. La prima volta c’era la rete e quindi mi sono preso una bella incazzatura. La seconda volta, per la riduzione dei costi, avevano tolto la rete. La cerimonia funebre che è seguita è stata molto toccante. Gli amici e i parenti di Laszlo, il trapezista, volevano che scendessi per partecipare al rito ma, vedendo i loro volti, ho preferito osservarlo dall’alto volteggiando leggiadro sotto il tendone rosso.

Quindi licenziato. E oggi sono qui. L’impiegato solerte mi dice che al momento i circhi non fanno recruiting per la posizione di trapezio. Avrebbe solo una possibilità. Fare l’altalena in un parco giochi. Dovrei essere messo tra due alberi e far giocare i bambini. Penso che possa essere un bel modo di rientrare nel mondo del lavoro. Accetto con entusiasmo. Mi faccio dare le carte per l’assunzione e  l’indirizzo. Mi posso già presentare e così faccio.

Arrivo e vedo l’insegna “IL PARADISO DI LASZLO”, mah questo nome non mi è nuovo. Appena varco l’ingresso mi trovo davanti un bel giardino e rimango estasiato nel guardare tutte le piante e le giostrine per bambini. Un grido mi fa’ tornare alla realtà “Ehi ma quello è il trapezio che ha fatto cadere Laszlo”.

Mi ritrovo inseguito da parenti e amici di Laszlo che in memoria del trapezista avevano aperto un parco giochi dedicato a lui. Mi prendono, mi tagliano in due e “Ora ti mettiamo vicino a Laszlo così starai per sempre con lui” . Così vengo piantato per fare arrampicare un glicine dove riposa Laszlo.

“Beh cercavo un lavoro a tempo indeterminato, tranquillo, magari un pò statico ma va bene così…che culo!”

 

NON HO RESTO

Felice è un tipo mite, tranquillo. E’ ancora “signorino” come si usa dire quando uno è single. Ha poche abitudini. Il giornale la mattina. Sempre lo stesso. Sì sempre lo stesso giornale. Sempre lo stesso giornale della stessa data. 12 luglio 1982. La Gazzetta dello sport con il titolo CAMPIONI DEL MONDO. Dice che lo mette di buon umore e così non legge tutte le brutte notizie che ci sono ogni giorno. La colazione al bar. Sempre lo stesso bar da sempre. Oggi però è chiuso per lavori. Felice rimane spiazzato. Una delle sue certezze viene meno.

Decide di andare al Bar che è dall’altra parte della strada. Dicono che abbia i krapfen migliori dell’isolato. La voce fuori campo dice “Ma è l’unico Bar dell’isolato! “ “ Vabbè mò stai a guardare il capello” .

Il proprietario lo chiamano Tremal-Nike,  in onore di uno dei tigrotti di Mompracem fedelissimi di Sandokan. Essendo stato una volta in crociera con la prima moglie in Malesia, da allora viene chiamato così e anche perché porta sempre le Nike come scarpe per essere pronto a scappare ma nessuno sa perché.

Felice entra, si siede al tavolino e ordina un cappuccino e un krapfen.

Il ragazzo del bar, chiamato Kammamuri per essere da complemento a Tremal-Nike, glielo porta subito.

Intanto Tremal-Nike inizia a sbraitare con due clienti che, per pagare, tirano fuori la 50euro.

“Non ho resto, non ho resto, oggi è terribile. Andate a cambiare”

Felice impressionato dal fare di Tremal-Nike controlla subito il portafoglio e cazzo….anche lui ha la 50euro. Una tragedia si sta per abbattere su di lui. Uomo mite e abitudinario. Ma non si scoraggia.

Incomincia ad ordinare con calma e in sequenza con intervalli di 10 minuti cappuccini, cornetti, pocket coffee, smarties. Il tutto per cercare di raggiungere una cifra che potesse permettere al capo di Kammamuri di dare il resto facilmente.

Intanto l’uomo con le Nike prosegue con ogni cliente l’incazzatura del “Non ho resto”.

Felice, dopo l’ottavo cappuccino e la bocca piena di smarties crolla a terra per un eccesso di “colazione”. Ormai ha controllato gli scontrini ed il totale è di 48,80 euro.

Subito viene chiamato il 118 per soccorrerlo e lui con la 50euro stretta in mano con voce flebile “Conto…devo pagare”. Tremal-Nike si avvicina lo ringrazia e gli dice “non ho resto”.

Felice, ormai sulla barella, abbracciato alla Gazzetta dello Sport, gli risponde “Tenga pure il resto per il ragazzo”.

A quel punto Tremal-Nike grida “Kammammuri….MANCIAAAAA”.

Applausi. Si chiude il sipario.

 

PENSIERINI DELLA DOMENICA

Quando uno controlla il livello delle bottiglie d’acqua nel frigo e l’esatta disposizione per prendere sempre quella più fresca vuol dire che é  un tipo preciso o sta rincoglionendo?

Lo sapete che siamo pronti quasi sempre a perdonare ed a dimenticare le ruberie dei politici, amministratori e millantatori che ci circondano? Invece se il fruttivendolo di fiducia sbaglia i pomodori, il macellaio il taglio del filetto o il panettiere la cottura della rosetta, siamo capaci di tenergli il muso e tradirli con il primo che passa?

È meglio sentire gli Eagles cantare Hotel California o sentire i Santo California cantare in un Hotel?

Quando tua moglie ti dice “raggiungimi subito a casa, ho addosso pochissimi euro di indumenti, vieni a vedere” la troverai quasi nuda o completamente vestita con roba di Zara e Decathlon che manco Amundsen nella spedizione al Polo?

Lo sapete che l’internet delle cose (IoT) è quella nuova frontiera tecnologica in cui i giovani conoscono internet ma non conoscono molte cose? E lo sapete che poi ci sono quelli come me che conoscono molte cose ma non capiscono un cazzo di cosa c’entri internet con tutte queste cose?

 

LA LIBRERIA

Enzo è in giro come ogni sabato pomeriggio. Qualche acquisto per riempire il frigorifero e una libreria per trovare qualche storia a cui appassionarsi. Vive in un bilocale molto bello al sesto piano di una palazzina a tre piani. Questo è un problema che gli dà qualche preoccupazione. Da due settimane poi  ha delle infiltrazioni mafiose sul soffitto che hanno fatto la macchia e nonostante le chiamate all’amministratore non è venuta nessuna impresa che, collusa, gli abbia sistemato l’inconveniente.

Il giro è sempre quello ma nota una libreria che non aveva mai visto. Entra ed incomincia a guardare tra le pile accatastate cercando un titolo che attiri la sua attenzione. Gli si avvicina il proprietario. Alto, capelli brizzolati, occhialini rossi sul naso. “Cerca qualcosa in particolare o posso consigliarla?

Enzo sorride “Grazie ho proprio bisogno di qualche consiglio su cosa leggere. Su un tema di ampio respiro. Che mi faccia riflettere, pensare. Insomma un bel libro. Ma siete da poco qui?”

“si da poco. Ecco qui. Questo è bello. Il titolo dice tutto “Felicità” L’autore  Carrisi riesce a rendere molto bene, nel corso della lettura, come si possa essere felici con semplici cose.

“Certo un titolo non facile. Da sempre la felicità è argomento di centinaia di libri. Di cosa parla?”

“E’ una bella storia. Un uomo e una donna che tenendosi per mano cercano di andare lontano restando vicini come bambini.  Lui cerca sempre  lo sguardo innocente di lei tra la gente e quando lo trova ha quel momento di felicità delicato e dolce.

Poi la storia prosegue tra l’acqua del  fiume che passa e che va e la pioggia che scende dietro le tende. Ci sono anche momenti difficili e di tensione tra i due ma basta abbassare le luce per fare pace e bere un bicchiere di vino accompagnato da un panino per ritrovare la felicità perduta.”

“Mi ha convinto. Lo prendo.”

“Non se ne pentirà, leggerlo sarà come essere colpito da un raggio di sole più caldo che va, come un sorriso che sa di felicità. Sono 18 euro. Le regalo anche un libretto molto carino “Cento giorni” di Caselli. Le farà capire che in fondo la vita è un girotondo che abbraccia tutto il mondo, mi ringrazierà dopo averlo letto.”

L’ETOILE PERDUE

 

L’odore del palcoscenico. Che cosa inebriante. Guardare il teatro vuoto e sentire i tuoi passi che rimbombano sulle tavole di legno calcate dai più grandi attori, cantanti, ballerini. Sono in tanti ad essere passati da qui. Anche Alberto Sordi e Monica Vitti per Polvere di Stelle hanno ballato e cantato, proprio qui dove adesso sto io, “ma ‘ndò vai se la banana non c’è l’hai….bella hawaiana attacchete a ‘sta banana…”. Teatro Petruzzelli. Bari.

Ora sono qui per fare la comparsa. Deve andare in scena tra qualche giorno “L’angelo azzurro”, L’Ange Bleu. Un balletto con le coreografie del grande Roland Petit. Io insieme ad altri amici dobbiamo fare i ragazzi del bordello dove un professore di liceo perde la testa per la cantante Lola. Nel noto film la cantante era interpretata dall’eterna Marlene Dietrich.  Eccolo, arriva Roland Petit. Tutti lo chiamano maestro. Passa in rassegna tutti. Commenta, borbotta, indica con la mano, parla con il suo assistente. Man mano l’assistente porta via i ragazzi che devono interpretare i giovani tedeschi che si divertono nel bordello. Tranne me.

Mi avvicino all’assistente e chiedo “ma mi ha scartato? Posso andare?”

“No no no. Sei tra le danceurs”

“L’ha deciso il maestro? Ma ci vede bene? Peso 110kg come cazzo faccio a stare tra i ballerini. E poi non so ballare il twist figurati L’Ange Bleu”

“Non dobbiamo contraddire il maestro Petit. Altrimant gli viene una crisi nervosa. Sai gli artisti.”

“Madò e mò? Che devo fare?”

“Assumi une ategiamant rilassè. Sta per venire da te…attansion”

Il maestro si avvicina, mi squadra e senza dire una parola si gira verso l’assistente e piegando le braccia le porta al petto muovendo i gomiti verso l’esterno tre volte di seguito. In pratica dice al suo secondo che je suis graisse.

“Allons allons tiù fè un brisè” e si mette davanti a me ad aspettare.

“Maestro io mi sono presentato per fare le figurant per il bordello. Non so ball..” mi interrompe.

“Allons allons tiù fè le brisè”

Mi rivolgo all’assistente “Oh ma il maestro insiste, io non so neanche che cazzo è questo brisè”

L’assistente dice “lo deve decidere lui che non sei un ballerino” e me lo mima questo brisè. Io lo faccio arrossendo di vergogna e immagino che l’esecuzione sia stata di uno schifo assoluto.

“Mais no, Mais no, Mais no” urla il maestro camminando nervosamente sul palco. “Tiù es une figurant no une danceur, par bleu!”

“E IO CHE CAZZO STO CERCANDO DI DIRLE DA UN’ORA! NON SONO UN BA-LLE-RI-NO!”

L’assistente sorride “che ti avevo detto?” e mi accompagna tra i ragazzi del bordello. Finalmente.  Due giorni dopo, mentre prendiamo gli applausi di tutto il teatro dopo il corpo di ballo, a fine spettacolo, mi fermo a pensare  che stavo per diventare l’etoile di Roland Petit….non è da tutti.

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