L’ULTIMA PLAYLIST

E ora? Come lo dico a lei? E ai ragazzi?

Ciao vorrei dirvi che non mi rimane molto tempo. Andiamo a farci una delle ultime pizze? Domenica ci facciamo una passeggiata sul lungomare? In questi giorni sistemiamo le cose economiche e finanziarie?

Devo guardarli piangere? Sentire la loro disperazione, compassione, sofferenza?

Non riesco a pensare ad altro. Sono bloccato. E in ufficio?  Oh ragazzi sembra che non mangerò il panettone con voi quest’anno.

“Come? Ti hanno invitato ad andare via? Sono delle merde. Fatti dare un po’ di mensilità mi raccomando”

“No niente di tutto questo. Solo che non ho molto tempo da vivere e preferisco fare altro o magari no. Forse è meglio venire in ufficio altrimenti mi sembrerà peggio aspettare qualcosa fuori di qui.”

E poi aspettare di vedere le loro espressioni. No non dico niente. Tutto normale. Sarebbe insopportabile camminare, girarsi e vedere la gente accompagnarmi verso la fine come in una prova generale.

Certo che oggi c’è un maestrale che fa paura. Mi arrivano addosso gli spruzzi delle onde che sbattono sugli scogli. E se mi buttassi a mare? No ho troppo freddo. Poi che tristezza gli articoli sui giornali “Recuperato l’uomo che…ecc..”.

Non posso neanche buttarmi da un ponte in un fiume. Qui non ci sono fiumi.

Diceva bene Domenico Modugno “E’ vero credetemi è accaduto, di notte su di un ponte guardavo l’acqua scura con la dannata voglia di fare un tuffo giù”

Solo che arrivava un angelo vestito da passante che gli diceva che tutto era meraviglioso.

A me è arrivato un passante vestito da angelo “Scusi sa dove c’è la festa in maschera da queste parti?” e lì capisci che non c’è niente da fare. Come per l’uomo in frac con il suo papillon di seta blu. E’ andato giù e non è tornato. Ma quello era depresso. Io no. Sono solo incazzato.

Vado a prendere un cappuccino al solito bar. Mi accolgono come sempre “Uè Davide dove devi andare a mare quest’estate?”

“Dove vado sempre”

“Oh Davide cos’è? Stai incazzato? Mò ti metto tanta schiuma e ti faccio il cuoricino con la cioccolata. Eh? Che dici? Va bene?”

“Si. Si. Mi siedo qui”

“Questa è casa tua Davide. Vuoi il giornale?”

“No grazie sento un po’ di musica”

“Ora ti metto l’ultima playlist che ho fatto, una cosa a spaccare!”

“Bene ora l’ascolto. Dammi anche una brioche”

“Per te  tutto.”

Tanti brani. Uno per ogni momento da ricordare. I momenti da solo poi in due, poi in tre, poi in quattro. Ogni canzone  porta in dote una foto, un odore, delle espressioni stampate nella tua testa.

Se telefonando, Cento giorni , Per un ditino nel telefono, La canzone del sole, Anche per te, Innamorarsi a Milano, Ma ti muovi sempre amore, Lo stretto indispensabile, Mille giorni di te e di me, Ninna nanna del chicco di caffè, The circle of life, La leva calcistica del 68, Stairway to heaven, Father & Son, You’ve got a friend, Aggiungi un posto a tavola, Roma capoccia ed altre.

Uno tsunami di emozioni, sensazioni, ricordi mentre il sapore della brioche inzuppata nel cappuccino ti accompagna in questo viaggio meraviglioso dove i brutti ricordi sono banditi.

“Sono qui da più di un’ora ed ho sentito canzoni che mi hanno fatto rivedere tutta la mia vita”

“Lo so, noi baristi conosciamo bene i nostri migliori clienti. Oggi tu avevi bisogno di ricordare e io ti ho fatto il cappuccino con brioche con l’ultima playlist”.

Il barista dà le spalle a Davide per non farsi vedere mentre piange. Poi si gira.

Davide lo vede “Che hai?”

“Niente, niente è il vapore del beccuccio per fare la schiuma”

Davide va alla cassa per pagare. “Oggi offre la casa” gli sorride il barista.

“Grazie, che bella cosa, Angelo sei un amico. Ci vediamo”

Esce dal Bar, attraversa la strada.

Angelo sta mettendo a posto il tavolino che aveva occupato Davide. Sente una frenata. Delle grida. Sirena. Poi niente. Non c’è nulla da fare. Angelo non si è mosso. Lo sapeva che sarebbe andata così.

“Ho fatto solo il mio dovere. Gli ho fatto ascoltare l’ultima playlist come previsto. E’ l’ultima volta che faccio questo. Non mi piace fare gli anticipi. Per il prossimo chiedete ad un altro, non è per me.”

 

IL LUPO CATTIVO

Interno notte. Una qualsiasi città. E’ sera. Tardi. Nel letto lei e lui fanno l’ultima chiaccherata della giornata. Il clima è fortemente passionale.

LUI “Dai non starmi così vicino, non vedi che sto leggendo? Anche quando sono al bar mi dà fastidio se qualcuno si mette vicino a me e legge le cose che leggo io.”

LEI “beh io non sono qualcuno e non siamo al bar; capirai, manco stessi leggendo Cime Tempestose, che poi leggere è una parola grossa. Secondo me tu guardi solo le figure come i bimbi” lui fa cadere nel vuoto il pesante insulto alla sua intelligenza e continua a sfogliare le pagine.

LEI “sai che a guardarti da vicino non sei un granchè? Secondo attacco. Lui con eleganza la invita ad allontanarsi.

LUI “appunto, mettiti più lontano così non devi guardarmi da vicino.”
LEI “però ti piace quando ti sono vicina, eh?” cinguetta. Terzo attacco a sfondo erotico.
LUI “certo, ma stasera siamo stanchi, leggiamo un po’ e poi a nanna.”
LEI “oh che orecchie grandi hai!” attacco subdolo. Indiretto per poi colpire dopo.
LUI “ma ti sembra il momento di giocare a Cappuccetto Rosso?”
LEI “non sto giocando, dico sul serio; ti sono cresciute parecchio.”
LUI “quando si va avanti negli anni, lo sanno tutti, le orecchie crescono un po’”
LEI “un po’ tanto a te. No, dico, ti son cresciute di parecchio, ma di parecchio.”
LUI “ho capito, stai cercando lo scontro. Sappi che io non cederò alle tue provocazioni.”
LEI “lo sai che vendono delle macchinette per eliminare i peli dalle orecchie?
LUI “stai facendo il giro largo per dirmi che ho dei peli nelle orecchie?” ironizza
LEI “beh più che peli sembra una pianta carnivora, sai quella che ci va una mosca e rimane intrappolata?” ride alla sua battuta. Ride proprio compiaciuta. Quasi si congratula.
LUI”a me piacciono, sono comodi perché mi tengono bloccati gli auricolari dello smartphone” Sorride soddisfatto per la risposta anche se sa che lei non accuserà il colpo.
LEI “sei un essere ripugnante.” E’ disgustata. Ma non si allontana e stà sempre lì.
LEI”sai che le macchinette sono ottime anche per i peli del naso?” lui a questo punto non ci sta.

LUI “ma tu hai avuto un incarico formale per rompermi le palle stasera o lo stai facendo per riempire il tuo tempo libero??”

LEI “è che non ho sonno e se non stresso te non so che fare”

LUI” e leggi qualcosa no?!!

LEI “ma non so che leggere uffa. Mi leggi tu qualcosa che stai leggendo?  dai, così tra la tua voce e l’argomento prendo sonno dai dai dai”

LUI “va bene va bene, mettiti giù, così. Brava.  Ora inizio. – Che la Q3 2.0 TDI 177 CV vada benissimo, ce ne si accorge fin dai primi metri al volante. Quello che stupisce, però, sono i “numeri veri” sulla pista, persino migliori di quanto dichiara la Casa. Con inspiegabile modestia, i dati tecnici ufficiali dichiarano uno “0-100″ da 8,2 secondi, mentre sulla pista di Vairano la vettura ha staccato un formidabile 7,7. Un tempo molto più basso di quello segnato dalla X1 177 CV (8,9 secondi) e lontanissimo da…”
LEI “zzzzzz…zzzzzzz…zzzzzzz…”

Le prestazioni tecniche di un’auto sono meglio di un sonnifero per una donna.

IL DISPREZZO

Sei in auto che aspetti tua moglie che esca da un negozio.

Sul sedile posteriore le buste della spesa. In una di loro c’è la vaschetta con la mortadella che incomincia a diffondere nell’abitacolo un profumo “importante”. Non riesci a resistere. Prendi la vaschetta, la apri, ne prendi una fetta e la metti in bocca lasciando così che si compia inesorabilmente uno dei sette peccati capitali.

In quel momento passa correndo sul marciapiede la tua coscienza nelle vesti di un tipo sportivissimo che fa footing e che ti squadra con lo sguardo colmo di disprezzo  “io sono un figo, magro, atletico  e corro e tu stai lì come un animale in sovrappeso  a mangiarti la mortadella in auto. Ora che viene tua moglie lo scoprirà  e ti farà il culo quadrato” .

Hai ancora un lembo di mortadella che risucchi rapidamente cercando di eliminare la traccia della tua ingordigia ma un senso di umiliazione misto a rimorso ti pervade e pensi “Ma porca di quella vacca, da domani corro anche io!” Sai bene che non lo farai. Ma chi corre sul marciapiede non si puó fare i cazzi suoi invece di guardare nelle auto? A quel punto prendi la vaschetta e hai due possibilità. La prima è che correggi sullo scontrino peso e prezzo per non fare capire che manca qualcosa. La seconda è che mangi tutta la mortadella subito come se non fosse mai esistita. La vaschetta vuota la metti sotto il sedile. Dopo qualche secondo entra tua moglie in auto e annusando l’aria “Hai comprato la mortadella? C’è un odorino…mmhhh”.

Muovi la testa in senso di diniego perché hai la bocca ancora piena delle quattro fette e gesticolando cerchi di spiegare che purtroppo era finita in quella salumeria e ora la andrete a prendere da un’altra parte. Per fortuna la dolce metà è ansiosa di mostrarti una camicetta e non bada al tuo masticare veloce.

Ti chiede se ti piace e tu, mugolando per due grani di pepe buttati giù in un colpo solo, tra le lacrime riesci solo a dire “à balliffima”.

QUESTA CASA NON E’ UN AEROPORTO

Quante volte abbiamo sentito “questa casa non è un albergo”?

Lo dicono i genitori quando i figli si allargano un po’, fanno tardi, non mettono in ordine ed altre amenità di vario degenere.

Quelle stesse persone che venivano accusate di non fare niente si trovano poi sui rispettivi fronti a dover combattere per conquistare una parte dell’armadio 4 stagioni che mediamente si trova nelle coppie che vivono insieme a vario titolo esattamente al centro tra i due pretendenti. All’inizio  si fa a metà. Poi, come avviene per lo slittamento delle placche tettoniche, per cause geologiche, la parte di lei si allarga circa due centimetri ogni sei mesi. Lo spostamento è impercettibile ma continuo.

Lui inizia a non trovare delle cose che, per fare spazio, vengono ordinatamente inscatolate e stivate. In genere dopo circa vent’anni queste persone le riconosci subito. Hanno gli stessi abiti per tutte le stagioni ma non perché non possano comprarsene altri ma perché non hanno più dove metterli.

Virginio è costretto ad andare in giro con un trolley perché a casa tra moglie e figlia non ha più dove mettere la roba. In ufficio lo chiamano The Terminal per prenderlo in giro e paragonarlo al personaggio interpretato da Tom Hanks che nel film vive nell’aeroporto di New York, il famoso JFK.

Una sera torna a casa e la moglie gli corre incontro sorridendo “Non c’è più spazio in cabina. Dobbiamo imbarcare il suo bagaglio.”

Virginio “Come devi imbarcare il bagaglio? Ho dentro il pigiama e il cambio per domani. Come faccio?”

“Non si preoccupi, le lascio il tagliando così potrà ritirarlo all’arrivo. Ora le consegno una priority card per accedere alla saletta Ulisse” e indica il bagno di servizio della loro casa.

“Ma io devo andare nel bagno grande. Devo farmi la doccia”

“Quella è la saletta Freccia Alata. Non è aperta ai soci del club Ulisse. Può andarci solo se accompagnato da un socio Freccia Alata.”

“E chi sono i soci, visto che in questa casa siamo 3?”

“Io e Vittoria. Vittoria è uscita. Io ho da fare e quindi nessuno la può accompagnare. Deve andare nella saletta Ulisse. Abbiamo fatto tutto in modo che lei possa accedervi quando vuole. L’unica attenzione è che quando parte la centrifuga della lavatrice deve bloccare i flaconi sulla mensola altrimenti vengono giù. Per il resto è come se fosse casa sua. Per la partenza la chiamiamo noi. Ha avuto assegnato sul divano il posto vicino alla finestra. Ricordi di allacciarsi la cintura e di richiudere il tavolino davanti a sé. Non è consentito russare durante il volo, la prego”

Ora Virginio è incredulo ma seduto al divano. Ha provato a richiudere il tavolino di cristallo senza successo. Arriva la moglie e lo richiude non sa come. Virginio stanco si addormenta. Un lontano suono di applausi lo sveglia e ancora intontito inizia ad applaudire anche lui.

La moglie e la figlia lo guardano attonite. “ Ma che fai applaudi anche tu? Entra un ospite da Fazio e tu applaudi come uno spettatore in sala? Ma sei deficiente?”

“Eh ma eravamo atterrati..tutti applaudivano, il pilota è stato bravo. Devo ritirare il bagaglio..” balbetta  il buon Virginio.

“Papà ma che stai dicendo? Vai a dormire dai.”

“Si sì amore, ritiro il bagaglio e vado. Prendo un taxi così arrivo presto a casa.”

“Vedi che la fermata del taxi è davanti alla porta della cucina” dice la moglie e ride di gusto con la figlia per la battuta.

Virginio, un po’ assonnato si mette davanti alla porta della cucina e aspetta.

Le due donne “ma quello veramente sta aspettando il taxi davanti alla cucina?”

Ad un certo punto Virginio fa il classico gesto e urla “Taxi!”. Un Taxi giallo si ferma davanti alla cucina. Virginio sale. Il tassista con la faccia di Robert De Niro dice “Dove andiamo?”

“In camera da letto” Virginio e il tassista sorridono, guardano le girls sedute sul divano  e partono a razzo. THE END. Titoli di coda e musica.

 

UNA SCELTA INSOLITA

 

Nel panorama degli strumenti musicali i fiati occupano un ruolo importante. Clarinetti, oboe, sax, tromboni, trombe e flauti. La tromba e il trombone non sono ambiti in cui il genere femminile sia molto rappresentato. A chi non è un conoscitore di musica viene quasi impossibile rispondere alla domanda “Mi dici il nome di una famosa trombettista?”. Sono infatti una rarità. Ed è per questo che un giorno, folgorata dall’aver visto in un video la più grande suonatrice di tromba del mondo, Giovanna, 40 anni, decide di fare un corso di tromba.

Ha pensato “ho amiche che suonano il violino, il pianoforte, una persino l’arpa, il flauto. Io voglio imparare la tromba per essere diversa. E poi se riesco a imparare bene posso suonare con loro.”

Si mette alla ricerca e trova una bella scuola dove si insegna la tromba. L’insegnante di musica che si occupa della tromba è un americano di colore che vive in Italia ormai da trent’anni. Un tipo simpatico che lavora all’ambasciata degli Stati Uniti in Via Veneto a Roma. Come hobby insegna la tromba, i suoi allievi lo chiamano “Armstrong” come il grande Louis. Prima di iscriversi, Giovanna, ne vuole parlare con il marito Quirino, un classico soggetto dai valori un po’ retrò e un pò provinciale, ma tanto caro.

In cucina mentre prepara gli spaghetti all’assassina per la famiglia, Giovanna “Quiri, ho deciso di frequentare un corso di musica per imparare a suonare, così posso suonare con Bea e Tea”

“Brava, ottima idea. Devi andare un paio di volte a settimana?”

“Si. Domani vado a iscrivermi. Il maestro mi deve far vedere lo strumento per prenderci confidenza in modo che possa imparare l’impugnatura e come poi poggiarci sopra la bocca. Infatti mi ha detto che bisogna prima imparare bene la presa e solo dopo posso usare le labbra. Mi ha detto che le prime volte è un po’ un casino. Sai che il maestro è uno simpaticissimo di colore che lavora all’ambasciata?”

Quirino, che stava guardando il tg, toglie lo sguardo dallo schermo e assume un espressione preoccupata. Il suo cervello sta elaborando alcuni termini e verbi che la moglie ha citato e cerca di rimetterli in ordine in quanto c’è qualcosa che non gli torna nella suo ragionare elementare. In breve immagina la moglie fare un assolo nel girone dei lussuriosi nell’inferno dantesco e si accascia sulla poltrona.

“Mamma, mamma papà è svenuto”. Giovanna accorre e con un paio di buffetti lo fa rinvenire.

“Ma non devi imparare il violino?” dice Quirino con voce flebile

“Non l’ho mai detto amore. Ho deciso di imparare a suonare la tromba. Voglio che tu vada orgoglioso di me. Con i tuoi amici devi poterti vantare che tua moglie suona la tromba come Alison Balsom, la più grande suonatrice di tromba del mondo.”

“Mi sarei sentito più orgoglioso con il  violino…” e sviene di nuovo.

 

SBAGLIANDO S’IMPARA

Si sente un tono di voce alto che arriva dalla stanza da letto di mamma e papà. Mi sa che stanno litigando.

“Non hai mai fatto un gesto dolce, carino  quando ti ho detto mille volte “voglio la favola, voglio la favola” come dice Rossella O’Hara in Via col Vento a Rett Butler, mai, mai, ti sarebbe bastato dire una qualsiasi cosa e tu invece niente.”

“Guarda che voglio la favola lo dice Julia Roberts a Richard Gere in Pretty Women non puoi fare questi errori e che cazzo. Sono imperdonabili. E poi quando tu mi hai detto voglio la favola io sono andato a prendere Pinocchio e mi sono messo vicino a te a raccontartela, non te lo ricordi?”

“E quando ho pianto? Che avevo perso 1200 euro alle slot machines? Avresti potuto dirmi “Non piangere, commessa” come dice Susan Saradon in Ufficiale e Gentiluomo .”

“Ma tu non sei una commessa! E poi quel “non piangere commessa” lo dice Tom Hanks a Meg Ryan in C’è posta per te. Oh non riesci ad azzeccare un film che sia uno.”

“La verità è che quando ho bisogno di una parola dolce tu non ci sei mai. Guardi a queste piccolezze e non guardi al fatto che come Apollo 13 abbiamo un problema, e che non abbiamo una vita facile”

“Oh non essere ridicola, amore, tutti vogliono questa vita, tutti vogliono essere noi.”

“Ah hai detto la frase che dice  Barbra Streisand a Robert Redford in the way we were….che carino che sei”

“Ma no, no, no, no… era Meryl Streep in “il Diavolo veste Prada”…non ne prendi una….”

“Dai non mi sgridare..in fondo sono anche una semplice ragazza che stà di fronte ad un ragazzo e gli sta chiedendo di amarla..come dice Julia Roberts a Hugh Grant in Harry ti presento Sally…”

“Lasciamo perdere..stai migliorando ma c’è molto da lavorare. Ma che diavolo, la vita continua . Forse il nostro non sarà un gran matrimonio, forse non ci sarà molto sesso, ma per dinci…. Ci sarà almeno il ballo.”

E parte la musica. Basta organizzarsi.

The moment I wake up Before I put on my makeup I say a little pray for you
While combing my hair now And wondering what dress to wear now I say a little prayer for you

Forever and ever, you’ll stay in my heart And I will love you
Forever and ever, we never will part Oh, how I love you
Together, forever, that’s how it must be To live without you
Would only mean heartbreak for me

 

 

 

 

 

IL MATTINO HA LORO IN CASA

Renato  è da pochissimo in pensione. La moglie lavora ancora e da quando Renato sta un po’ più in casa  dice che deve uscire prima per il traffico ma mente. La verità è che non sopporta averlo tra i piedi nei suoi rituali equilibrati del mattino. Questo lascia Renato completamente solo in balìa degli assalti mattutini alla loro abitazione. Andiamo in scena in questa mattina di ordinaria follia.

Renato, seduto sul suo bianco trono di ceramica, sta facendo un tranquillo schema di parole crociate ad incroci obbligati sillabici. Cosa che richiede concentrazione ed una certa abilità.

Ma il mattino non ha l’oro in bocca come dice il proverbio. Il mattino ha loro dietro la porta, nel senso che ci sono diversi soggetti che si alterneranno nel rompere il regolare bioritmo di Renato.

Ed il primo arriva alle 9,00. Il letturista del contatore dell’acqua. Uomo dinamico, media statura, matita e blocchetto. Il letturista del contatore dell’acqua è una delle persone che conosce le nostre cose più intime. Bussa alla porta, Renato lo fa entrare, sà già dove andare, corre sul balcone passando tra stanze con letti da rifare e indumenti intimi sparpagliati dappertutto o cucine dove i broccoli si stanno lessando rendendo l’aria irrespirabile.

Arriva nei pressi del contatore ma lo stendipanni con mutande, perizoma, slip gli impedisce la visuale ed è costretto ad infilare la testa tra il nostro intimo per poter vedere i nostri metri cubi e le nostre eccedenze. Renato cerca di stargli dietro cercando di raccogliere e nascondere le mutande mentre il letturista cerca di andare dalla signora del quinto piano ripercorrendo la strada a testa bassa in quanto impegnato a scrivere i valori dell’eccedenza acqua  con un collant attorno al collo a ricordo perenne della lettura.

Il letturista se però trova la porta chiusa prosegue in automatico come le automobili radiocomandate fino a che non trova un varco. Renato aveva aperto la finestra sul balcone del salone e il letturista è andato dritto.  Si è sentito solo un fruscìo. La signora Lia del quinto piano ha evitato così di tradire il marito costringendo Claudio Baglioni a cambiare strofa alla nota canzone.

Renato ha avuto giusto il tempo di riprendersi dal turbine della lettura che la porta risuona. Commette l’errore di non guardare dallo spioncino e sulle note dei Pooh “Dammi solo un minuto” ecco due onesti quanto tenaci Testimoni di Geova che gli domandano a bruciapelo “Lo sai cosa ci aspetta nel futuro?”.

Renato candido “Non saprei, è solo qualche giorno che sono in pensione”

I due testimoni rapidi  come i Velociraptor di Jurassic Park lo accerchiano e prendono posto sul divano con le loro riviste invitando Renato a chiaccherare con loro.

Renato incomincia ad avere nostalgia del suo lavoro, il caffè con i colleghi, le scadenze, i permessi, le ferie. Ora è lì che non riesce a liberarsi dei due tenaci testimoni. Lui ne aveva sempre sentito parlare ma non li aveva mai visti.

Nello scrutarli, ascoltarli ecco che risuonano alla porta. Si alza apre e track! Si sente aspirare le pantofole. “Provi a vedere se sotto le sue ciabatte ci sono acari, provi, provi, provi” Il dimostratore della Folletto è implacabile. Renato sta cercando di vedere se ha gli acari sotto i piedi e il dimostratore ha già attaccato tutti i tipi di estensione al nuovo modello di scopa elettrica e sta aspirando tende, pavimento e poltrone.

Ai testimoni di Geova viene chiesto di alzare le gambe per aspirare il tappeto. Il dimostratore si destreggia come Fred Astaire con il bastone di cristallo ed accenna anche a qualche passo di tip-tap. Nel salone sembra di stare in Normandia ad Ohama Beach durante il D-Day.

Renato non è come la moglie. Lui è un puro. Non sa dire di no. In venti minuti si ritrova ad avere acquistato un folletto completo di tutto. Anche l’attrezzo per aspirare la polvere dalle fessure degli antichi mosaici romani.

Ha dato una donazione ai Testimoni di Geova ed ha fatto l’abbonamento per due anni alla rivista “Il futuro come sarà”.

Ora è sfinito sul divano. Indebitato. Il salone da sistemare. Lo chiama la moglie al telefono  “Beh come si sta a casa? Bello stare senza far niente eh?”

“Penso che accetterò  quel piccolo lavoro di tuo fratello. Mi sento ancora operativo”

“Bravo così mi piaci. Ci vediamo più tardi”

La moglie ora può telefonare al letturista (che si è salvato), ai testimoni di Geova e al venditore della Folletto per ringraziarli di essere venuti tutti stamattina come da accordi. Obiettivo raggiunto. Renato torna di corsa al lavoro

FACCIAMOLO FISSO

Sei un cespite, non sei altro che un triste, grigio e inutile cespite. Un immobile, fermo. Stai lì con tutti i tuoi inutili costi di esercizio. E ogni anno che passa mi tocca ammortizzarti. Devo calcolare la quota che devo mettere nel mio conto economico. Ma fino a quando dovrò fare tutto questo? Dovevo ascoltare chi mi diceva “non legarti ad un immobile, fai una locazione a sei anni e poi vedi”  Ma io mi innamorai dell’idea di averne uno mio, tutto per me. Un immobile su cui fare dei progetti, con cui fare un percorso insieme, su cui contrarre un mutuo che mi desse quella vita regolata della rata mensile da pagare. Quella serenità ordinaria movimentata simpaticamente dal tasso. Mi dicesti facciamolo fisso. Io l’avrei voluto variabile. “Sei già immobile” dissi “almeno diamoci una botta di vita, facciamola una vita sociale, partecipiamo all’andamento dell’Euribor e che cazzo”. Invece no. Tasso fisso. Che due coglioni. Una noia. Sapere già la rata del mese seguente, sai che vita.

All’inizio eravamo giovani, mi facevi ridere quando facevi l’imitazione del mutuo con una grossa quota interessi sulla rata. Ora sei un cespite che ha sempre bisogno di manutenzione. Ti ho detto di rifarti il pavimento, di metterti un parquet e tu niente, sempre con questi quadroni di gres così antichi. Ma non vedi gli immobili delle mie amiche come sono più curati? Almeno prova con i listoni Giordano che in poco tempo ti danno un aspetto diverso. Poi hai ancora quel citofono che si usava vent’anni fa. Ma ti vuoi prendere un videocitofono, una cosa moderna?

Hai gli infissi che non chiudono bene, quando c’è vento entrano gli spifferi e poi non ti si alza più il galleggiante dello sciacquone del bagno di servizio…devo dirne altre?

Le poche volte che vediamo gente è per l’assemblea di condominio dove devi andare tutto contento a dire i tuoi millesimi “147,65”… sai che soddisfazione.

Ridammi l’entusiasmo di quando profumavi di casa nuova, di quando funzionavi bene ed era un piacere invitare gente. Io te lo dico ora e non te lo ripeto più… se non cambi ti affitto agli studenti.

ABBIAMO UN RIFF

Era sempre l’estate del 1967. La spiaggia è sempre quella vicino ad uno dei primi campeggi. Il solito gruppo di ragazzi sui 16-18 anni organizza la serata sulla sabbia. E’ una delle ultime sere, poi si parte. C’è la luna, ma è un po’ coperta. Lo capisci subito che sarà una serata difficile. Servono delle luci e questo renderà meno romantico l’ambiente. Il mangiadischi ha le pile nuove ma salta ogni tanto. I 45 giri ci sono ma i lenti sono stati dimenticati nella roulotte di Adele che è uscita con i genitori per passare la serata a Follonica. Coppie di genitori che fanno finta di passeggiare per buttare l’occhio e vedere se si consumano atti contrari al pudore. Le camicie pulite, i capelli che sanno di shampoo e la pelle brunita dal sole di questi giorni. L’odore delle ragazze è meraviglioso. Farebbe impazzire qualsiasi ragazzo. Questi vestitini e le frontiere per tenere fermi i capelli fanno il resto. Carlo aveva puntato tutto sul lento che non c’è. Ha bisogno di un piano B per la Luisa Buccianti di Livorno. Un angelo che parla toscano e quando ride staresti a guardarla per ore. Carlo lo sa di essere simpatico a Luisa ma se non balla un lento non potrà starle vicino come lui vorrebbe.

Non può più fare il cenno al suo amico per indicare che 45 giri deve mettere appena inizia la serata. La Buccianti, al corrente della mancanza di balli lenti, vuole capire cosa escogiterà Carlo per starle vicino.

Però abbiamo un problema. Il problema si chiama Alfredo a cui piace la Buccianti. In spiaggia stamattina ha fatto la verticale per due ore in acqua e Luisa  non è rimasta insensibile al tono atletico e muscolare di Alfredo che ha anche qualche anno in più. Ma non sa ballare. Carlo lo ha saputo da un amico comune. Ha saputo anche che odia il Ge Ghe Gè e Carlo fa partire la serata proprio con quel 45giri.

Si inizia a ballare. Le note del Ge Ghe Gè  iniziano ad andare. Carlo si incomincia a scatenare. Lo sa ballare benissimo. Luisa anche.

Abbiamo un riff (geghe geghe geghegè) che fa così (geghe geghe geghegè)
e questo riff (geghe geghe geghegè) vuol dire che (geghe geghe geghegè)
il mio saluto è geghegè (geghe geghe geghegè) forse voi pensate che (geghe geghe geghegè)

La distanza ora non è importante. Sono completamente in sintonia. Alfredo cerca di muoversi ma lo spettacolo è penoso. Butta la spugna e cerca di ammaliare Caterina con le sue verticali.

Carlo e Luisa dopo il ballo che li ha visti protagonisti si spostano sul solito lettino. Carlo! La strada è spianata. Hai fatto colpo con il Gè Ghe Gè.

Luisa si accosta un po’. Carlo le cinge la vita e la stringe piano a sé. La testa della Buccianti ora è appena piegata verso di lui.. Il cuore è a mille. Pure duemila. I capelli, quanti capelli hai Luisa. Bellissimi. Carlo lo senti il battito del cuore dell’angelo a cui sei stretto? Puoi baciarla ora. Sta aspettando. Siete sudati ma siete bellissimi anche stasera.

FORTISSIMO

Era l’estate del 1967. Una spiaggia vicino ad uno dei primi campeggi. Un gruppo di ragazzi sui 16-18 anni organizza la serata sulla sabbia. E’ una delle ultime sere, poi si parte. C’è la luna. Non servono luci. Basta un mangiadischi con le pile nuove. E un bel pacco di 45 giri. Coppie di genitori che fanno finta di passeggiare per buttare l’occhio e vedere se si consumano atti contrari al pudore. Le camicie pulite, i capelli che sanno di shampoo e la pelle brunita dal sole di questi giorni. L’odore delle ragazze è meraviglioso. Farebbe impazzire qualsiasi ragazzo. Questi vestitini e le frontiere per tenere fermi i capelli fanno il resto. Carlo aspetta che si inizi a ballare qualche lento. Ha puntato la Luisa Buccianti di Livorno. Un angelo che parla toscano e quando ride staresti a guardarla per ore. Carlo lo sa di essere simpatico a Luisa ma se non balla un lento non potrà stare vicino a due centimetri dal suo collo scoperto.

Un cenno al suo amico per indicare che 45 giri deve mettere appena inizia la serata. La Buccianti tanto lo sa che Carlo sta preparando il terreno e sta lì a vedere tutto come se non fosse coinvolta.

Finalmente si inizia. Le note di Fortissimo iniziano ad andare. Carlo si avvicina e le sorride tendendogli la mano “Balli?” “Si.” Luisa si alza e mette le sue mani sulle spalle di Carlo che fa altrettanto ma sui fianchi. E’ la prima volta che Carlo sente sotto le mani i fianchi di una ragazza. Luisa canta sottovoce  insieme alla Pavone e Carlo le guarda prima gli occhi poi la bocca e intanto sente la morbidezza del fianco della Buccianti. Vorrebbe non finisse mai il lento…

“Pianissimo te lo dico pianissimo il mio piccolo ciao sotto voce cosi’ nessuno capira’ niente e tu solamente tu capirai quanto sono innamorata di te” 

Pianissimo devo dirlo pianissimo questo piccolo ciao mi dispiace doverti dire solo ciao
mentre in mezzo alla gente vorrei gridare fortissimo, che ti amo fortissimo, che ti amo di piu’ ,
d’ogni cosa, al mondo amore….amo te, che ti amo di piu’ d’ogni cosa al mondo amore amo te

La distanza è diventata minima. Carlo prega che Rita ricominci a cantare ma il mangiadischi fa click e la Buccianti si risiede sul lettino lasciandogli il posto libero accanto. Carlo! Sveglia! Ti sta dicendo di andare da lei. Eccolo qui fa il primo passo.“E’ bella quella canzone vero?” “si a me piace molto”  Luisa si accosta un po’. Carlo le cinge la vita e la stringe piano a sé. La testa della Buccianti ora è appena piegata verso di lui.. Il cuore è a mille. Pure duemila. I capelli, quanti capelli hai Luisa. Bellissimi. Carlo lo senti il battito del cuore dell’angelo a cui sei stretto? Puoi baciarla ora. Sta aspettando. Siete bellissimi.

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