L’AUDIOGUIDA

“Oggi ho bisogno di vedere delle belle cose. Una mostra di quadri, una biblioteca, delle statue. Voglio uscire e tornare dopo qualche ora con qualcosa che ho toccato, che ho visto da vicino. Non voglio spiaggiarmi su internet.”

Così pensava Guido. Quindi si mise a cercare cosa c’era di interessante nella sua città. La fortuna non tardò a presentarsi. Una mostra su Toulouse Lautrec, il pittore e noto artista di fine ottocento, il grande esponente della Belle Epoque, il magistrale interprete dell’atmosfera dei cafè chantant, era in città. Guido si vedeva già seduto ad un tavolino del Moulin Rouge ad applaudire le ballerine alla fine di un can can sfrenato.

Per sentire il can can

https://www.youtube.com/watch?v=AB-ultgSzkg

Paga il biglietto ed entra. “Quasi quasi mi prendo un’ Audio-guida, così mi metto le cuffiette e sento tutti commenti sulle varie opere.”

Prima sala. Guido digita 100 per la presentazione della Mostra. Qualche secondo di silenzio e poi “Toulouse Lautrec è un noto scultore fiammingo del 700, cioè no. E’ dei primi del ‘900 e nasce in Sassonia. No, no, sto sbagliando. Chiedo scusa è il mio primo giorno di lavoro e non sono molto preparata”

Guido è esterrefatto. L’audio-guida gli sta parlando. Si guarda intorno per vedere se è vittima di qualche candid camera ma vede solo visitatori che in silenzio ascoltano le loro audio-guide.

Prova a parlare sottovoce alla specie di telefono che ha in mano “E’ il suo primo giorno di lavoro?” cercando di mantenere un tono professionale.

“Sì, sono un’ audio-guida in tirocinio. La prego di non darmi indietro e sostituirmi. Per favore.” La voce era quella di una che stava per piangere.

Guido, intenerito “Non ti preoccupare. Ma ora che facciamo? Tu non sai niente della mostra? Se digito il numero relativo al quadro da commentare che succede?”

“Magari mi legge le cose che stanno scritte così io me le memorizzo e le commentiamo insieme”

Guido ormai rapito dalla voce calda e giovane dell’audio-guida inizia a raccontarle cose che avrebbe dovuto raccontare lei a lui. Dopo pochi minuti la deve finire. Viene ripreso più volte dagli altri visitatori e uno più deciso degli altri “Ma scusi se ha l’audio-guida perché legge ad alta voce i contenuti che dovrebbe ascoltare in silenzio?”

“Lasci stare, faccio prima a stare zitto che a spiegare il problema”.

La voce di lei “Scusa se ti metto in difficoltà ma non so proprio come fare. Sei molto carino ad aiutarmi. Come vorrei scappare da questo museo… Vogliamo scappare insieme da qui?”

“Scusa io ho pagato un biglietto per stare qui, al limite devo uscire… perchè scappare? E poi scusa dove scappo con un’audio-guida che non sa una mazza delle cose che dovrebbe sapere? E poi non ho ancora sottolineato il fatto che sto parlando con una specie di Ipod.”

“Però posso dirti delle cose molto intriganti, cose che nessuna voce femminile ti ha sicuramente detto mai”

“Allora ora mi siedo nell’angolo della sala e mi dici queste cose. Voglio proprio vedere anzi sentire”

“Per avere degli effetti particolari devi appoggiarmi sul …, insomma mi devi mettere lì, tra le gambe.” L’audio-guida sta diventando bollente.

Guido in preda all’euforia di avere una liason con un audio-guida si siede in una sedia nell’angolo di una delle sale e incomincia ad armeggiare.

La voce suadente inizia ad avere effetto, Guido chiude gli occhi e mentre la voce continua ecco un colpetto sulla spalla. Guido apre gli occhi, è una delle addette al museo.

“Signore, stiamo chiudendo. L’ho seguita con le telecamere del sistema di sorveglianza e ho visto che sta seduto qui da circa due ore. Stava vedendo il filmato su una delle  donne di Toulouse Lautrec,  Yvette Guilbert e credo si sia addormentato. Mi vuole dare l’audioguida? L’accompagno all’ingresso”

“Grazie. Mi scusi tanto. Devo aver dormito poco stanotte.” E mentre si avvia all’uscita vede passare l’ultimo autobus. Ora ha da fare una bella passeggiata fino a casa.

IL SONDAGGIO

Luigi torna a casa dopo una giornata sempre in giro per clienti, servizi vari e un appuntamento saltato per pranzo con una vecchia amica. Ora è un pò stanco e soprattutto seriamente affamato. Ricorda di avere nel frigo un vasetto di pesto e si pregusta già dei fusilli che si dibattono inutilmente nel condimento verde inseguiti dalla giustizia della sua implacabile forchetta.

La camicia vola sulla poltrona vicino al letto. Lo specchio riflette l’immagine di Luigi che si osserva la pancia. Errore strategico. Non puoi guardarti la pancia allo specchio mentre pensi alla battuta di caccia dei fusilli ed alla loro capitolazione. Vabbè dai non si torna indietro. Il fusillo va castigato e non c’è discussione. Via in cucina e testa nel frigo. Il vuoto cosmico  mette in evidenza il vasetto verde nell’angolo del secondo ripiano. E’ solo, ha paura come un cucciolo di cane trovato in un vecchio casolare di campagna. “Dai su non avere paura vieni qui, non ti faccio nulla. Dai che stai per scadere. Vuoi stare con i fusilli con cottura 7 min.? Ti piacerà.”.

Luigi finalmente riesce a prenderlo e lo porta a scaldarsi vicino al fuoco del fornello dove mette la pentola con l’acqua per lessare il fusillo e i suoi degni compari.

Mentre il rituale  propiziatorio si svolge accompagnato sulle note di “Be my baby” cantata dalle  Ronettes, tre ragazze dei favolosi ‘60, ecco una telefonata non attesa.

“Ma chi rompe i coglioni a quest’ora? Pronto?”

Buonasera sig. Luigi le rubo pochi minuti per un sondaggio. Sono dell’istituto internazionale di statistica ed abbiamo bisogno del suo contributo per una importante indagine sulla sicurezza della sua città. Posso iniziare a farle qualche domanda?”

Luigi, stanco, rotto di palle ma in fondo gentile, cede “Va bene ma facciamo presto che mi sto preparando la cena”

Cosa la preoccupa Signor Luigi? risponda Si o No

“Non ho capito scusi. A cosa devo rispondere.”

Deve dire Sì o No”

“Ma non mi deve specificare cosa mi preoccupa? Boh. Sì” Luigi capisce che l’intervistatrice è inesperta e con un accento straniero, zona est europa. Decide di rispondere e basta. Non vuole discutere. Vuole fare veloce.

“Tra queste categorie di persone chi teme di più? risponda Moltissimo, Molto, Abbastanza, Poco”

“Abbastanza” Luigi incredulo risponde e pensa a chi servirà un sondaggio così.

“Quale mezzo di trasporto usa per andare al lavoro? risponda Si, Forse, No”

“Forse” Luigi controlla intanto la cottura del fusillo

“Teme più i terroristi o i disoccupati di lunga durata? risponda con un giorno della settimana”

“Lunedì…anzi no Mercoledì” Luigi fa vedere che ha fatto un ragionamento.

“Bene abbiamo terminato. Ultima domanda. L’Amministrazione Comunale deve assumere Vigili Urbani per il controllo del territorio. Cosa ne pensa? risponda A, B o C”

“B. Credo sia la più corretta” intanto scola i fusilli e li mescola con il pesto. L’aspetto è ottimo.

“Sig. Luigi la ringrazio per la sua disponibilità e le auguro buona serata. Risponda 1, 2 o 3”

“Uno. Uno. Buona serata anche a lei” appoggia il telefono cordless sul tavolo. Lo sguardo fisso nel vuoto. Non si è ripreso dal sondaggio. Porta un tris di fusilli avvolti nel pesto alla bocca e il cordless risquilla.

“Nooo. Chi sarà adesso? Pronto?”

“Luigi scusami per oggi a pranzo. Voglio farmi perdonare. Scegli tra Lo Scoglio, Er Pacioccone e La Baita. Domani sei mio ospite. Dimmi dove vuoi andare”

“Abbastanza”

“Cosa vuol dire abbastanza? Dimmi il nome del ristorante”

“Disoccupati di lunga durata”

“Ma ti senti bene? Hai capito di cosa sto parlando? Che razza di risposte dai?”

“Lascia stare, non puoi capire.” e il tris di fusilli finisce nella bocca di Luigi.

IL BALCONE

Sono sconvolto. Finalmente sono a casa. La signora Lia Morleo del sesto piano ha tentato di sedurmi nel garage. Una signora così distinta, tutta casa e chiesa. Buongiorno e buonasera. Che tempaccio oggi, eh sì sembra che pioverà.  Certe volte ha ritirato anche qualche raccomandata per me. Non ci posso pensare.

Seduto sul divano mi guardo la camicia strappata. Voleva spogliarmi. Come può essere che abbia avuto uno scatto così?

Sono entrato con la macchina come al solito dalla rampa che va giù ai box, ho girato prima a destra e poi a sinistra. Sono sceso per aprire il box e me la sono trovata dietro all’improvviso. Un sorriso strano il suo.

“Signora Morleo mi ha spaventato” “ Ti voglio. Ora” fredda e impassibile. Mi ha spinto verso l’auto.

“Signora Morleo la prego. Forse non si sente bene, l’accompagno a casa.”

“Mi sento benissimo. Ti desidero da anni. Dovevo solo aspettare di prendere il coraggio per dirtelo. Ho provato ad attirare la tua attenzione in mille modi. Ho sbattuto per mesi la tovaglia piena di molliche sul tuo balcone e tu non mi hai mai degnato di un lamento, una lettera all’amministratore del condominio, niente. Ho innaffiato le piante ogni giorno facendo andare sul tuo balcone litri e litri di acqua e tu niente, neanche un “signora non innaffi quando vede la roba stesa”.

Ho spiato mille volte la tua ombra quando uscivi sul balcone in canottiera per fumare il sigaro. E io stavo nascosta  ad annusare quell’odore maschio che saliva al mio piano, un misto di fumo e canotta che fa tanto Marlon Brando in “Fronte del porto”.

“Ho fatto anche cadere decine di mollette e niente. Ho visto centinaia di volte “Il Laureato” sognando poi di essere la tua perversa Mrs. Robinson e di chiamarti Benjamin nell’intimità più sfrenata.”

“Signora Lia io non vorrei darle un dispiacere ma forse ha sbagliato balcone, io ho il bilocale che dà verso il mare. Non ho mai avuto niente sul balcone. E non porto la canottiera e non fumo neanche il sigaro. Mi sa che ha rivolto le sue attenzioni al geometra Galbani.”

“Ma io voglio te, non Galbani.” Ha un piccolo sussulto e qualche lacrima inizia a scendere. “Volevo una storia, un’avventura, qualcosa di intrigante che mi rendesse la vita più leggera…”

“Signora Lia io sono gay, il mio compagno vive in un’altra città e l’anno prossimo ci sposiamo. Ora stia su. Sa giocare a Burraco? Si? Vogliamo giocare stasera? Vengo a casa sua?”

“Si grazie mi farebbe felice. Preparo qualcosa eh? Se mi porti la camicia che ti ho strappato cerco di sistemarla. A dopo” e si avvia verso l’ascensore asciugandosi la guancia.

FINE DI UN POETA

Una serata come tante. Un luogo di mare. Estate avanzata, quasi fine agosto. Un muretto di quelli dove ci si siede a vedere le stelle. Quei muretti dove nascono o muoiono le storie. Capito lo scenario?

Lui, Nello, vuole conquistarla guardandola negli occhi e dirle cose belle con le parole dei libri e delle poesie. Lei, studi classici, ama la storia e la letteratura italiana. Lui ha volutamente lasciato lo smartphone a casa per non distrarsi. Infatti arriva tardi all’appuntamento perchè non riesce a trovare la strada senza google maps. Ha con sé una poesia che un suo amico gli ha dato e detto essere famosa e profonda. “Quando le dirai che ami Giacomo Leopardi e queste poche parole descrivono come ti senti….” Lei non avrà occhi che per te.

Lei gli perdona il ritardo e apprezza moltissimo il fatto che sia venuto senza smartphone “Hai fatto una bella mossa Nello; il fatto di averlo lasciato a casa mi fa capire che io sarò al centro della tua  attenzione, bravo…”.

Lui, complice un lampione spento, le si avvicina, pronto a dirle le parole della poesia…sbircia sul foglietto e legge “L’immensità”. Pensa “Gigi mi aveva detto che si chiamava L’infinito..boh andrà bene lo stesso”

E incomincia sussurrando “Io amo Giacomo Leopardi….. e volevo dirti alcune parole di una sua poesia a me molto cara: ….Io son sicuro che, per ogni goccia ..per ogni goccia che cadrà, un nuovo fiore nascerà e su quel fiore una farfalla volerà  Io son sicuro che, in questa grande immensità qualcuno pensa un poco a me non mi scorderà Sì, io lo so tutta la vita sempre solo non sarò un giorno troverò un po’ d’amore anche per me per me che sono nullità nell’immensità..

Lei  “Grazie è bella..ma è L’immensità, una canzone degli anni 60-70, la cantava Don Backy..mio padre ha il 45 giri. L’infinito è di Giacomo Leopardi.”

Lui arrossendo “ma l’immensità e l’infinito non sono simili? “

Lei un po’ dispiaciuta “Nello no, non sono la stessa cosa. E Don Backy non è Giacomo Leopardi. Mi accompagni a casa per favore. Ho messo io google map altrimenti mi porti in Via Gluck…”

SENZA PARLARE

Mia moglie mi ha lasciato. C’erano già dei segnali che mi avevano avvisato che qualcosa stava succedendo. Su Facebook aveva cambiato la sua situazione da Sposata a Situazione Complicata. Ho preferito non commentare con lei questa cosa. Volevo capire le sue mosse.

Una mattina poi ero in studio e nella pausa caffè sono andato sul suo profilo ed ho visto un altro cambiamento da Situazione Complicata a Single. Le ho scritto subito su Messanger per chiedere spiegazioni ma non me la dava più tra gli amici.

Mi ha tolto l’amicizia. Dopo anni di vita insieme mi ha messo nel cestino con un click. Ho saputo via WhatsApp da un’amica che ha una storia via chat e che ha anche avuto un rapporto “intimo” on line. L’amica mi ha anche girato una email dove mia moglie si lamentava della nostra relazione piatta e sbiadita.

Ho subito scritto un messaggio ad un mio amico chiedendogli consiglio sul da farsi ma forse aveva il cellulare spento perchè sul messaggio non mi dava la doppia spunta blu.

Preso dallo sconforto ho messo su Facebook il video di Baglioni “Tu come stai?” per fare capire alle sue amiche la mia disperazione, sperando che loro lo condividessero in modo che lei potesse vederlo e mettere almeno un like…non dico un commento ma almeno un like. Per darmi una speranza.

Brutti momenti. In auto cerco di parlare con l’assistente vocale del cellulare. Potrebbe essere il primo con cui poter parlare. Invece niente. Il segnale è basso e mancano 2 ore per completare l’aggiornamento alla nuova versione.

Mi sembra di impazzire. Mi fermo in un bar per un caffè. Il barista mi indica a gesti una macchinetta automatica in quanto la macchina grande è in manutenzione. Cerco un pò di spiccioli, inserisco le monete e finalmente si accendono le luci sui tasti da spingere. Peccato che mi dice che l’unica scelta è il moccaccino alla soia. L’ho preso una volta per sbaglio e stavo per sentirmi male. Tanto oggi non può andare peggio, vada per il moccaccino.

Mi arriva un messaggio, recupero il telefono dalla tasca interna della giacca sperando che sia lei. Niente. E’ la Vodafone che mi dice che ho diritto a 2Giga in più questo mese. Magra consolazione. Altro messaggio. Sarà lei adesso. Macchè. Sky mi scrive che ho dimenticato di pagare e stasera quindi non posso vedere il derby in tv. Però ho due giga in più. Vediamo anche le cose positive.

Torno allora in ufficio e mi arriva una notifica sul pc. La sua migliore amica ha condiviso un video che ha messo lei.

Il post dice “Non potrò mai dimenticare” e il video è della canzone Un estate fa cantata da Mina. Chiaramente ha avuto una storia l’estate scorsa. Troppi riferimenti. Ma sì ha avuto un amante,  come non ho fatto a capirlo?”

Qui ci vuole un video per farle capire che la voglio, che la città mi sembrerà vuota senza lei. Ecco metto “La città vuota” di Mina. Così rispondo con la stessa cantante”

Allora mi metto a lavorare e cerco di non pensarci su. Dopo poco la sua amica mi gira il video con il “mi piace” di lei. Allora prova qualcosa ancora? Allora non è tutto perso.

Passano poche ore e mi  arriva, imprevista, la richiesta di amicizia di mia moglie.

Accetto e le mando il saluto con la manina di Messanger. Il clima si fà disteso.

Dopo poco mi arriva sul diario il link a Spotify con Perdono di Caterina Caselli.

Senza parlare.

Mark Mc Candy a Milano

Sapessi com’è strano, parlare del mio libro a Milano….a Milano.. Senza fiori, senza verde, senza cielo, senza niente fra la gente, (tanta gente)…
Sapessi com’e’ strano,  parlare di racconti a Milano…a Milano… Una bella libreria, in piazza o in galleria…che magia…mamma miaaaa….

13 Novembre 2018 ore 19,30 Libreria Mondadori – Occasioni d’inchiostro Via Ettore Ponti 21 – Milano

 

NON HO RESTO

Felice è un tipo mite, tranquillo. E’ ancora “signorino” come si usa dire quando uno è single. Ha poche abitudini. Il giornale la mattina. Sempre lo stesso. Sì sempre lo stesso giornale. Sempre lo stesso giornale della stessa data. 12 luglio 1982. La Gazzetta dello sport con il titolo CAMPIONI DEL MONDO. Dice che lo mette di buon umore e così non legge tutte le brutte notizie che ci sono ogni giorno. La colazione al bar. Sempre lo stesso bar da sempre. Oggi però è chiuso per lavori. Felice rimane spiazzato. Una delle sue certezze viene meno.

Decide di andare al Bar che è dall’altra parte della strada. Dicono che abbia i krapfen migliori dell’isolato. La voce fuori campo dice “Ma è l’unico Bar dell’isolato! “

“ Vabbè mò stai a guardare il capello” .

Il proprietario lo chiamano Tremal-Nike,  in onore di uno dei tigrotti di Mompracem fedelissimi di Sandokan. Essendo stato una volta in crociera con la prima moglie in Malesia, da allora viene chiamato così e anche perché porta sempre le Nike come scarpe per essere pronto a scappare ma nessuno sa perché.

Felice entra, si siede al tavolino e ordina un cappuccino e un krapfen.

Il ragazzo del bar, chiamato Kammamuri per essere da complemento a Tremal-Nike, glielo porta subito.

Intanto Tremal-Nike inizia a sbraitare con due clienti che, per pagare, tirano fuori la 50euro.

“Non ho resto, non ho resto, oggi è terribile. Andate a cambiare”

Felice impressionato dal fare di Tremal-Nike controlla subito il portafoglio e cazzo….anche lui ha la 50euro. Una tragedia si sta per abbattere su di lui. Uomo mite e abitudinario. Ma non si scoraggia.

Incomincia ad ordinare con calma e in sequenza con intervalli di 10 minuti cappuccini, cornetti, pocket coffee, smarties. Il tutto per cercare di raggiungere una cifra che potesse permettere al capo di Kammamuri di dare il resto facilmente.

Intanto l’uomo con le Nike prosegue con ogni cliente l’incazzatura del “Non ho resto”.

Felice, dopo l’ottavo cappuccino e la bocca piena di smarties crolla a terra per un eccesso di “colazione”. Ormai ha controllato gli scontrini ed il totale è di 48,80 euro.

Subito viene chiamato il 118 per soccorrerlo e lui con la 50euro stretta in mano con voce flebile “Conto…devo pagare”. Tremal-Nike si avvicina lo ringrazia e gli dice “non ho resto”.

Felice, ormai sulla barella, abbracciato alla Gazzetta dello Sport, gli risponde “Tenga pure il resto per il ragazzo”.

A quel punto Tremal-Nike grida “Kammammuri….MANCIAAAAA”.

Applausi. Si chiude il sipario.

 

UN’ ORGIA SOLA TI VORREI

Lina e Dino, coppia sui cinquanta, sono in auto nel traffico. Lina è alla guida della loro auto. Dino sta sfogliando un settimanale. Proviamo a sentire il loro discorso…

“Certo che è incredibile…una indagine eseguita su un campione di 100mila coppie sposate dice che il trentacinque percento pratica amore di gruppo…”

“Si vede che non hanno da fare niente. Però io vorrei sapere come mai a me non capita mai di trovare una notizia del genere,  non lo so, tu hai una calamita per questo tipo di informazioni. Il mese scorso avevi trovato un indagine sui tradimenti, tre mesi fa un’altra sui mariti che cercano donne a pagamento, boh ma non capita mai che trovi uno studio sulle opere d’arte nei musei vaticani…mai”

“Ma capita di leggere un po’ qua e un po’ là  e ti cade l’occhio”

“E a te l’occhio cade solo su quelle cose, quando c’è cultura il tuo occhio resta fermo nell’orbita, non si sporge per paura di cadere…”

“Dai Lina, io ti leggo queste cose anche per condividere qualcosa di piccante, di divertente… leggere che trentacinque coppie su cento fa sesso di gruppo vuol dire che è il momento di capire come mai succede, come si arriva a fare il salto”

“Ovviamente hanno chiamato te per capire il fenomeno del sesso di gruppo…”

“Ma figurati se chiamano me che di sesso conosco più quello in solitario che in compagnia..”

“Ahh ecco qua ti volevo… ecco dove volevi andare a parare.. invece di leggere le statistiche perchè non mi dici che non facciamo sesso spesso, dimmelo direttamente no?”

“L’ultima volta che l’ho fatto mi hai detto che sono un maniaco e che penso solo a quello… ma non è che penso solo a quello,  è che vorrei trovare il modo di recuperare una complicità, una passione che prima di sposarci mi avevi fatto intuire ci fosse”

“Eh Dino, sai quante cose mi avevi fatto intuire tu che poi si sono volatilizzate,  comunque tornando a quello che dicevi, come vorresti ritrovare la complicità e la passione…?”

“Pensavo che introdurre un elemento di novità potrebbe riaccendere qualche piccolo focolaio”

“Aspetta, aspetta, declinami bene “introdurre un elemento di novità”…fammi capire cosa vuoi dire??”

“Vedi, un mio collega mi ha parlato di un gruppo di persone molto perbene, tutti professionisti, si incontrano per stare insieme, ci si scambia esperienze, ci si racconta, ci si conosce sempre più….in modo che poi sia facile capirsi e al limite mettersi nei panni dell’altro….capito?”

“Non ho capito niente. Spiegati bene…lo sai che mi innervosisco quando non vai al fatto e giri per aria con questi “ci si scambia esperienze”, “ci si racconta”….puoi essere più chiaro??”

“Beh, intanto sono tutti professionisti..”

“E questo lo abbiamo capito che sono professionisti, immagino tutti a partita iva, iscritti a qualche albo… quindi si vedono e allora? No, no, no…fammi pensare un attimo…fanno parte di quel trentacinque percento che pratica amore di gruppo…?”

“Si, stavo cercando di arrivarci. Il mio collega mi ha detto che il prossimo incontro ci sarà tra una settimana e si sono liberati due posti, l’avvocato Ginosa e la moglie sono in settimana bianca e il dott. Dare, il commercialista che organizza la serata, che conosci anche tu, mi ha fatto sapere se fossimo interessati. Pensavo che poteva essere una occasione per qualcosa di trasgressivo da fare insieme in una “comfort zone” con persone di un certo livello.”

“Quindi il fatto è che mi stai chiedendo di andare a fare un orgia! Usiamo le parole giuste no?”

“Io la chiamerei una serata disinibita, senza pregiudizi tra persone per bene per mettere un po’ di pepe nella nostra vita”

“E in questa “serata disinibita” sappiamo chi sono i professionisti e le professioniste con cui ci troveremo “nature”, con i quali scambieremo esperienze e, immagino, non solo??”

“Il dott. Dare ci tiene a che l’identità dei partecipanti non sia rivelata. Lui è il garante e solo lui e la moglie conoscono i membri di questo sodalizio informale dove nessuno ti giudica per i tuoi vestiti”

“Per forza! Sono tutti senza!”

“Ah il dott. Dare ci ha tenuto a dirmi che dobbiamo portarci  una mascherina per tutelare la nostra identità”

“Lino, tu parli come se io avessi accettato…ci devo pensare. Io l’ho fatto massimo in due..e certe volte in uno e mezzo… Non ci posso pensare….di giorno chiappe coperte e volto scoperto e di sera volto coperto e chiappe scoperte in questo rutilante baccanale..”

“Vedrai sarà come un gioco, mi hanno detto che di solito dura un’oretta. L’ultima volta il dott. Dare ha messo in palio un paio di bottiglie di vino per la coppia che trovava per prima il punto G. Lui era un medico che esercita intramoenia e lei la responsabile di un centro di accoglienza. Non erano però marito e moglie. Ci sono stati momenti di tensione tra lei e il marito, un medico che opera extramoenia, quando le è stato consegnato il premio dal dott. Dare.”

“Dino non lo so… anche io vorrei aggiungere un po’ di pepe alla nostra minestra ma pensavo si potesse farlo ad un tavolo da due e non ad una tavolata di quelle dove ti ritrovi a “parlare” tutta la sera con persone che non conosci e per giunta con la mascherina e la spada di Zorro. Continuiamo a parlarne dopo, siamo arrivati”

La serata scorre tranquilla. Una lavastoviglie da far partire, un tg da vedere, qualcosa da stendere sul balcone visto che non piove. Poi a letto per riprendere il discorso.

Lina s’infila sotto le coperte e spegne la luce. Dino capisce che c’è qualcosa che sta per succedere…

Lina gli si  avvicina all’orecchio e sussurra “Avvocato Ginosa ho deciso di impugnare il suo atto, intende presentare ricorso?”

“No dottoressa, a patto che i movimenti in dare e in avere siano in pareggio”

Dino si gira verso la telecamera e dice “Certe volte bisogna usare lo spettro di Sodoma e Gomorra ed un po’ di fantasia per ottenere un po’ di affetto” e si rituffa tra le braccia di Lina.

Mark Mc Candy a Milano

Sapessi com’è strano, parlare del mio libro a Milano….a Milano.. Senza fiori, senza verde, senza cielo, senza niente fra la gente, (tanta gente)…
Sapessi com’e’ strano,  parlare di racconti a Milano…a Milano… Una bella libreria, in piazza o in galleria…che magia…mamma miaaaa….

13 Novembre 2018 ore 19,30 Libreria Mondadori – Occasioni d’inchiostro Via Ettore Ponti 21 – Milano

 

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